Affidamento in prova per Alberto Stasi: cosa cambia ora

Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate dopo 11 anni. Scopri i dettagli del suo affidamento in prova e cosa lo aspetta

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.

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Dopo oltre undici anni di detenzione, Alberto Stasi ha finalmente lasciato il carcere di Bollate.

Il 42enne, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, un passo fondamentale verso la libertà. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano è arrivata dopo un lungo percorso di reinserimento sociale che ha visto Stasi lavorare all’esterno e rispettare tutte le prescrizioni imposte.

Un addio commovente e un nuovo inizio

La mattina del 14 giugno 2026, Stasi ha salutato i compagni di cella e il personale del carcere, lasciando loro alcuni oggetti personali come ricordo.

Un gesto che ha commosso molti, tra cui il direttore Giorgio Leggieri e gli educatori che lo hanno seguito in questi anni. “È un nuovo punto di inizio per la sua vita futura”, ha dichiarato l’avvocata Giada Bocellari, che ha sempre sostenuto la sua innocenza.

Dopo l’udienza, Stasi ha riabbracciato la madre Elisabetta Ligabò, un incontro che ha un sapore completamente diverso rispetto a quelli precedenti. La madre, che non ha mai smesso di credere nell’innocenza del figlio, ha preparato un pranzo frugale ma significativo.

“La vita ci ha messo a dura prova”, ha commentato la donna, pensando al futuro e alla possibilità di una revisione del processo.

Le condizioni dell’affidamento in prova

L’affidamento in prova è un istituto previsto per tutti i detenuti a cui rimanga da scontare una pena inferiore ai quattro anni. Stasi, che ha già scontato gran parte della sua condanna, dovrà rispettare alcune prescrizioni: non stare fuori casa la notte e non lasciare la Lombardia.

Potrà però spostarsi all’interno della regione e guidare, una passione che gli è mancata molto in questi anni.

“Non tornerò a Garlasco”, ha dichiarato Stasi, che ha già trovato un appartamento nell’hinterland milanese. Potrà però visitare la madre e, se la revisione del processo dovesse andare a buon fine, pregare insieme a lei sulla tomba di Chiara Poggi.

Il percorso di reinserimento e le nuove indagini

Il percorso di reinserimento di Stasi è stato lungo e faticoso.

Dal 2026 ha ottenuto la possibilità di lavorare all’esterno e, dall’aprile 2026, la semilibertà, che gli permetteva di rientrare in carcere solo per dormire. In questi mesi, ha lavorato come contabile in uno studio del centro di Milano, dimostrando una condotta esemplare.

Le nuove indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio hanno riaperto il caso Garlasco, sollevando dubbi sulla condanna di Stasi. La procuratrice generale Francesca Nanni sta studiando le carte inviate dai magistrati pavesi, ma una decisione definitiva arriverà solo dopo l’estate.

Nel frattempo, Stasi può finalmente guardare al futuro con una nuova speranza.