Donut Lab e la batteria miracolosa: cosa emerge dall’analisi sulle celle

Un'analisi tecnica rileva che la batteria che Donut Lab presentò al CES 2026 somiglia molto a una cella agli ioni di litio avanzata piuttosto che a una vera batteria allo stato solido; emergono dettagli su test, fornitori e misure di densità energetica.

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.

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La narrativa intorno alla presunta rivoluzione di Donut Lab, che aveva promesso al CES 2026 una batteria allo stato solido pronta alla produzione, è stata profondamente scossa da un’analisi tecnica.

I riscontri raccolti indicano che la cella impiegata per dimostrazioni e prototipi potrebbe essere in realtà una batteria agli ioni di litio di fascia alta, non la chimica completamente solida proclamata pubblicamente.

La vicenda coinvolge più attori: l’azienda finlandese Donut Lab, il produttore di moto Verge Motorcycles, il fornitore CT Coatings, l’affiliata Nordic Nano e il laboratorio di prova VTT in Finlandia. L’insieme di documenti, misure elettrochimiche e testimonianze conferma discrepanze tra le prestazioni annunciate e i risultati ottenuti nei test.

Prove tecniche: curva di espansione e voltaggi indicativi

Un elemento chiave della verifica è stato lo studio della curva di espansione della cella durante la carica. Questo grafico mostra le variazioni di spessore o pressione interna man mano che gli ioni si muovono tra gli elettrodi. La cella analizzata presso il VTT Technical Research Center ha evidenziato un caratteristico “gomito” attorno al 50-60% di stato di carica, tipico delle batterie con anodo in grafite.

Tale comportamento è spiegato dalla riorganizzazione degli ioni nella struttura a strati della grafite e porta a un lieve rigonfiamento della cella.

Interpretazione dei dati di voltaggio

Altri indicatori favorevoli all’ipotesi litio sono le misure di voltaggio: la cella ha mostrato tensioni intorno a 3,7–3,8 V al 50% di carica, valori coerenti con celle ad alto contenuto di nichel del tipo NMC. Le chimiche a base di sodio normalmente operano a tensioni inferiori e difficilmente superano 3,5 V allo stesso stato di carica, fornendo un ulteriore elemento probatorio che la tecnologia in uso sia a base di litio.

Dati di energia e confronto con i numeri annunciati

Le misure eseguite al VTT hanno riportato una capacità effettiva di 94 Wh per la cella testata. Donut Lab aveva dichiarato al CES una massa della singola cella pari a 315 g: combinando questi valori si ottiene una densità energetica reale di circa 298 Wh/kg. Questo valore è sostanzialmente allineato alle specifiche note di una cella fornita da CT Coatings ed è lontano dai 400 Wh/kg che Donut Lab aveva pubblicizzato.

Oltre alla densità, alcune prestazioni diffuse dall’azienda — come la ricarica in 5 minutesla resistenza a temperature fino a 100 °C e una durata di 100000 cycles — sono state oggetto di scetticismo. Esperti hanno osservato che valori di ricarica rapida del tipo 10–80% in 12 minutes e la sopportazione di stress termici possono essere raggiunti anche da celle agli ioni di litio molto avanzate, senza che ciò implichi l’esistenza di una vera tecnologia allo stato solido.

Catena tecnologica e ruoli delle aziende coinvolte

Dall’analisi emerge anche la catena di responsabilità tecnica: CT Coatings sembra aver fornito la materia prima tecnologica, Nordic Nano era coinvolta nella progettazione e Donut Lab nella commercializzazione e nell’integrazione nel veicolo. Testimonianze raccolte segnalano che Nordic Nano non aveva esperienza pregressa nella produzione su scala di celle pronte per il mercato e che alcuni processi di due diligence non furono svolti in modo indipendente.

Il cofondatore e former chief commercial officer di Nordic Nano, Lauri Peltolaha commentato la situazione evidenziando un problema di competenze: «Nessuna delle due aziende aveva, quando lavoravo ancora in Nordic Nano, una conoscenza approfondita della chimica e della produzione delle batterie». Ha inoltre detto di essersi affidato alle informazioni fornite da Donut Lab, come del resto facevano gli altri interlocutori tecnici.

Donut Lab ha ribadito pubblicamente di sostenere i propri dati tecnici e di procedere con lo sviluppo della Donut Batteryma le discrepanti evidenze sperimentali e le incongruenze tra le dichiarazioni e i test di laboratorio hanno acceso un acceso dibattito tecnico e finanziario.