Nel periodo gennaio-maggio 2026 le immatricolazioni di autobus a batteria sono cresciute del 241,5% raggiungendo 1.144 unità, mentre la somma di elettrificati e idrogeno porta la quota del segmento al 44,3%; Anfia e Unrae segnalano la necessità di programmazione oltre il Pnrr e sottolineano la fragilità del comparto autocarri.
Il mercato italiano degli autobus mostra una trasformazione significativa nei primi cinque mesi del 2026.
Le immatricolazioni di autobus a batteria registrano un aumento spettacolare del 241,5%con 1.144 unità immatricolate, pari al 36,94% del mercato totale nel periodo gennaio-maggio 2026. Se si considerano anche le altre soluzioni elettrificate, la quota complessiva sale al 38,5%aggiungendo l’idrogeno (5,78%) si arriva a un totale del 44,3%avvicinandosi al simbolico traguardo del 50%.
La fotografia delle alimentazioni nel periodo gennaio-maggio 2026 evidenzia trend molto differenziati. Il diesel resta ancora presente con 1.503 unità (48,53%), ma il peso del batteria e dell’idrogeno ha cambiato la geografia delle preferenze. Le altre percentuali rilevanti registrate nello stesso periodo sono: metano 6,59% (204 unità), biodiesel 0,58% (18 unità), ibridi gasolio/elettrico 1,45% (45 unità), ibridi metano/elettrico 0,10% (3 unità) e GNL con una singola immatricolazione (0,03%).
Il segmento a gas subisce una contrazione marcata: la quota scende al 6,6% rispetto al 21% del periodo analogo del 2026, con una riduzione del 57% nelle immatricolazioni di veicoli a metano. Anche gli ibridi che combinano metano o gasolio con elettrico segnano flessioni importanti: rispettivamente -57% e -77% per gli ibridi metano/elettrico e gasolio/elettrico, contribuendo alla crescita relativa delle sole soluzioni a batteria.
Il sostegno del Pnrr ha giocato un ruolo evidente nell’accelerazione degli acquisti, ma il settore osserva con attenzione la chiusura del programma prevista a giugno. Anfia pone l’accento sul fatto che il fenomeno non è esente da distorsioni: “La forte crescita registrata a maggio (+81,9%) non deve trarre in inganno”sottolinea Paolo Marinipresidente della sezione autobus. Secondo Marini, molti picchi di domanda riflettono consegne concentrate sulle scadenze del Pnrr, generando un andamento a «fisarmonica» con picchi artificiali seguiti da rallentamenti.
Con la fine del Pnrr diventa fondamentale osservare i bandi degli enti locali per verificare se la spinta verso l’elettrico manterrà il suo passo. Dagli ultimi avvisi esaminati non sembrerebbe emergere un rallentamento evidente, ma nel caso in cui la domanda dovesse scemare, le associazioni segnalano la necessità di un intervento pubblico tempestivo con incentivi strutturali per preservare la continuità degli investimenti.
Nel comparto degli autocarri la situazione è assai diversa: le immatricolazioni di mezzi a batteria crollano, con 145 unità nel 2026 contro le 341 del 2026pari a un calo del 57,5%. Complessivamente, i veicoli a batteria e ibridi rappresentano solo l’1,3% del totale contro il 2,9% dell’anno precedente. Il diesel domina tuttora il settore con il 97% delle immatricolazioni (12.010 unità), mentre le altre alimentazioni restano marginali: GNL 0,51% (63 unità), metano 0,63% (78 unità), ibridi e benzina praticamente inesistenti.
Davanti a questa contrazione, Luca SraDelegato per il trasporto merci, evidenzia la necessità di misure pubbliche anticicliche: «La contrazione nelle immatricolazioni degli autocarri rilevata a maggio conferma nuovamente le difficoltà che interessano oggi il settore dell’autotrasporto». Le proposte operative includono l’attuazione di un piano straordinario da 590 milioni per il rinnovo della flotta e l’applicazione dell’Ecobonus per veicoli commerciali leggeri e medi, misure giudicate indispensabili per non rimandare l’ammodernamento dei mezzi più obsoleti.
In parallelo, è stata citata un’iniziativa per l’espansione della rete di ricarica per camion con un investimento dedicato a Milence e menzioni di roll-out in Germania e altri Paesi europei come esempio di sviluppo infrastrutturale. Le associazioni rimarcano inoltre la necessità di una fiscalità agevolata per gli investimenti in beni strumentali sostenibili e di strumenti di protezione contro l’aumento dei costi dei rifornimenti per le trazioni alternative.
Il quadro è quindi duplice: forte accelerazione nel comparto autobus grazie alle batterie e all’idrogeno, e difficoltà strutturali nel mondo degli autocarri che richiedono interventi pubblici programmati per non perdere slancio nella transizione verso soluzioni a emissioni più basse.