Aggiornamenti OTA e «battery lock»: perché gli utenti cinesi denunciano cali di autonomia

Segnalazioni diffuse in Cina sostengono che aggiornamenti OTA abbiano ridotto l'autonomia e rallentato la ricarica: smentite, indagini e nuove regole spiegate

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.

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Negli ultimi mesi la questione degli aggiornamenti over-the-air (OTA) sulle vetture elettriche in Cina è finita sotto i riflettori dopo una serie di denunce di consumatori.

Secondo i rapporti emersi, migliaia di proprietari hanno notato un calo significativo dell’autonomia e un aumento dei tempi di ricarica in seguito all’installazione remota di nuovi pacchetti software. Le piattaforme di segnalazione consumatori hanno raccolto un numero consistente di lamentele, creando sospetti sull’uso dei firmware per limitare prestazioni che prima erano pubblicizzate al momento dell’acquisto.

Le accuse parlano di vetture che, dichiarate per percorrere circa 500 km secondo lo standard CLTC, sarebbero scese sotto i 300 km dopo aggiornamenti OTA; in parallelo si segnalano passaggi dal 10% all’80% della batteria che sono aumentati da 40 a oltre 70 minuti in alcuni casi.

I consumatori parlano di una pratica definita «battery lock», ovvero la variazione a distanza dei parametri del sistema di gestione della batteria (BMS) per ridurne temporaneamente la capacità o la potenza di ricarica.

Chi è stato coinvolto e le reazioni ufficiali

Più produttori importanti sono stati citati nei post sui social: nomi come BYD, Tesla, Nio, Xpeng, Zeekr, GAC Aion e Li Auto sono apparsi in elenchi condivisi in rete.

Tuttavia, molte di queste aziende hanno respinto le accuse pubblicamente e, in alcuni casi, hanno annunciato iniziative legali contro chi diffondeva informazioni ritenute false. In particolare BYD ha minacciato azioni legali il 9 maggio 2026 dopo la circolazione di voci che lo davano coinvolto in interrogatori da parte delle autorità.

Origine dei rumor e ruolo dell’AI

Le indagini giornalistiche hanno ricondotto parte della diffusione a post generati o amplificati con strumenti di intelligenza artificiale, oltre a rilanci e modifiche da account che hanno ripubblicato contenuti non verificati.

Alcuni media statali hanno evidenziato come liste di aziende messe insieme online fossero il frutto di ricombinazioni di articoli precedenti, inducendo ulteriori smentite da parte delle Case coinvolte.

Come funzionano gli interventi OTA e cosa cambiano

Un aggiornamento OTA può modificare parametri come il livello massimo di carica, la profondità di scarica e la potenza massima accettata durante la ricarica. Dal punto di vista tecnico, questi aggiustamenti sono strumenti del BMS per gestire il calore e la degradazione chimica delle celle: in termini pratici, limitare la corrente di ricarica o il valore di carica massima riduce lo stress termico.

I costruttori sostengono che si tratta di misure preventive per la sicurezza, mentre gli utenti temono che vengano imposte senza ammissioni o compensazioni.

Effetti su autonomia e ricarica

I proprietari hanno documentato perdite di capacità apparente: veicoli che accettavano 100 kWh prima dell’update sono stati in grado di immagazzinare solo circa 80 kWh dopo, pur dichiarando uno stato di salute (SoH) vicino al 95%. Inoltre, test e livestream hanno mostrato temperature superiori a 76 °C durante sessioni di ricarica ad altissima potenza, spingendo le aziende a inserire limitazioni software per contenere il rischio di surriscaldamento.

Aspetti legali, normativi e ripercussioni sul mercato

La possibilità che un produttore modifichi a distanza le specifiche di un bene di proprietà privata apre questioni giuridiche complesse: si discute di diritto alla proprietà, trasparenza contrattuale e tutela del consumatore. In risposta alle numerose segnalazioni, le autorità cinesi hanno aggiornato le regole sugli OTA, imponendo divieti su pratiche di blocco della batteria non dichiarate e sull’imposizione di aggiornamenti forzati senza consenso esplicito.

Tali interventi mirano a evitare che la tecnologia remota venga usata per mascherare problemi che richiederebbero interventi fisici.

Trasparenza e misure consigliate

Per i proprietari la raccomandazione prevalente è di disattivare le installazioni automatiche, conservare registri dettagliati delle versioni software e delle statistiche di ricarica e richiedere spiegazioni ufficiali in caso di variazioni anomale. Senza accesso ai log cloud gestiti dalle Case, dimostrare una manipolazione diventa infatti estremamente complicato per l’utente medio.

Impatto sulla fiducia

Oltre ai rischi tecnici e legali, la vicenda potrebbe avere effetti duraturi sulla fiducia verso la mobilità elettrica se non accompagnata da maggiore trasparenza. Il settore delle batterie è concentrato e la sicurezza termica è diventata prioritaria dopo episodi di surriscaldamento; tuttavia, quando le misure protettive vengono implementate senza comunicazione chiara, il rapporto tra cliente e produttore rischia di deteriorarsi su larga scala.

In sintesi, la questione degli OTA in Cina mette in luce il dilemma tra sicurezza e diritti dei consumatori: mentre i costruttori insistono sulla necessità di proteggere le celle e prevenire guasti, le autorità e i cittadini richiedono regole più rigide e una maggiore trasparenza.

La minaccia di azioni legali del 9 maggio 2026 e le smentite diffuse dimostrano che il dibattito è tutt’altro che chiuso, e che la fiducia rimane una variabile cruciale per la transizione elettrica.