De Vries e Rowland tornano al successo a Monaco in un fine settimana dominato da scelte strategiche, incidenti e il primo podio per Drugovich
Nell’ultimo appuntamento del calendario la Formula E ha regalato due gare molto diverse fra loro ma ugualmente decisive per la stagione: il sabato ha visto il ritorno al successo di Nyck De Vries, mentre la domenica ha riconsegnato la vetta del podio al campione in carica Oliver Rowland.
A completare il quadro sono i primi podi stagionali per Pepe Martí (sabato) e per Felipe Drugovich (domenica), oltre all’apparizione a Monaco della GEN 4 affidata a David Coulthard come dimostrazione tecnica.
Il doppio round ha messo in luce la fragilità delle gerarchie: continuità e gestione dell’energia si sono rivelate fattori chiave, così come gli episodi di contatto che hanno cambiato la fisionomia delle classifiche. Al termine del weekend Mitch Evans è uscito dalla tappa come nuovo leader del campionato, mentre team e tifosi già guardano alla prossima prova in Cina, a Sanya, fissata per il 20 giugno.
Le due giornate hanno confermato l’importanza di strategie diverse, fra Pit Boost e multipli attack mode, adottate secondo il format del singolo round.
La prima delle due gare è stata condotta con autorevolezza da Nyck De Vries, che ha imposto il passo già nelle prove libere e ha sfruttato al massimo la finestra del Pit Boost per costruire l’azione vincente.
La qualifica aveva regalato la prima posizione a Dan Ticktum, con De Vries a completare la prima fila; in gara però la gestione dei pit e il tempismo nelle soste hanno ribaltato la situazione. Un altro protagonista della giornata è stato Antonio Felix Da Costa, capace di allungare uno stint e rientrare in testa momentaneamente, prima che le scelte degli avversari lo relegassero indietro.
La sessione di qualifica ha dimostrato la velocità pura di alcuni giovani, ma anche la volatilità delle posizioni in una pista come Monaco. Il momento chiave è arrivato quando un contatto tra Jake Dennis e Nick cassidy ha eliminato il pilota Andretti dalla lotta iniziale, mentre nelle fasi finali un contatto tra Da Costa e Ticktum ha portato a una penalità che ha scavalcato l’inglese dalla top 3, promuovendo così Pepe Martí al suo primo podio in categoria.
La seconda gara è stata caratterizzata da uno sviluppo diverso: senza pit stop obbligatori ma con doppio attack mode, la corsa ha premiato chi ha saputo dosare l’energia e sfruttare i periodi di massima potenza. Dopo una buona qualifica di Dan Ticktum, la partenza ha subito una svolta quando Edoardo Mortara ha toccato Antonio Felix Da Costa, ricevendo poi una penalità di 10 secondi.
Nel corso della corsa Rowland ha orchestrato una rimonta che, grazie a un timing perfetto sugli attack mode, lo ha portato a liberarsi degli avversari e a controllare il finale fino alla vittoria.
Gli episodi di contatto e le relative sanzioni hanno influito pesantemente sull’ordine d’arrivo: oltre alla penalità inflitta a Mortara, la gara ha visto la conclusione anticipata per il pilota Barnard dopo un impatto contro le barriere.
La direzione gara ha valutato con attenzione ogni tocco, e i verdetti hanno favorito l’emergere di Felipe Drugovich, al suo primo podio in Formula E, mentre Da Costa è riuscito a rimontare fino a chiudere in top 5 nonostante gli imprevisti iniziali.
Il risultato complessivo del weekend ha ridisegnato le gerarchie: Mitch Evans prende la testa del mondiale grazie a una prova solida, con Oliver Rowland che si rilancia come pretendente principale e dista ora 18 punti dal leader.
Altri protagonisti come Pascal Wehrlein e Nick Cassidy hanno vissuto momenti difficili, compresi contatti che hanno vanificato risultati potenziali. Sul piano tecnico, la comparsa della GEN 4 in versione dimostrativa ha stimolato discussioni sul prossimo sviluppo delle monoposto, mentre le differenze di format tra sabato e domenica hanno ricordato come la strategia resti elemento decisivo nelle corse elettriche.
In sintesi, il doppio e-prix monegasco ha offerto conferme e sorprese: da una parte la capacità di lettura della gara di De Vries e Rowland, dall’altra la crescita di giovani come Pepe Martí e Felipe Drugovich, che promettono ulteriori scintille nelle prossime tappe del campionato.