Pendolarismo in Italia: l’auto prevale ma il trasporto pubblico può crescere

In Italia l'auto è la prima scelta per la maggior parte dei pendolari: numeri, percezioni e opportunità per potenziare il trasporto pubblico

Davide Ruggeri

Breaking news editor, 10 anni in agenzie di stampa.

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Negli spostamenti quotidiani tra casa e lavoro l’Italia mostra pattern diversi rispetto al resto d’Europa: un’ampia maggioranza continua a preferire l’auto, mentre il trasporto pubblico fatica a imporsi come alternativa convincente.

Diverse indagini, tra cui una ricerca di SD Worx riportata dal Sole 24 Ore e il primo report dell’osservatorio MOBISCO del MOST, offrono una fotografia complessa fatta di abitudini, infrastrutture e percezioni.

Il termine commuting indica il tragitto casa‑lavoro e, in questo contesto, assume rilievo perché mette a confronto non solo le preferenze individuali ma anche la rete di servizi offerti. Le analisi mostrano che la scelta dell’auto non è soltanto culturale: molto dipende dalla qualità e dalla capillarità dei collegamenti, soprattutto nelle aree meno densamente popolate.

I dati a confronto

Secondo la ricerca citata, il 75% dei lavoratori italiani intervistati dichiara di recarsi al lavoro principalmente in auto, una quota nettamente superiore alla media della UE, che si attesta al 59%. Allo stesso tempo, chi usa esclusivamente il trasporto pubblico (treno, autobus, metro, tram) è solo il 15% in Italia, contro il 20% della media europea. Il report MOBISCO del MOST conferma lo stesso orientamento: il 73,7% dei lavoratori italiani utilizza solo mezzi privati, mentre appena il 7% fa affidamento esclusivamente sul servizio pubblico.

Questi numeri raccontano una situazione coerente ma anche problematica per chi vuole promuovere soluzioni alternative.

Chi preferisce l’auto e dove

La distribuzione geografica delle scelte di mobilità non è omogenea: il trasporto pubblico funziona meglio nelle grandi città e nelle aree del Nord, mentre la bicicletta è maggiormente diffusa nel Nord‑Est. Al Sud e nelle città più dense ma con scarsa offerta, cresce il numero di spostamenti a piedi; nelle località demografiche più piccole, dove l’offerta di servizi è limitata, l’uso dell’auto per andare a scuola e al lavoro raggiunge i livelli più elevati.

In sintesi, la scelta individuale rispecchia spesso la disponibilità reale di alternative.

Tempi e distanze del commuting

Un elemento a favore di un potenziale cambiamento è che le distanze e i tempi di commuting in Italia risultano tra i più brevi in Europa. La ricerca segnala un tempo medio giornaliero di poco più di mezz’ora (35,2 minuti) per andare e tornare dal lavoro, rispetto alla media europea di 52,6 minuti.

Inoltre, il 43% dei lavoratori completa il tragitto in meno di 30 minuti (contro il 28% europeo), e la distanza media percorsa è di 45,9 km. Questi dati suggeriscono che migliorando l’offerta del trasporto pubblico non sarebbero necessari interventi mastodontici per ottenere spostamenti più sostenibili.

Percezioni e limiti del trasporto pubblico

Nonostante il potenziale, la percezione del trasporto pubblico rimane critica: solo il 29,5% degli italiani lo giudica conveniente, affidabile e facilmente accessibile, contro il 35,6% degli europei.

Il 46% esprime un’opinione negativa sui servizi, e solo il 33% dichiara di avere a disposizione opzioni adeguate per il tragitto casa‑lavoro, mentre la media UE è del 53,3%. I fattori citati come principali freni sono la flessibilità, la puntualità e la capacità di integrazione tra diverse soluzioni di mobilità.

Quali leve per cambiare rotta

Per incoraggiare una transizione verso forme di mobilità sostenibile servono azioni mirate: investimenti per aumentare la frequenza e l’affidabilità delle corse, progetti di integrazione tariffaria e infrastrutture per la mobilità ciclabile e pedonale nelle aree urbane e periurbane.

Anche soluzioni di mobilità condivisa e servizi on‑demand possono ridurre la dipendenza dall’auto. Tuttavia, ogni strategia deve partire dall’analisi delle esigenze locali: dove il servizio pubblico è scarso, occorrono interventi pragmatici e mirati per offrire alternative credibili.

In definitiva, i numeri non negano la predominanza dell’auto ma indicano spazi concreti per aumentare la quota di chi sceglie il trasporto pubblico. Migliorare la percezione e l’offerta potrebbe trasformare in breve tempo scelte individuali radicate, soprattutto nelle aree con distanze contenute e tempi di commuting ridotti.