Colloqui segnalati dal Financial Times ipotizzano che Chery possa produrre auto nello stabilimento di Sunderland per aumentare il tasso di utilizzo
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il 16/04/26 sarebbero cominciate trattative esplorative tra Nissan e Chery per la produzione di veicoli nello stabilimento britannico di Sunderland.
La notizia arriva in un contesto europeo in cui diversi costruttori stanno rivedendo l’impiego degli impianti per rispondere alla domanda stagnante e ai costi industriali elevati. Le conversazioni sarebbero ancora preliminari e non confermate ufficialmente: sia Nissan che Chery avrebbero preferito non rilasciare commenti, secondo le fonti.
Lo stabilimento di Sunderland è considerato strategico per il Regno Unito e per Nissan, ma oggi non lavora a pieno regime. Le indiscrezioni parlano di un’utilizzazione intorno al 50% della capacità produttiva, un livello che rende economicamente interessante l’ipotesi di ospitare produzioni di terze parti.
L’eventuale ingresso di Chery permetterebbe di migliorare il tasso di utilizzo e di diluire i costi fissi della fabbrica, sfruttando la presenza di linee produttive separate che facilitano la coesistenza di diversi marchi.
La configurazione impiantistica di Sunderland, con edifici e linee distinti, è un elemento chiave nella valutazione di partnership industriali. Questo tipo di layout riduce la necessità di riconfigurazioni profonde e accelera l’avvio di produzioni diverse, abbassando il tempo di inattività.
Inoltre, la posizione geografica nel Regno Unito e la forza lavoro qualificata rendono la fabbrica appetibile per chi cerca una base produttiva in Europa. Tuttavia, l’intesa rimane una possibilità tra molte: fonti affermano che Nissan avrebbe dialogato con più aziende interessate a sfruttare capacità inutilizzate.
L’impianto di Sunderland dà lavoro a circa 6.000 persone e qualsiasi evoluzione nei piani produttivi ha riflessi diretti sull’occupazione locale.
Di recente l’introduzione della nuova Leaf ha contribuito a una ripresa dei ritmi produttivi e la prevista arrivo della Juke elettrica il prossimo anno dovrebbe fornire un ulteriore impulso. Nonostante questo, permangono dubbi sul futuro a lungo termine a causa del massiccio piano di ristrutturazione di Nissan, che include tagli e chiusure in diverse aree geografiche.
La possibile collaborazione tra Nissan e Chery si inserisce in un quadro più ampio: gruppi come Stellantis, Ford e Volkswagen avrebbero anch’essi esplorato accordi con costruttori cinesi per utilizzare capacità produttiva inutilizzata in Europa.
L’obiettivo comune è migliorare l’efficienza delle linee e ridurre il costo unitario di produzione senza necessariamente trasferire know-how sensibile. Le case europee valutano proposte che possano rendere più sostenibile l’operatività degli stabilimenti in un mercato con vendite poco dinamiche.
Chery sta progressivamente rafforzando la sua presenza sul mercato europeo con marchi come Omoda e Jaecoo, e la mossa di acquisire impianti preesistenti è parte di questa strategia.
All’inizio dell’anno l’azienda ha concordato l’acquisto dello stabilimento Nissan in Sudafrica e possiede inoltre l’impianto a Barcellona, rilevato in passato dai giapponesi: segnali che indicano una preferenza per l’integrazione industriale via acquisizioni e partnership locali piuttosto che costruzioni ex novo.
Se concretizzata, una collaborazione industriale tra Nissan e Chery potrebbe migliorare la saturazione degli impianti e contribuire a stabilizzare i livelli occupazionali a breve termine.
D’altro canto, esistono rischi legati alla competitività commerciale, alla protezione della proprietà intellettuale e alla percezione politica di un aumento dell’influenza industriale cinese in Europa. È inoltre possibile che, nonostante i colloqui, l’accordo non venga finalizzato: le trattative esplorative spesso servono a mappare opzioni alternative più che a chiudere intese immediate.
In conclusione, la vicenda di Sunderland evidenzia come i costruttori stiano riconsiderando le logiche produttive tradizionali per rispondere a un mercato incerto.
Le prossime mosse dipenderanno dalle valutazioni economiche, dalle garanzie occupazionali e dalle strategie di presenza europea dei marchi coinvolti, con il Financial Times tra le fonti che hanno portato la possibile trattativa all’attenzione pubblica.