Polestar ha lanciato il progetto 0 per creare auto a impatto climatico zero entro il 2035. Scopri come l'azienda sta misurando e riducendo le emissioni con un approccio trasparente e verificabile
Quando si parla di auto elettriche, spesso si sente dire che sono pulite e a zero emissioni.
Ma la realtà è più complessa. Ogni veicolo, anche elettrico, ha un’impronta di carbonio che inizia ben prima della sua prima accensione. Polestar, il marchio svedese di auto elettriche, ha deciso di affrontare questa sfida con trasparenza, pubblicando i dati reali delle emissioni e impegnandosi a migliorarli.
Il progetto Polestar 0 rappresenta un punto di svolta nel settore automotive. Non si tratta solo di un’etichetta verde, ma di un impegno concreto a ridurre l’impatto ambientale di ogni fase della produzione.
Ma come ci riesce? E quali sono i risultati finora ottenuti?
La produzione di un’auto elettrica come la Polestar 4 inizia in Svezia e prosegue in Cina, nello stabilimento Geely di Hangzhou Bay, uno dei più automatizzati d’Asia. Ma prima ancora che un robot inizi a saldare, l’auto ha già emesso CO₂. Lo stampaggio, la verniciatura, l’assemblaggio e l’estrazione delle materie prime per le batterie contribuiscono tutte all’impronta di carbonio.
Secondo il Life Cycle Assessmentuna Polestar 4 Dual Motor ha un’impronta di 20,7 tonnellate di CO₂ equivalente solo dalla produzione alla fabbrica. Un SUV termico comparabile emette tra le 8 e le 14 tonnellate. Tuttavia, il pareggio con un’auto termica si raggiunge dopo circa 30-50.000 chilometri di guida, a seconda del mix energetico della rete.
Polestar ha adottato un approccio innovativo fin dalla fase di progettazione. Ogni componente viene valutato per il suo impatto ambientale, con l’obiettivo di trovare alternative più sostenibili. Ad esempio, il materiale PaperShella base di carta, sostituisce oltre 30 tipi di plastiche derivate dal petrolio. Inoltre, la collaborazione con Bcomp ha portato alla creazione di tessuti bio-based per i sedili.
Un punto controintuitivo è che vegano non è sinonimo di sostenibile.
Polestar utilizza pelle tracciata fino all’allevamento di origine, da filiere con standard elevati di benessere animale. Per l’alluminio, il partner del progetto è Norsk Hydrocon la variante CIRCAL 100R100% riciclato post-consumo.
Ogni nuovo modello di Polestar deve essere meno impattante del precedente. La Polestar 5 ha un’impronta di 23,8 tonnellate, con l’83% dell’alluminio del telaio da fonderie a elettricità rinnovabile e il 13% riciclato.
La supply chain viene tracciata via blockchain in partnership con Circulorgarantendo la conformità alle linee guida OCSE.
Le batterie delle Polestar 2 e 3 contengono già il 50% di cobalto riciclato. Come spiega Fredrika KlarénHead of Sustainability, le batterie possono diventare circolari in un modo in cui il motore a combustione non potrà mai essere. Il risultato complessivo è una riduzione del 30,9% delle emissioni per veicolo venduto rispetto al 2026.
Un’auto elettrica non ha scarico, ma ha una spina. Il valore ambientale dipende dal mix energetico della rete. Polestar ha sviluppato Polestar Energyche ricarica il veicolo quando la quota di rinnovabili in rete è più alta. Dal febbraio 2027, il Battery Passport renderà tracciabile la storia di ogni pacco batteria.
Polestar ha deciso di pubblicare il Life Cycle Assessment per ogni modello, ogni anno.
Chiunque può leggerlo e verificarlo. Questo approccio espone Polestar al confronto diretto con il resto del settore, ma dimostra un impegno concreto verso la trasparenza.
L’orizzonte del progetto Polestar 0 è produrre un’auto a impatto climatico realmente zero entro il 2035. Oggi sono coinvolti oltre trenta partner industriali, riuniti nella Mission Zero House di Göteborg. Tuttavia, i numeri sono sfidanti: partendo da circa 20 tonnellate di CO₂ per veicolo, una riduzione del 30,9% porta a circa 14 tonnellate.
L’obiettivo dichiarato è dimezzare le emissioni entro il 2030 rispetto al 2026, arrivando a circa 10 tonnellate. Con il ritmo attuale, mancano ancora 4 tonnellate da eliminare in meno di 4 anni. Polestar è consapevole delle sfide, ma ha un metodo e mostra i numeri mentre ci prova.
Questo approccio non si lega a proclami assolutistici. Sa che arrivare all’impatto zero è complicatissimo, ma ha un metodo e mostra i numeri mentre ci prova.
È una questione di responsabilità verso le persone, che porta a un’auto che costa di più, ma che porta con sé valori capaci di andare oltre potenza, stile, lusso e qualità percepita.