Scatti rubati a Milano: il progetto Fie torna sotto accusa tra polemiche e possibili denunce

Un progetto fotografico realizzato tra il 2014 e il 2015 a Milano torna al centro delle polemiche dopo dichiarazioni pubbliche dell'autore: immagini di donne riprese senza consenso, reazioni sui social e una possibile segnalazione alla procura.

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.

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La controversia si è riaccesa quando l’autore, il fotografo toscano Gianluca Gliori noto con lo pseudonimo Ray Banhoff ha raccontato in una videointervista le modalità con cui ha realizzato il progetto Fie scattato a Milano nel biennio attorno al 2015.

Le immagini, incentrate su donne riprese per strada spesso inquadrate in modo ravvicinato su gambe, glutei e décolleté, erano state all’epoca esposte in mostre e raccolte in un libro; oggi suscitano contestazioni per la mancanza di consenso dei soggetti ritratti.

Il caso è esploso nel contesto di una più ampia indignazione pubblica legata a chat sessiste recentemente emerse, e la riemersione delle dichiarazioni di Banhoff ha portato a segnalazioni e a un appello pubblicato su un profilo Instagram che ha invitato le donne ritratte a riconoscersi e valutare azioni legali.

Intorno alla vicenda si sono riattivati interrogativi su consensodiritto all’immagine e limiti della fotografia di strada.

Le parole dell’autore e la tecnica dichiarata

Nella videointervista pubblicata il 21 giugno l’autore ha descritto la propria tecnica: pedinamenti per le vie di Milano, avvicinamenti non troppo vistosi, scatti effettuati con uno smartphone inquadrando anche sotto le gonne delle donne senza che queste se ne accorgessero. Banhoff ha spiegato che il progetto nacque in parte da una chat privata tra amici e lo ha definito un esperimento, affermando di aver tratto ispirazione da autori di fiction e narratori per apprendere come passare inosservato.

Queste ammissioni hanno alimentato la critica, perché confermano che molte immagini sono state scattate senza alcuna liberatoria o informazione agli interessati.

Reazioni immediate e appello alle vittime

Un account Instagram ha diffuso estratti dell’intervista e lanciato un appello alle donne potenzialmente ritratte a riconoscersi e a denunciare se avessero subito un danno. L’avvocata e attivista Cathy La Torre ha annunciato l’intenzione di presentare un esposto alla Procura di Milano, sostenendo che si tratta di abuso e violazione della normativa sul trattamento delle immagini e sulla privacy.

Nel frattempo l’autore ha reso private le proprie pagine social e ha dichiarato di essere stato travolto da minacce e insulti online.

Quadro normativo e possibili sviluppi legali

Dal punto di vista civile e amministrativo, la normativa italiana sul diritto all’immagine e la protezione dei dati personali offre strumenti per chiedere la rimozione delle immagini, il risarcimento del danno e sanzioni amministrative. La distinzione cruciale è la riconoscibilità se il soggetto è identificabile, la pubblicazione senza consenso è più facilmente contestabile.

Inoltre, il Garante per la protezione dei dati può intervenire con ordini di cancellazione e multe se il trattamento delle immagini non rispetta le regole previste dal GDPR e dal codice della privacy.

Sul fronte penale le azioni risultano più circoscritte: reati specifici come le interferenze illecite nella vita privata si applicano con limiti alle riprese in luoghi pubblici, mentre la diffusione di immagini a contenuto sessuale può configurare ipotesi più gravi se l’immagine viene sessualizzata e causa nocumento.

Gli avvocati coinvolti esamineranno caso per caso le fotografie contestate, verificando riconoscibilità, contesto di diffusione e tempistiche, per valutare la fattibilità di querele e azioni civili.

Prescrizione e archivio delle immagini

Una questione pratica è la temporalità: molte foto risalgono a circa un decennio fa, e parte delle possibili violazioni potrebbe essere soggetta a prescrizione penale. Tuttavia, sul piano civile e amministrativo la possibilità di ordinare la rimozione delle immagini e di ottenere risarcimenti resta concreta se le immagini sono ancora accessibili online o in archivi fisici.

Questo può portare alla cancellazione delle opere o alla loro anonimizzazione qualora il ricorso legale abbia esito favorevole per le vittime.

La vicenda riporta al centro del dibattito pubblico la necessità di ridefinire i confini tra espressione artistica e tutela della dignità personale, soprattutto in un contesto sociale che nel corso di un decennio ha rafforzato l’attenzione sul tema del consenso. Molti osservatori sottolineano che la fotografia di strada conserva uno spazio di libertà creativa, ma che tale libertà non può giustificare la pubblicazione di immagini che riducono persone inconsapevoli a oggetti di sguardo.

Al netto degli esiti giudiziari che verranno, il caso pone un interrogativo più ampio: quale equilibrio trovare tra la possibilità dell’artista di lavorare in luoghi pubblici e il rispetto dei diritti fondamentali di chi attraversa quegli stessi spazi? La discussione, alimentata dai social e dalle segnalazioni, è destinata a proseguire sia nelle sedi legali sia nel dibattito culturale.