Fabbri costruisce la vittoria con un undercut e gestione impeccabile; caos nelle retrovie consegna gli ultimi posti per il Round of 8
La CIN & Grill Richmond 240 ha offerto uno spettacolo di gestione e colpi di scena, con Alessio Fabbri a emergere come protagonista assoluto.
La gara, più tattica rispetto all’appuntamento precedente, ha messo in risalto la capacità dei piloti di interpretare i momenti chiave: dalle scelte di pit stop alle fasi di restart, ogni decisione ha avuto conseguenze decisive.
Il tracciato di Richmond, con i suoi 240 giri suddivisi in Stage 1: 72 e Stage 2: 144, ha premesso un confronto continuativo fra velocità sul giro secco e pianificazione strategica. In questo contesto la gestione degli stint e del degrado gomme è stata determinante per chi ambiva al successo e, soprattutto, per chi voleva conquistare un posto nel Round of 8.
Allo start la pole position era nelle mani di Cristian Loi, autore del riferimento sul giro secco, con Fabbri a fianco pronto a capitalizzare subito. Per oltre ottanta giri i due hanno guidato il gruppo impostando un ritmo serrato, finché il primo vero spartiacque non è arrivato con il gioco dei pit stop. La scelta di anticipare la sosta ha funzionato come un’arma tattica: grazie a un undercut eseguito con precisione, Fabbri è riuscito a recuperare tempo su Loi e a prendere il comando proprio nel momento in cui le strategie hanno iniziato a divergere.
Il concetto di undercut — fermarsi prima per sfruttare gomme nuove e recuperare tempo sul rivale — si è rivelato determinante. Nel corso del primo stage Fabbri ha effettuato una sosta anticipata in regime di bandiera verde, mentre Loi ha tardato il rientro di diversi giri; la differenza cronometrica è stata di circa cinque secondi, sufficiente per ribaltare le posizioni in pista. A quel punto la gara ha assunto i connotati di un controllo attento del ritmo da parte del leader.
A circa venti giri dal pit stop una bandiera gialla ha rimesso in discussione ogni previsione: la sosta coordinata e un errore nei tempi di rientro sono costati caro a due protagonisti. Cristian Loi e Matteo Bortolotti sono incappati in una sosta irregolare che ha portato a una bandiera nera per pit non corretto. Se Bortolotti è riuscito a limitare i danni e a proseguire la rimonta, per Loi l’episodio è stato fatale: impossibilitato a scontare la penalità in modo efficace, è scivolato a due giri di distacco e fuori dalla contesa per la vittoria.
Con la leadership ormai nelle mani di Fabbri, la corsa si è trasformata in una gestione attenta degli ultimi restart e del consumo gomme. Il pilota ABS ha amministrato il vantaggio fino alla bandiera a scacchi, firmando la sua 68ª vittoria in carriera e la settima su questo circuito, numeri che sottolineano il suo dominio nei momenti clou della stagione.
Alle sue spalle la bagarre non è però mancata: Matteo Bortolotti ha costruito una rimonta di grande carattere, sfruttando anche un lucky dog e una gestione gomme più efficace per superare Vincenzo Acquaviva in un finale molto combattuto.
Bortolotti ha chiuso secondo, mentre Acquaviva ha completato il podio dopo una prova solida ma complicata dal degrado sul finale.
Dietro al podio, la zona punti ha riservato un colpo di scena decisivo per i playoff: Nicholas Baldacchini ha tagliato il traguardo in quarta posizione e, previa penalità post gara a un avversario, ha ottenuto l’accesso al Round of 8. Questo finale dimostra quanto anche i controlli successivi alla bandiera a scacchi possano influire in maniera determinante sulla classifica e sugli equilibri della stagione.
Il Round of 12 si chiude così con conferme e sorprese: da un lato sono emersi i valori consolidati di alcuni piloti, dall’altro si è visto quanto sia labile il confine tra controllo strategico e caos in pista. La serie si prenderà ora due settimane di pausa prima di riprendere il cammino verso la fase decisiva: il prossimo impegno è fissato per il 27 aprile a Darlington, l’appuntamento che inaugurerà il Round of 8 e che rappresenterà l’ultima tappa prima della finalissima di Phoenix.
Da questo momento in poi non ci saranno più margini d’errore: solo i più solidi continueranno a sognare il titolo della CIN Cup eSports Series.