A Phillip Island Bulega firma una tripletta e Ducati impone la sua legge all’apertura del mondiale

A Phillip Island, nel round del 21 e 22 febbraio 2026, Nicolò Bulega centra la pole e trionfa nelle tre gare SBK; la Supersport offre risultati inaspettati con vittorie per Jaume Masiá e Albert Arenas

Roberto Investigator

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Il Gran Premio di Phillip Island del 21 e 22 febbraio 2026 ha aperto la stagione del mondiale Superbike con un fine settimana ricco di conferme e sorprese.

Sull’iconico circuito di Phillip Island (4,445 km) il protagonista indiscusso è stato Nicolò Bulega, capace di centrare la pole position e di vincere le tre gare in programma, mentre la classe Supersport ha visto risultati imprevedibili a causa delle condizioni meteo variabili della domenica.

Rispetto alle edizioni precedenti, in questo round non è stato previsto alcun cambio gomme obbligatorio nelle gare lunghe, un elemento che ha inciso sulle strategie dei team.

La combinazione di meteo instabile, scelte tattiche diverse e qualche sorpresa in pista ha reso il weekend particolarmente avvincente.

La supremazia di Nicolò Bulega e il dominio Ducati

Nicolò Bulega ha conquistato la pole position con il tempo di 1’28.244 e si è ripetuto in gara, firmando una tripletta che lo porta a quota 23 vittorie in carriera nel campionato, superando il primato di Marco Melandri (22 successi).

Le tre affermazioni sono arrivate in Gara 1, nella Superpole Race e in Gara 2, confermando la perfetta intesa tra il pilota e la Ducati Panigale V4R del team Aruba.it Racing.

Podio e primi piazzamenti per nuovi protagonisti

La presenza massiccia di Ducati al vertice è testimoniata dai podi: in Gara 1 si è registrato un podio interamente italiano con Yari Montella (Barni Spark Racing) e Lorenzo Baldassarri (Team GoEleven) a completare la top-3 dietro Bulega; per Montella e Baldassarri si trattava del primo podio in categoria Superbike.

Nella Superpole Race e in Gara 2, invece, Axel Bassani ha portato la Bimota KB998 Rimini sul secondo gradino del podio, ottenendo risultati di spicco per il progetto Bimota by Kawasaki.

Gare, tempi e dettagli tecnici

La Gara 1 e Gara 2 erano entrambe programmate su 22 giri (97,790 km totali), mentre la Superpole Race si è svolta su 10 giri (44,450 km). Oltre alla pole di Bulega, i riferimenti cronometrici del weekend includono giri veloci segnati dallo stesso Bulega in più occasioni: oltre al 1’28.244 in qualifica, il pilota ha registrato anche il giro più veloce in Gara 1 e in altre frazioni di gara, consolidando il vantaggio prestazionale della Ducati sul tracciato australiano.

Classifica e piazzamenti degni di nota

Fra gli altri protagonisti di Gara 1 si segnalano Sam Lowes, Iker lecuona e Alex Lowes, tutti nelle posizioni che hanno contribuito a rendere la lotta per la top-10 serrata. Miglioramenti e scelte di setup differenti hanno permesso a costruttori come BMW e Honda di apparire in zona punti con piloti come Miguel Oliveira e Tetsuta Nagashima, rispettivamente.

La Supersport: sorprese, strategie e nuove facce sul podio

Accanto allo spettacolo SBK, la classe WorldSSP ha avuto due gare con esiti contrastanti. In Gara 1 Jaume Masiá ha conquistato la vittoria su Ducati Panigale V2, firmando anche la pole e il giro più veloce (1’32.115 in qualifica e 1’32.310 in gara), con Philipp Öttl secondo e il sorprendente Oliver Bayliss (PTR Triumph) al terzo posto per il suo primo podio mondiale.

Gara 2 e i colpi di scena

La seconda manche della Supersport è stata condizionata dal maltempo: alcuni piloti hanno effettuato soste per il cambio gomme, altre scelte strategiche hanno premiato chi è riuscito a interpretare meglio la pista bagnata. A vincere è stato Albert Arenas con la Yamaha YZF-R9, precedendo Aldi Satya Mahendra (Yamaha) e Matteo Ferrari (Ducati), con quest’ultimo che ha salvato il primato della casa di Borgo Panigale nella classifica costruttori.

Il weekend australiano, oltre alle vittorie, ha segnato diverse ‘prime volte’ — prime piazze in gara o primi podi per giovani piloti — confermando come l’inizio di stagione abbia già delineato tendenze importanti: la Ducati come riferimento prestazionale e una Supersport più aperta e imprevedibile rispetto al passato.