Appello dei concessionari Stellantis all’eu sui limiti di emissioni e l’occupazione

Concessionari Stellantis hanno inviato il 24/02/2026 una lettera alla Commissione europea per sollecitare una revisione dei limiti di CO2 e proteggere la rete vendita e i posti di lavoro

Chiara Ferrari

Ha gestito strategie di sostenibilità per multinazionali con fatturati a nove zeri. Sa distinguere il greenwashing vero dalle aziende che ci provano davvero - perché ha visto entrambi dal di dentro. Oggi consulente indipendente, racconta la transizione ecologica senza ingenuità ambientaliste né cinismo industriale. I numeri contano più degli slogan.

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Il 24/02/i concessionari del gruppo Stellantis hanno inviato un appello alla Commissione europea.

Denunciano il possibile impatto negativo dei nuovi limiti sulle emissioni di CO2 sulla rete commerciale e sull’occupazione. La missiva indica rischi per la sostenibilità economica delle strutture di vendita e assistenza. I firmatari chiedono interventi mirati per evitare chiusure e perdita di posti di lavoro.

Nel documento i concessionari ricordano che il settore della distribuzione auto è già sotto pressione per trasformazioni industriali e normative. Avvertono che la combinazione di obiettivi stringenti e tempi ristretti potrebbe aumentare il rischio di dismissioni della rete.

L’appello propone soluzioni concrete e sollecita un dialogo immediato con le istituzioni competenti. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede coordinamento tra politica industriale e filiera commerciale.

La questione dei limiti di CO2 e il sistema distributivo

La questione dei limiti di CO2 e il sistema distributivo richiedono un approccio coordinato. I firmatari contestano gli attuali target, ritenuti incompatibili con la capacità di adeguamento delle concessionarie.

Secondo la lettera, la rapida transizione verso veicoli a zero emissioni non è accompagnata da strumenti di supporto adeguati per la rete commerciale e per il post-vendita. Ciò potrebbe generare effetti a catena su investimenti, formazione e servizi al cliente. In questo contesto il termine rete commerciale indica l’insieme di punti vendita autorizzati, officine e personale tecnico che garantiscono anche il servizio sul territorio.

Impatto sui volumi di vendita e sui margini

I firmatari avvertono che l’adeguamento tecnologico comporterà costi fissi significativi per le concessionarie. L’installazione di infrastrutture di ricarica, la gestione delle batterie e la disponibilità di ricambi specifici aumentano gli oneri operativi.

La transizione verso veicoli elettrici potrebbe ridurre i volumi di vendita di modelli a combustione in tempi rapidi. Questa dinamica mette sotto pressione i margini, soprattutto per le realtà con bassi volumi di fatturato e elevati costi fissi.

La sostenibilità è un business case che richiede investimenti mirati. Dal punto di vista ESG, le aziende che pianificano la transizione possono ottenere benefici reputazionali e operativi. Tuttavia, senza misure di accompagnamento la rete commerciale rischia di subire disallineamenti strutturali.

I firmatari indicano possibili conseguenze occupazionali e un accresciuto rischio di concentrazione del mercato. Le concessionarie di piccole dimensioni potrebbero trovarsi in difficoltà finanziaria, con impatti su posti di lavoro e sulla presenza del servizio sul territorio.

Per attenuare gli effetti, la lettera propone misure di supporto come incentivi agli investimenti, programmi di formazione tecnica e schemi di co‑investimento tra case automobilistiche e rete. I firmatari chiedono valutazioni sui tempi di transizione e sull’adeguatezza delle misure di accompagnamento, indicando che ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime interlocuzioni con le istituzioni.

I concessionari segnalano che la trasformazione del parco circolante richiede tempo e risorse. L’aumento dei prezzi dei veicoli elettrificati, la disponibilità limitata di modelli e la necessità di infrastrutture di ricarica pesano sui volumi di vendita.

Ciò mette a rischio la sostenibilità economica dei punti vendita, in particolare nelle aree con mobilità limitata o minore capacità di investimento.

Occupazione e competenze: misure di tutela

La transizione del settore automobilistico avrà impatti sull’occupazione e sulle competenze richieste. Le attività di vendita e post-vendita richiederanno nuovi profili tecnici per la gestione di sistemi elettrici e software di bordo. Dal punto di vista ESG, la formazione continua assume un ruolo centrale per ridurre il rischio di disallineamento tra domanda di lavoro e disponibilità di competenze.

Secondo Chiara Ferrari, la sostenibilità è un business case che richiede investimenti mirati in formazione e infrastrutture. Le aziende leader hanno capito che intervenire sul life cycle assessment e sul circular design della filiera può creare valore e proteggere l’occupazione. Peraltro, misure di accompagnamento pubbliche e private restano decisive per sostenere la riconversione professionale e la digitalizzazione delle officine.

Le parti sociali e le imprese hanno sollecitato piani di formazione condivisi e incentivi per l’adeguamento dei punti vendita.

Ulteriori interlocuzioni con le istituzioni definiranno le misure operative necessarie per garantire tutela occupazionale e capacità di adattamento del sistema distributivo.

