Nico Müller si impone al Tempelhof con una scelta tattica anticipata sull'attack mode, mentre Mortara vola in pole e diventa leader del mondiale
Il primo atto berlinese del weekend di Formula E ha raccontato una vicenda in cui tempismo e gestione energetica hanno fatto la differenza.
Sul tracciato ricavato nell’ex aeroporto di Tempelhof, caratterizzato da un asfalto particolarmente abrasivo, Nico Müller ha centrato la sua prima vittoria nella serie, davanti a Nick Cassidy e Oliver Rowland. La gara è stata caratterizzata da scelte strategiche sui cambi gomme e dall’utilizzo dell’attenzione tecnologica del momento: Attack Mode e Pit Boost, elementi che hanno rimodellato le posizioni in pista.
La qualifica aveva invece sorriso a Edoardo Mortara, autore della pole al termine della sessione a eliminazione e capace di precedere di soli 126 millesimi Pascal Wehrlein.
Nonostante la partenza promettente, il ruolo della pole si è ridimensionato durante la corsa, mentre la classifica piloti ha subito una svolta: con Wehrlein lontano dalla zona punti, Mortara è balzato a guidare la classifica iridata al termine di Gara 1.
Allo spegnimento dei semafori Oliver Rowland ha sfruttato uno scatto brillante per inserirsi subito nelle posizioni di vertice, mentre Mortara, pur mantenendo la prima fila in partenza, ha ceduto terreno.
Nei primi giri due vetture Lola motorizzate Yamaha hanno preso l’iniziativa, imponendo un ritmo inusualmente alto che ha compress o i margini di consumo energetico dell’intero gruppo. La gara ha poi visto l’entrata in scena di vari fattori: forature (tra cui quella che ha condizionato Wehrlein), finestre di pit stop e contatti che hanno rimescolato le carte, premiando chi ha saputo leggere meglio il momento giusto per fermarsi e chi ha optato per soluzioni alternative sulle tempistiche della sosta.
La finestra dei pit stop a metà gara è risultata cruciale. Team come Nissan e Jaguar hanno scelto di ritardare l’ingresso ai box per guadagnare vantaggio con traiettorie libere, mentre altri hanno anticipato per sfruttare meno traffico. Tra i piloti protagonisti della fase, Dan Ticktum ha mostrato una buona gestione, ma la sua gara si è interrotta con un DNF. La scelta di cambiare strategia ha premiato Rowland in una fase, mentre, a livello opposto, un pitstop forzato dopo la foratura ha fatto perdere posizioni a Wehrlein, relegandolo nelle retrovie.
L’elemento che ha rotto definitivamente gli equilibri è stato l’utilizzo dell’Attack Mode e del Pit Boost. Per chiarezza, l’Attack Mode è un sistema che fornisce una potenza extra temporanea attivandolo fuori dalla traiettoria ideale, mentre il Pit Boost consente di sfruttare una finestra di potenza supplementare in corrispondenza dei pit stop. Müller ha anticipato l’attivazione dell’Attack Mode undici giri dalla fine, guadagnando immediatamente un margine superiore ai tre secondi grazie a una combinazione di tempismo, gestione gomme e piste libere, trasformando così un’opportunità in un vantaggio irreversibile fino alla bandiera a scacchi.
Sul fondo del Tempelhof, l’asfalto da aeroporto ha aumentato l’usura delle gomme: chi ha forzato i ritmi ha pagato caro sul finale. La scelta di Müller di utilizzare l’Attack Mode in anticipo si è rivelata efficace perché ha permesso una finestra di lavoro con pneumatici relativamente freschi e di costruire un margine senza consumare eccessivamente le coperture. Dietro di lui la lotta è rimasta viva fino agli ultimi chilometri, con Nick Cassidy e Oliver Rowland impegnati a contenere attacchi e a gestire le temperature delle gomme.
Al traguardo la vittoria è andata a Nico Müller con il tempo ufficiale di 41:37.851, seguito da Nick Cassidy a +4.798 secondi e da Oliver Rowland a +5.252 secondi. Edoardo Mortara, nonostante la partenza dalla pole, ha concluso al quarto posto a +5.898 secondi. Più indietro si sono piazzati nomi come Jake Dennis e Mitch Evans, mentre Pascal Wehrlein ha chiuso 19° a causa dei problemi incontrati, e Dan Ticktum è stato costretto al DNF.
Questi risultati hanno consegnato a Mortara la leadership della classifica piloti, mentre per Porsche la vittoria di Müller rappresenta una boccata d’ossigeno dopo una domenica con alti e bassi.
La sfida si sposterà subito sulla seconda gara berlinese prevista per il 3 maggio 2026, dove le squadre avranno modo di ricalibrare strategie e assetti in funzione delle lezioni apprese al Tempelhof. L’esito di Gara 1 conferma come, nella Formula E, non bastino solo la velocità pura e la pole position: servono lettura della corsa, tempismo sulle fasi di potenza extra e cura nella gestione delle gomme su superfici impegnative.