Il sito produttivo di Cassino è al centro di colloqui con Dongfeng: mentre il governo apre agli investitori esteri, sindacati e territorio chiedono chiarimenti e garanzie
Lo storico stabilimento di Cassino, fondato nel 1972 da Fiat e oggi parte dell’universo Stellantis, è al centro di voci su un possibile ingresso di Dongfeng.
Le trattative confermate a livello ministeriale riguardano sia scenari di acquisizione sia forme di collaborazione, due strade che, pur collegate, implicherebbero soluzioni operative molto diverse. Sullo sfondo resta un quadro produttivo critico: il sito ha registrato, nel primo trimestre, una contrazione importante della produzione rispetto all’anno precedente, situazione che accelera la ricerca di opzioni per il rilancio.
La dimensione sociale ed economica dell’area rende l’esito particolarmente rilevante: oltre ai dipendenti diretti, infatti, l’ampio indotto locale soffre gli effetti della crisi produttiva.
Le retribuzioni sono state ridotte a causa dell’uso massiccio degli ammortizzatori sociali e diverse forniture industriali sono a rischio. In questo contesto, l’arrivo di un partner internazionale viene descritto da alcuni attori locali come una possibile medicina amara ma necessaria, capace di riportare volumi e stabilità.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha ammesso l’esistenza di colloqui con la casa cinese, sottolineando che il Governo è favorevole a investitori stranieri che intendano puntare sul Paese.
Questa apertura segue ragionamenti precedenti che non escludevano il coinvolgimento di un secondo produttore nel tentativo di riportare i volumi produttivi a livelli più sostenibili. Il nodo centrale resta la natura dell’ingresso: una acquisizione comporterebbe il trasferimento completo della proprietà, mentre una collaborazione potrebbe significare produzioni condivise o contratti di fornitura a lungo termine, con riflessi differenti sul controllo industriale.
Dal punto di vista politico l’atteggiamento è pragmatico: si favoriscono investimenti esteri purché accompagnati da un progetto industriale credibile.
Il ministero punta a evitare la frammentazione del sito e a preservare la vocazione automotive dell’area. Al tempo stesso il Governo sembra intenzionato a non chiudere la porta a formule ibride che mantengano competenze tecniche e posti di lavoro, richiedendo però piani chiari e impegni concreti sugli investimenti e sui livelli occupazionali.
I principali sindacati hanno reagito in modo pragmatica all’ipotesi di un ingresso cinese: la priorità dichiarata è mantenere la capacità produttiva e i livelli occupazionali dello stabilimento.
Per i rappresentanti dei lavoratori non sarebbe un problema se venissero prodotti modelli diversi da quelli storicamente legati ad Alfa Romeo e Maserati, purché il sito torni a numeri significativi. Questa posizione evidenzia una disponibilità a valutare soluzioni non convenzionali, ma sempre condizionate da un piano industriale solido e dalla tutela dei diritti dei lavoratori.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto chiarezza nei confronti di Stellantis e degli eventuali interlocutori esterni, sollecitando una risposta prima del 21 maggio, data nella quale il CEO Antonio Filosa dovrebbe presentare il nuovo piano industriale del gruppo.
La scadenza è vista come un passaggio cruciale per capire se Cassino resterà nella strategia del gruppo o se si apriranno realmente margini per nuovi investitori. Nel frattempo i sindacati insistono su garanzie occupazionali e su impegni concreti di rilancio produttivo.
La prospettiva di cambi di proprietà o di produzione ha ricadute immediate: già oggi molte buste paga risultano alleggerite a causa degli strumenti di sostegno al lavoro, e l’indotto segnala difficoltà crescenti.
Sono stati avviati incontri ministeriali per gestire il futuro dei dipendenti di società fornitrici, come Logitech e Tecnoservice, le cui commesse per conto di Trasnova rivolte a Stellantis sono previste cessare a fine mese. Se questi contratti non verranno rinnovati o se non si troveranno nuove commesse, le conseguenze sul territorio rischiano di essere severe e durature.
In assenza di decisioni immediate, lo scenario rimane a tinte incerte: un’acquisizione integrale offrirebbe stabilità proprietaria ma richiederebbe investimenti rilevanti, mentre una collaborazione potrebbe mantenere maggiori legami con il gruppo attuale ma con rischi di parziale ridimensionamento.
Qualunque sia l’esito, attori istituzionali, sindacali e imprenditoriali concordano sull’importanza di tutelare l’unità del sito e di definire un piano industriale chiaro capace di rimettere in moto produzione, occupazione e filiere locali.