In continuità con le richieste rivolte alle istituzioni, l’appello pone al centro la tutela occupazionale nel network di Stellantis. I firmatari ricordano che la rete impiega migliaia di addetti in attività di vendita, manutenzione e amministrazione. La chiusura di concessionarie o la riduzione del personale avrebbe impatti socioeconomici significativi sui territori.

La richiesta principale è che le misure europee includano piani di accompagnamento per la riqualificazione professionale e la formazione del personale. Tali piani devono favorire la transizione verso competenze legate ai veicoli elettrici e ai servizi digitali, con percorsi certi di upskilling e riconversione.

Proposte concrete per mitigare il rischio occupazionale

Tra le proposte si segnala l’adozione di programmi finanziati per corsi specialistici, incentivi per contratti di formazione e misure di sostegno alle imprese che mantengono livelli occupazionali.

La sostenibilità è un business case, e dal punto di vista ESG la formazione mirata è un elemento strategico per ridurre il rischio sociale e preservare la capacità competitiva della rete distributiva.

I firmatari chiedono che le misure prevedano anche supporto logistico per le aree più colpite e strumenti di monitoraggio dell’efficacia dei percorsi formativi. Si attendono indicazioni operative nelle prossime fasi del negoziato per tradurre le proposte in interventi concreti.

In continuità con le richieste precedenti, la lettera alle istituzioni propone misure concentrate su tre ambiti.

In primo luogo soluzioni temporanee di supporto fiscale per alleggerire i costi di transizione. In secondo luogo programmi di sostegno agli investimenti per l’adeguamento delle officine. Infine piani di formazione finanziati per il personale tecnico, volti ad aggiornare le competenze su veicoli elettrici e ibridi.

Tra le richieste figura anche l’adozione di meccanismi di coordinamento tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la disponibilità di infrastrutture pubbliche di ricarica. I concessionari sottolineano che mancati allineamenti tra domanda e offerta di ricarica potrebbero ridurre l’efficacia delle politiche per i veicoli a basse emissioni.

Dialogo istituzionale e responsabilità condivise

Il documento invita a un dialogo strutturato tra governo, enti locali e attori della rete commerciale. Si chiede un calendario di incontri tecnici e tavoli operativi per definire priorità e risorse. Le proposte puntano a distribuire responsabilità e finanziamenti in modo trasparente tra amministrazioni e imprese.

Dal punto di vista operativo, si raccomanda di vincolare gli incentivi a obiettivi misurabili e a piani di aggiornamento professionale.

La formazione viene indicata come leva fondamentale per garantire una transizione efficiente della rete assistenziale e per preservare l’occupazione specializzata.

La lettera sollecita inoltre valutazioni di impatto che includano costi di adeguamento, benefici ambientali e scenari di domanda. Tra gli strumenti suggeriti appaiono incentivi temporanei mirati e programmi di cofinanziamento per infrastrutture locali.

Si attendono indicazioni operative nelle prossime fasi del negoziato per tradurre le proposte in interventi concreti.

I firmatari sollecitano un confronto aperto con la Commissione europea, le autorità nazionali e i costruttori per identificare soluzioni bilanciate.

Chiedono misure che coniughino ambizione ambientale e sostenibilità socio-economica. Sottolineano che la responsabilità della transizione è condivisa tra istituzioni, produttori e rete commerciale. Avvertono che senza cooperazione si possono determinare sperequazioni territoriali e la riduzione di servizi essenziali per gli automobilisti.

Il documento indica il ruolo dei produttori nel facilitare la transizione, ad esempio mediante piani commerciali che incentivino il rinnovamento del parco auto e strumenti finanziari che rendano più agevole l’adeguamento delle reti locali.

Viene inoltre richiamata la necessità di tempistiche realistiche e di un piano industriale che tenga conto delle variabili di mercato. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede misure operative e fasi di implementazione chiare.

Scenari possibili e sviluppi attesi

Le parti si attendono indicazioni operative nelle prossime fasi del negoziato per tradurre le proposte in interventi concreti. I concessionari chiedono garanzie su co- finanziamenti e supporti temporanei per evitare impatti occupazionali e territoriali. I produttori sono chiamati a presentare piani industriali coerenti con i vincoli regolamentari e con gli impatti di mercato.

Il prossimo step prevede tavoli tecnici tra istituzioni, associazioni di settore e costruttori per definire misure attuabili e tempistiche condivise. Rimane aperta la questione dell’equilibrio tra obiettivi ambientali e sostenibilità socio-economica, elemento che influirà sulle scelte normative e commerciali nei mesi successivi.

I concessionari avvertono che, senza risposte istituzionali alle istanze sollevate, sono possibili scenari di riduzione dei punti vendita e contrazione dell’occupazione. Con misure di accompagnamento efficaci, invece, la transizione verso nuovi modelli commerciali potrebbe essere meno traumatica e gestita attraverso interventi mirati.

L’appello del 24/02/ chiede un equilibrio tra obiettivi ambientali e sostenibilità socio-economica, con attenzione alle ricadute economiche e occupazionali. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede politiche tempestive e collaborazione tra attori pubblici e privati. Il futuro della rete di vendita e assistenza dipenderà dalle decisioni politiche e dalla capacità di definire misure di supporto e riqualificazione professionale.