La revoca dell'autorizzazione alle vendite di Polestar negli Stati Uniti oltre il 2027 ha lasciato proprietari, dealer e la stessa rete di assistenza in forte incertezza sul valore residuo dei veicoli, gli aggiornamenti software e il destino di circa 2.800 vetture in arrivo.
Negli Stati Uniti è stata revocata l’autorizzazione a Polestar per vendere veicoli a partire dal model year 2027 una decisione amministrativa che ha scatenato preoccupazioni immediate tra chi già possiede un esemplare del marchio e tra i concessionari che compongono la rete nazionale.
La misura riguarda in modo diretto la commercializzazione futura, ma ha effetti concreti e immediati sul valore residuo delle auto, sulla gestione degli stock e sull’organizzazione logistica di punti vendita e officine.
I proprietari temono soprattutto un rallentamento degli aggiornamenti software e un indebolimento della rete di assistenza. Polestar ha comunque dichiarato che continuerà a operare i suoi 32 centri assistenza negli Stati Uniti e che i veicoli in circolazione riceveranno ancora gli aggiornamenti necessari; resta però l’incertezza sulla sostenibilità a lungo termine di questa promessa e sull’effettiva capacità di mantenere livelli di servizio paragonabili ad altri mercati.
Il provvedimento ha avuto un impatto immediato sul mercato dell’usato: molti proprietari si chiedono se il prezzo delle loro vetture si deteriorerà rapidamente. Alcuni clienti che hanno comprato modelli 2026 si sono detti sorpresi dalla tempistica della misura: Ryan Rodriguez, proprietario di una Polestar 2026, ha dichiarato che se avesse saputo del divieto prima dell’acquisto avrebbe orientato la scelta verso un altro marchio.
Dall’altra parte, ci sono acquirenti che vedono nell’incertezza un’opportunità per trovare usati a prezzi più bassi, ricordando precedenti casi di calo drastico dei prezzi nel settore EV.
Un tema centrale è la continuità degli aggiornamenti over-the-air e l’evoluzione del software di bordo. Per molti modelli elettrici, il valore commerciale dipende in buona parte dalla capacità di ricevere aggiornamenti che migliorano autonomia, funzionalità di infotainment e sicurezza.
Sebbene Polestar abbia assicurato che i veicoli in forza negli Stati Uniti continueranno a ricevere update, alcuni proprietari manifestano scetticismo: Bill Baird, che intende tenere la sua Polestar 2026 per anni, ha già avuto problemi a ricevere assistenza tramite le officine Volvo e confessa di essere «un po’ diffidente» sul supporto a lungo termine.
I concessionari sono stati colti alla sprovvista: il gruppo di punti vendita conta 32 location dedicate e, secondo fonti interne, ci sarebbero circa 2.800 veicoli in arrivo verso il mercato statunitense.
Questa sovrabbondanza di stock e la perdita di canale diretto di vendita pongono questioni pratiche immediate: che ne sarà degli investimenti in showroom e allestimenti, come gestire le promozioni e quali incentivi offrire per movimentare i 2026 rimasti in inventario?
Poiché Polestar è nata dalla scissione con Volvo e appartiene allo stesso gruppo più ampio, la rete Volvo viene vista come il potenziale contrappeso che potrebbe attenuare alcune conseguenze negative. Karl Brauer ha indicato che la struttura di Volvo potrebbe ammorbidire molti degli impatti negativi del blocco.
Tuttavia, le regole contrattuali tra i due marchi non consentono una semplice fusione dei punti vendita: showroom e spazi di vendita devono rimanere distinti anche se possono condividere aree di assistenza. Alcuni dealer hanno già iniziato a riposizionare personale e inventario, mentre altri sono ancora in attesa di direttive precise sul futuro uso degli immobili e sulle possibilità di vendere stock residuo attraverso canali alternativi.
Ci sono casi emblematici: alcuni concessionari hanno annunciato spostamenti logistici e consolidamenti di attività in sede Volvo, con chiusure temporanee di showroom e trasferimento di personale. Altri operatori sostengono di non poter utilizzare gli spazi Volvo per le vendite di nuovi modelli Polestar a causa degli accordi esistenti, limitandosi a gestire contratti di leasing e vendite dell’usato una volta esaurito l’inventario 2026. Queste tensioni organizzative aggiungono un ulteriore livello di complessità alla già delicata gestione del post-divieto.
Per ora, rimane la promessa ufficiale di supporto per i clienti e la volontà di mantenere in funzione i 32 centri assistenza ma la situazione resta fluida e dipenderà dalle decisioni operative che Polestar e i suoi concessionari adotteranno nelle prossime settimane.