Federauto sostiene che l'attuale approccio sul calcolo della CO2 è disallineato rispetto al Regolamento Count Emission e chiede norme coerenti per la decarbonizzazione
Negli ultimi giorni il dibattito sul futuro delle norme europee per l’automotive ha puntato i riflettori sul modo in cui viene misurata la CO2.
Secondo Federauto, la federazione che rappresenta i concessionari italiani, esiste una discrepanza fondamentale tra il metodo recentemente introdotto per le imprese di trasporto e l’approccio usato per valutare le emissioni dei veicoli nuovi nell’Automotive Package derivato dal Green Deal automotive. Questo scarto metodologico, dicono i rappresentanti del settore, rischia di distorcere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE e di favorire in modo artificiale alcune tecnologie rispetto ad altre.
La posizione è stata formalizzata in un comunicato ufficiale, con le osservazioni del presidente Massimo Artusi e riferimenti concreti al nuovo Regolamento Count Emission e alla norma EN ISO Standard 14083:23. Federauto invita a una revisione che porti a criteri uniformi di misurazione della CO2, evitando così valutazioni contraddittorie tra operatori di trasporto e costruttori di veicoli. La richiesta mira a un equilibrio fra obiettivi ambientali e sostenibilità industriale.
Il punto cruciale riguarda il diverso metro adottato: da una parte il Regolamento Count Emission applica una metodologia basata su EN ISO Standard 14083:23, che calcola le emissioni secondo il criterio Well-to-Wheel (WtW), cioè considerando tutta la filiera energetica fino al movimento del veicolo; dall’altra, le norme sulle immatricolazioni si concentrano sulle emissioni misurate al terminale di scarico. Per Federauto questa distinzione non è neutra: il metodo WtW valuta la natura della fonte energetica, mentre il criterio “tailpipe” premia solo le soluzioni a zero emissioni allo scarico, rendendo di fatto più semplicistico il confronto tra tecnologie.
Il criterio Well-to-Wheel include le emissioni legate all’estrazione, alla produzione e alla distribuzione dell’energia, oltre a quelle generate dall’uso del veicolo. Questo approccio, ricorda Federauto, permette di confrontare correttamente carburanti rinnovabili, combustibili sintetici, motori termici ottimizzati e trazioni elettriche. L’adozione obbligatoria di tale metodologia per le imprese di trasporto rappresenta, secondo i sostenitori, un punto di svolta perché istituzionalizza un metodo uniforme e trasferibile anche alle misure applicate ai veicoli nuovi.
La divergenza metodologica produce effetti concreti sulle strategie industriali e sugli investimenti: se il regolatore valuta le nuove immatricolazioni solo con il criterio delle emissioni allo scarico, le tecnologie che non eliminano totalmente i gas di scarico risultano svantaggiate. Per Federauto questa scelta limita il principio di neutralità tecnologica, che dovrebbe lasciare spazio a più soluzioni per raggiungere la decarbonizzazione. In assenza di un allineamento, le case e i concessionari potrebbero trovarsi a dover riposizionare prodotti e infrastrutture in modo poco efficiente.
Secondo la federazione, la mancata armonizzazione dei criteri rende più difficile il conseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia energetica dell’UE. Un approccio esclusivamente basato sulle emissioni allo scarico rischia di sottovalutare i benefici dei carburanti sostenibili o delle soluzioni ibride se la loro filiera energetica è a basso impatto. Federauto avverte inoltre che politiche incoerenti possono generare distorsioni di mercato e aumentare l’incertezza per chi produce e vende veicoli.
In un comunicato datato Roma, 11 maggio 2026, Massimo Artusi ha chiesto una revisione dei regolamenti automotive in corso di aggiornamento presso l’Europarlamento e il Consiglio Competitività dell’UE. La proposta è chiara: trasferire il benchmark stabilito dal Regolamento Count Emission al regime di valutazione delle CO2 per tutti i veicoli, in modo da garantire una valutazione coerente e una reale applicazione della neutralità tecnologica.
Federauto invoca una regolamentazione che consideri l’intera filiera energetica e consenta scelte industriali sostenibili.
Il processo di revisione normativo rappresenta un’opportunità per correggere quella che viene descritta come un’incoerenza metodologica originaria. Gli interlocutori principali sono le istituzioni europee, i produttori e gli operatori della filiera: il dialogo tecnico e le valutazioni comparative basate su standard condivisi saranno determinanti per stabilire regole credibili e praticabili. Per Federauto il fine è semplice ma ambizioso: legiferare con coerenza e senso di responsabilità per assicurare che la transizione verso la decarbonizzazione sia efficace e industrialmente sostenibile per l’intero comparto automotive.