Analisi pratica su come si determina il fringe benefit auto nel 2026, differenze per alimentazione e il chiarimento dell'Agenzia sulle ricariche elettriche
Il tema del fringe benefit legato all’auto aziendale è spesso sottovalutato ma ha effetti concreti sulla retribuzione netta e sui costi aziendali.
Per il 2026 la determinazione del beneficio tassabile passa soprattutto attraverso le tabelle ACI 2026 e la percorrenza convenzionale adottata dalla normativa. Allo stesso tempo la differenza tra auto benzina, diesel, ibride plug-in e elettriche incide sul valore tabellare e quindi sulla busta paga del dipendente.
La legge prevede che il valore del vantaggio derivante dall’uso promiscuo dell’auto sia ricavato dalle tabelle ACI 2026, che associano a ogni modello un importo annuo convenzionale.
Questa cifra non è legata ai chilometri effettivi percorsi dal singolo lavoratore ma a una percorrenza convenzionale standardizzata. Operativamente il valore annuale indicato dalle tabelle va poi rapportato ai mesi di effettiva disponibilità del veicolo e imputato come reddito in natura in busta paga.
Le tabelle ACI 2026 sono pubblicate in Gazzetta Ufficiale e differenziano i valori per marca, modello e tipo di alimentazione.
In presenza di allestimenti o dotazioni particolari è consigliabile individuare la voce più vicina per categoria ed evitare l’uso di importi obsoleti: applicare valori di anni precedenti può portare a errori di calcolo e a conguagli fiscali imprevisti. In pratica, il professionista che gestisce le car policy deve aggiornare periodicamente i riferimenti tabellari per non sottostimare o sovrastimare il fringe.
Dal punto di vista contabile il valore annuo tabellare viene frazionato in base ai mesi di assegnazione del veicolo.
Per esempio, un’auto disponibile sei mesi produrrà un valore imponibile pari alla metà di quello annuale riportato nella tabella. Questo metodo semplifica la gestione ma enfatizza l’importanza di registrare correttamente le date di consegna e ritiro: ogni variazione temporale modifica l’importo che compare in busta paga come reddito in natura.
Le tabelle considerano la tecnologia di alimentazione: in genere vetture con consumi ed emissioni più contenuti riportano valori convenzionali inferiori rispetto a modelli tradizionali ad elevate prestazioni.
Di conseguenza, scegliere un veicolo elettrico o una ibrida plug-in può ridurre il peso fiscale del benefit rispetto a una diesel o a una benzina di grande cilindrata, a parità di canone di noleggio. Questo elemento va integrato nelle valutazioni di TCO (total cost of ownership) per le flotte aziendali.
Per rendere concreto il ragionamento: un commerciale con auto di segmento medio a benzina vedrà in busta paga un importo convenzionale che aumenta il reddito imponibile; se lo stesso profilo passa a una ibrida plug-in, il valore ACI potrebbe essere inferiore e il carico fiscale scendere.
Analogamente, un middle manager con vettura premium diesel può contenere il fringe benefit scegliendo un equivalente elettrico, mantenendo la rappresentatività del mezzo ma riducendo il costo del lavoro complessivo.
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 237/2026 del 10 settembre, ha fornito indicazioni importanti sul trattamento fiscale delle ricariche per veicoli elettrici e ibridi plug-in sostenute tramite card aziendali.
In primo luogo ha confermato che la fornitura di energia elettrica da parte del datore di lavoro per la ricarica non genera ulteriore reddito imponibile, poiché l’elettricità è già considerata nei valori forfetari riportati nelle tabelle ACI.
Sul tema delle trattenute al dipendente per eccedenze chilometriche, però, l’Agenzia ha escluso la possibilità di abbattere il valore convenzionale ACI con i rimborsi o le trattenute.
La determinazione del fringe benefit resta di natura forfettaria e prescinde dai costi effettivi sostenuti: eventuali addebiti al lavoratore devono essere registrati in busta paga ma non modificano la base imponibile calcolata sulla tabella.
Per le aziende questo interpello chiarisce due punti chiave: la ricarica tramite card aziendale non costituisce di per sé un ulteriore fringe, ma le politiche di addebito non riducono il valore ACI. Ne deriva che la car policy deve prevedere regole chiare per la contabilizzazione delle trattenute senza aspettarsi effetti sulla determinazione del reddito in natura.
In conclusione, per governare il costo del lavoro e favorire la transizione verso alimentazioni a basso impatto è indispensabile integrare l’analisi delle tabelle ACI 2026 nelle scelte di flotta, valutare l’impatto fiscale per profilo e aggiornare procedure di gestione delle ricariche secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Una car policy ben strutturata consente di bilanciare attrattività del benefit, sostenibilità e precisione contabile.