Arrigo Giana si scusa per la tragedia del Ponte Morandi: un gesto tardivo

Dopo otto anni di silenzio, Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, si scusa per il crollo del Ponte Morandi. Un gesto che arriva alla vigilia della sentenza del processo.

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.

Condividi

Dopo otto anni di silenzio, Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, ha pubblicato una lettera di scuse per il crollo del Ponte Morandi a Genova, avvenuto il 14 agosto 2018.

La tragedia causò 43 morti e 566 sfollati lasciando una profonda ferita nella comunità genovese e in tutta Italia.

La lettera, pubblicata sul sito della società, rappresenta il primo atto formale di scuse da parte dei vertici di Autostrade per l’Italia. Giana, che ricopre la carica di amministratore delegato dal ha espresso il suo rammarico per il mancato gesto di scuse immediato, definendolo un’ulteriore ferita per la comunità.

Le scuse di Arrigo Giana

Nella sua lettera, Giana ha sottolineato l’importanza di chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani per le sofferenze causate dal crollo del Ponte Morandi. Ha ribadito l’impegno delle diecimila lavoratrici e lavoratori di Autostrade per l’Italia per garantire che eventi simili non si ripetano mai più.

“Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo”, ha scritto Giana.

“Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità.”

Il contesto storico e le responsabilità

Il crollo del Ponte Morandi ha scatenato un processo giudiziario che ha coinvolto 57 imputati tra cui ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, di Spea (la società che si occupava del monitoraggio delle infrastrutture) e dirigenti del ministero delle Infrastrutture.

La Procura di Genova ha chiesto complessivamente 400 anni di carcere per 56 di loro.

La pena più alta, 18 anni e sei mesi è stata chiesta per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. Castellucci è già in carcere dopo una condanna a sei anni per disastro e omicidio colposo per un altro grave incidente stradale avvenuto ad Acqualonga in provincia di Avellino, nel 2013.

Le reazioni dei familiari delle vittime

Le reazioni dei familiari delle vittime sono state negative. Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, ha definito le scuse di Giana “tardive” e “strumentali”, sottolineando che andavano fatte a suo tempo. Il comitato ritiene i membri della famiglia Benetton responsabili moralmente, anche se nessuno di loro è imputato.

“Mi sembra comunque un’uscita quantomeno singolare, le scuse andavano fatte a suo tempo”, ha dichiarato Possetti. “La proprietà è cambiata da tempo: perché solo ora le scuse? Quanto ai Benetton per noi hanno comunque una responsabilità morale altissima anche se non sono imputati.”

La discontinuità gestionale e il nuovo corso di Autostrade per l’Italia

Giana ha sottolineato che Autostrade per l’Italia è profondamente cambiata rispetto al passato. Oggi l’azienda è sotto il controllo dello Stato, con nuovi azionisti e una nuova gestione. “Oggi questa azienda è altro rispetto ad allora”, ha precisato Giana, evidenziando l’impegno costante per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi.

La lettera di scuse rappresenta un punto di rottura rispetto al silenzio istituzionale che ha caratterizzato il lungo periodo post-crollo.

Giana ha ribadito l’importanza della verità e della trasparenza, elementi fondamentali per la riparazione sociale e per ristabilire la fiducia nella comunità.

“Rompiamo il silenzio”, ha scritto Giana, sottolineando l’impegno dell’azienda per garantire la sicurezza delle infrastrutture e dei viaggiatori. Un gesto che, sebbene tardivo, rappresenta un passo verso la riconciliazione e la chiusura di una pagina dolorosa della storia italiana.