Team stranieri sotto la lente per tasse sui compensi dei piloti a Monza e Imola

Una segnalazione dell'avvocato Alessandro Mei ha acceso i controlli della Guardia di Finanza: cosa rischiano le scuderie non residenti

Dr.ssa Anna Vitale

Dietista abilitata e giornalista. Alimentazione basata su evidenze scientifiche.

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Il 21 aprile 2026 la stampa locale ha rilanciato un fascicolo che la Guardia di Finanza di Bologna ha avviato per verificare la posizione fiscale delle scuderie straniere presenti ai Gran Premi italiani.

L’indagine nasce da un esposto presentato dall’avvocato Alessandro Mei e mira a chiarire se, durante i weekend di gara disputati a Monza, Imola e Mugello, siano state correttamente applicate le regole sulla tassazione dei redditi prodotti in Italia. In questa fase gli accertamenti sono di natura amministrativa e il tema interessa l’entità delle ritenute non operate dalle squadre con sede estera.

Il perimetro dell’indagine

L’attività degli investigatori si concentra sui compensi che i piloti percepiscono per le prestazioni svolte in territorio italiano: secondo la normativa vigente, quei redditi devono essere tassati nel Paese dove si produce la prestazione.

Le Fiamme Gialle vogliono verificare se le scuderie abbiano svolto il ruolo di sostituto d’imposta, operando la ritenuta alla fonte e versando le somme dovute all’Erario. La tesi dell’esposto ipotizza omissioni diffuse, che, se confermate, potrebbero tradursi in un impatto finanziario molto rilevante: i giornali citano la possibilità di centinaia di milioni non versati.

Chi è nel mirino

Nella ricostruzione emersa finora gli accertamenti riguardano principalmente i team la cui sede legale è fuori dall’Italia: la quasi totalità della griglia risulta quindi coinvolta a differenza delle realtà con sede nazionale.

Per esempio, squadre come Ferrari e Racing Bulls non sono al centro della sospetta prassi perché, avendo sede legale in Italia, già adempiono agli obblighi contributivi e fiscali sul territorio. Gli investigatori stanno quindi distinguendo i profili a seconda della residenza delle società e della documentazione contabile prodotta per i compensi dei piloti.

Aspetti normativi e responsabilità fiscale

Il nodo giuridico riguarda la qualifica dei piloti come lavoratori autonomi e la conseguente responsabilità delle scuderie in qualità di committenti.

In base alla legge italiana, chi paga una prestazione effettuata in Italia deve trattenere e versare le imposte dovute: è quello che si intende per sostituto d’imposta. La questione non è completamente nuova: era già stata sollevata con interrogazioni parlamentari nel 2026 e ha ricevuto attenzione dalle Corti dei Conti regionali di Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, territori che ospitano gli autodromi coinvolti.

Piloti come lavoratori autonomi

In termini concreti, i weekend di gara possono essere letti come prestazioni svolte in Italia e quindi suscettibili di tassazione locale.

Trattandosi di atleti residenti spesso in giurisdizioni estere, come il Principato di Monaco, il sistema prevede che il committente operi la ritenuta sul compenso. Se questa prassi non è stata applicata, la mancanza riguarda l’intermediario fiscale (la scuderia) più che la residenza del pilota. Il commercialista che ha collaborato alla segnalazione, Emilio De Santis, ha contribuito a chiarire questi aspetti tecnici nel dossier che ha alimentato gli accertamenti.

Possibili conseguenze e il contesto più ampio

Al momento la fase è esplorativa e di natura amministrativa: non risultano indagini penali aperte, ma la conferma delle omissioni potrebbe dar luogo a cartelle esattoriali di importo significativo per i team coinvolti. Sul piano sportivo e finanziario, una simile riluttanza al versamento delle imposte aprirebbe anche questioni collegabili alle regole di governance economica della F1, come il budget cap e la trasparenza dei flussi. Infine, la vicenda si inserisce in un filone più ampio di controlli fiscali sugli sportivi non residenti, materia su cui diversi Paesi recentement hanno adottato norme analoghe.

In sintesi, la vicenda rimane in evoluzione: gli accertamenti della Guardia di Finanza e le verifiche delle Corti dei Conti potrebbero far emergere pratiche consolidate ma non conformi alla normativa italiana. Se le omissioni verranno accertate, le scuderie straniere rischiano ripercussioni economiche rilevanti; se invece la documentazione dimostrerà il corretto adempimento, si chiuderà una pagina di incertezza sul trattamento fiscale delle prestazioni sportive in Italia. Gli sviluppi meritano attenzione nei prossimi passaggi procedurali.