Risorse per l’auto: il Dpcm 2026 e la distribuzione di 1 miliardo e 343 milioni

Scopri le priorità del piano che privilegia investimenti, ricerca e la riconversione produttiva del comparto auto senza incentivi per l'acquisto di auto private

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.

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Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato il via libera al DPCM Automotive che mette a disposizione della filiera dell’auto 1 miliardo e 343 milioni di euro fino al 2030.

Il pacchetto è pensato per sostenere investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione, affiancando misure per la mobilità sostenibile e per il rinnovo del parco circolante dei veicoli commerciali. Va sottolineato che il provvedimento non prevede incentivi diretti per l’acquisto di autovetture private, concentrandosi su strumenti per rafforzare la capacità industriale del settore.

Secondo il ministro Adolfo Urso, il decreto rappresenta «una spinta alla ricerca e all’innovazione» necessaria per affrontare la transizione industriale e la concorrenza internazionale.

Le risorse del DPCM si aggiungono alle dotazioni del Piano Transizione 5.0, che dispone di 9,8 miliardi triennali per digitalizzazione ed efficienza energetica. La cifra finale è inferiore a quanto annunciato in precedenza: 251 milioni sono stati temporaneamente destinati alla proroga del taglio delle accise sui carburanti, ma è previsto il loro ripristino nel prossimo mese di luglio.

Ripartizione delle risorse

La distribuzione dei fondi privilegia gli strumenti per l’innovazione: oltre il 70% delle risorse è riservato agli Accordi per l’innovazione e ai progetti di ricerca e sviluppo, con una quota di circa 750 milioni destinata a questa voce.

Il restante importo, inferiore al 30%, finanzia interventi per la mobilità sostenibile e il rinnovo dei veicoli commerciali leggeri, tra cui misure per le infrastrutture di ricarica domestica, incentivi per ciclomotori e motocicli e strumenti per il retrofit. Questa ripartizione mostra la scelta politica di premiare la leva degli investimenti rispetto ai trasferimenti diretti al mercato.

Accordi per l’innovazione

Gli Accordi per l’innovazione sono pensati per finanziare progetti collaborativi che sviluppino tecnologie per veicoli sostenibili, connessi e autonomi.

L’obiettivo è sostenere ricerca applicata e sperimentazione industriale, favorendo la cooperazione tra case automobilistiche, fornitori e centri di ricerca. Questa parte del programma vuole anche potenziare la competitività del sistema nazionale nel confronto con produttori asiatici, offrendo risorse mirate a soluzioni ad alto contenuto tecnologico e a processi produttivi più efficienti.

Contratti di sviluppo e mini-contratti

I Contratti di sviluppo mantengono un ruolo centrale per finanziare investimenti produttivi su larga scala, mentre i mini-contratti emergono come strumento più adatto alle PMI.

I mini-contratti sono definiti per agevolare progetti a dimensione ridotta o modulari, compatibili con la struttura finanziaria e operativa delle imprese medie e piccole del comparto. In pratica, si cerca di costruire un mix che supporti sia i grandi piani industriali sia le iniziative locali che contribuiscono alla filiera nazionale.

Misure per la mobilità e coperture finanziarie

La parte dedicata alla mobilità include l’ecobonus per il rinnovo del parco dei veicoli commerciali leggeri, il contributo per le colonnine di ricarica domestiche, il finanziamento del cosiddetto leasing sociale e incentivi per il retrofit a gas e per i mezzi a due ruote.

Alcuni interventi, come il leasing sociale, sono menzionati da tempo ma con implementazioni non ancora consolidate. Sul fronte delle coperture, la riduzione iniziale delle risorse è spiegata dall’impegno a finanziare temporaneamente le misure contro il caro carburanti: il governo ha però annunciato il ripristino dei circa 251 milioni a luglio, aumentando così l’ammontare complessivo destinato al settore.

Obiettivi strategici e impatto sul settore

Nel complesso il DPCM disegna un piano strutturale che sposta l’asse dai sussidi al mercato verso il sostegno agli investimenti delle imprese, con strumenti mirati a sviluppo, ricerca, riconversione produttiva e crescita industriale.

L’intento è rafforzare la posizione dell’Italia nel cuore dell’industria automobilistica europea, in un momento in cui a livello UE sono in corso discussioni su regolamenti CO2 e su iniziative come l’Industrial Accelerator Act. Per la filiera questo significa puntare su capacità tecnologica, ammodernamento degli impianti e nuovi modelli di mobilità per restare competitivi.

La sfida ora è tradurre le disponibilità finanziarie in progetti concreti e cantierabili: la scelta degli strumenti e la loro effettiva attuazione saranno determinanti per capire se il programma riuscirà a stimolare innovazione e investimenti diffusi, sostenendo le imprese e la transizione verso modelli produttivi e di mobilità più sostenibili.