La regolazione delle EREV in Cina si fa più stringente: test su NVH, limiti di rendimento per i powertrain sotto 50 kW e prove di durabilità che simulano circa 300.000 km. Le nuove regole, sviluppate con le case, entrano in vigore il 1 novembre.
La Cina ha rivisto le regole tecniche che disciplinano le EREV (Extended Range Electric Vehicle), cioè le auto elettriche dotate di un motore termico impiegato esclusivamente come generatore.
Il cambiamento normativo arriva a otto anni di distanza dagli standard precedenti e segue una crescita rapida del segmento, che ha superato il milione di unità vendute in un anno sul mercato interno. Le disposizioni aggiornate entreranno in vigore il 1 novembre.
Il nuovo pacchetto di omologazione è il risultato di un lavoro congiunto tra autorità e costruttori e abbraccia aspetti tecnici e prestazionali: dalla compatibilità elettromagnetica fino a requisiti più stringenti su comfort, rendimento e durabilità.
L’obiettivo dichiarato è ridurre le ambiguità interpretative e garantire che i veicoli venduti offrano livelli costanti di qualità e affidabilità.
Uno dei cambiamenti più concreti riguarda il controllo di NVH (noise, vibration, harshness): per la prima volta vengono introdotti test mirati a misurare con maggior precisione il comfort acustico e le vibrazioni a bordo. Queste prove non si limitano a rilevazioni di laboratorio generiche, ma prevedono protocolli specifici pensati per evidenziare differenze percepibili dal guidatore e dai passeggeri nelle condizioni d’uso più comuni.
L’introduzione di criteri NVH più rigidi risponde a due esigenze pratiche: da un lato evitare che soluzioni tecniche appositamente tarate per i test possano risultare inadeguate in condizioni reali; dall’altro tutelare il cliente garantendo livelli minimi di confort. Le procedure includono misurazioni su diverse bande di frequenza e scenari di guida che simulano il traffico urbano.
Un punto chiave del nuovo quadro normativo riguarda le prestazioni: i powertrain elettrici con potenze inferiori a 50 kW dovranno mantenere una costanza di rendimento con variazioni massime di 1,5 kW.
Questo vincolo esclude sistemi progettati per mostrare valori di picco solo in fase di omologazione, imponendo invece stabilità in condizioni operative reali.
Accanto a questo requisito, rimane centrale la valutazione della compatibilità elettromagnetica (EMC)che viene confermata e integrata nei protocolli aggiornati. L’attenzione all’EMC tutela sia la sicurezza dei dispositivi a bordo sia l’affidabilità dell’interazione tra il motore elettrico, l’elettronica di potenza e i sistemi ausiliari.
Per i costruttori queste soglie significano una rilettura dei progetti in ottica di continuità prestazionale: l’energia disponibile e la gestione termica devono essere dimensionate per garantire la variazione massima ammessa, mentre l’elettronica di controllo deve prevenire oscillazioni di potenza che comprometterebbero l’omologazione.
Il terzo asse dell’aggiornamento normativo è la durabilità. Le nuove omologazioni prevedono cicli di affaticamento equivalenti a 750 ore di guida e 100.000 sequenze di Start-Stop.
Secondo le simulazioni ufficiali, queste prove corrispondono a circa 300.000 km di utilizzo reale, con particolare attenzione allo stress prodotto dal traffico urbano e dai ripetuti avvii del generatore termico.
Questi test sono pensati per verificare la resilienza dei componenti meccanici ed elettronici nella lunga durata, includendo accertamenti su batterie, inverter, raffreddamento e parti soggette a logoramento per cicli ripetuti. Il focus su Start-Stop è motivato dall’uso tipico delle EREV in ambito urbano, dove frequenti arresti e ripartenze mettono sotto pressione i sistemi di avviamento e controllo.
L’insieme delle prove rende più stringente la soglia di ingresso per soluzioni non mature, spingendo verso robuste soluzioni ingegneristiche piuttosto che a interventi di facciata pensati per superare i test di omologazione.
Il rinnovo delle regole segue la rapida affermazione delle EREV sul mercato cinese: con vendite superiori al milione di unità in un singolo anno, il legislatore ha ritenuto necessario aggiornare i criteri per garantire standard uniformi e prevenire pratiche progettuali che puntano solo al risultato di laboratorio.
La collaborazione con le case ha permesso di tarare i protocolli in modo praticabile, pur più severo.
Dal punto di vista del consumatore, le novità dovrebbero tradursi in veicoli con maggiore comfort, rendimento più stabile e componentistica pensata per durare più a lungo. Per i produttori, invece, si profila una fase di adeguamento tecnico e industriale in vista dell’entrata in vigore il 1 novembre.