Come i piloti vedono l’evoluzione della Formula 1 tra ibrido, batterie e motori

Analisi delle richieste dei piloti come Max Verstappen e Fernando Alonso sul bilanciamento tra elettrificazione e motori tradizionali in Formula 1

Roberto Investigator

Tre scandali politici e due frodi finanziarie portate alla luce. Lavora con un metodo quasi scientifico: molteplici fonti, documenti verificati, zero assunzioni. Non pubblica finché non è a prova di proiettile. Un buon giornalismo investigativo richiede pazienza e paranoia in egual misura.

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Negli ultimi anni la discussione interna alla Formula 1 si è concentrata sempre più sul grado di elettrificazione da adottare, e le voci dei piloti hanno assunto un peso rilevante nel dibattito.

Pareri schietti come quelli di Max Verstappen, espressi dopo le prime impressioni sulla nuova era tecnica, mettono in luce il conflitto tra la visione di chi corre e le strategie dei costruttori. Accanto a lui figure esperte come Fernando Alonso ricordano che non è possibile tornare indietro alla F1 di fine anni Novanta, ma invitano a riflettere su equilibrio e identità della categoria.

La posizione dei piloti: tra nostalgia e realismo

Per molti piloti la Formula 1 ha un’anima che rischia di essere offuscata da un’eccessiva dipendenza dall’elettrico. Max Verstappen, in modo diretto, ha paragonato la situazione attuale a una Formula E potenziata, sottolineando come il peso dell’installazione elettrica e la percentuale di potenza erogata dalle batterie cambino la natura delle vetture. Allo stesso tempo, altri piloti non negano la necessità di adattarsi: la consapevolezza che il regolamento sia già in vigore porta a richieste pratiche più che a rimpianti, con un richiamo a mantenere la F1 riconoscibile, con motori coinvolgenti e macchine leggere.

Un desiderio condiviso: motori e leggerezza

Un punto comune emerge dalle dichiarazioni: la preferenza per automobili più leggere e con una componente sonora e meccanica forte. Fernando Alonso è tra coloro che sottolineano come la categoria vissuta a cavallo tra anni Novanta e Duemila, con motori aspirati e soluzioni tecniche meno orientate all’elettrico, non tornerà; tuttavia invita a preservare aspetti fondamentali come la differenziazione tra asset sportivo e sperimentazione tecnologica.

Questo approccio richiama il concetto di purismo sportivo, dove l’esperienza del pilota e l’emozione del motore devono rimanere centrali.

Le esigenze industriali: perché i costruttori spingono sull’ibrido

Dietro le scelte tecniche della Formula 1 non ci sono soltanto preferenze sportive: i grandi gruppi automobilistici investono cifre molto elevate e devono giustificare questi impegni davanti ai propri consigli di amministrazione. Per questo motivo la tendenza verso motori con una componente ibrida semplificata è forte, e molte scelte future sono discusse in funzione di un ritorno commerciale e di immagine.

Marchi come Audi e Honda hanno esplicitato la volontà di mantenere una quota di elettrificazione, pensata come ponte verso soluzioni di produzione su scala più ampia.

Come si conciliano sport e strategia aziendale

Il dilemma è evidente: la Formula 1 deve restare spettacolare, ma anche utile come banco di prova per tecnologie che i costruttori intendono trasferire sulle auto di serie. Da qui nascono scelte come l’integrazione dell’ibrido e l’esplorazione dei carburanti sintetici, ottenuti tramite idrogenazione di materie organiche, che vengono presentati come una possibile via di decarbonizzazione con impatto commerciale diretto.

In Europa queste soluzioni sono particolarmente spinte, mentre in altre aree geografiche prevalgono approcci differenti, come l’elettrico puro in Cina o la fuel cell in Giappone.

Formule a confronto: Formula E, F1 e le linee di demarcazione

Un tema ricorrente nelle discussioni è la separazione tra campionati: alcuni piloti auspicano che la Formula 1 non scivoli sempre più verso il profilo della Formula E, specialmente per quanto riguarda l’incremento della capacità delle batterie e la quota di potenza elettrica.

L’idea è che le due realtà debbano mantenere identità diverse, con la Formula E come laboratorio per l’elettrico puro e la F1 come palcoscenico per tecnologie miste e prestazioni estreme. Questa distinzione riveste un valore identitario per tifosi, piloti e costeuttori.

Il ruolo dei carburanti sintetici

Tra le alternative al ricorso esclusivo all’elettrico spicca la possibilità di utilizzare carburanti sintetici nel medio termine, soluzione che permetterebbe di ridurre l’impronta carbonica mantenendo un motore termico centrale.

Questa strada potrebbe conciliare l’esigenza di sostenibilità promossa dalle case auto con la volontà dei piloti di preservare il carattere meccanico delle monoposto, ma richiede sviluppi industriali e politiche energetiche coerenti per diventare praticabile su larga scala.

La discussione proseguirà nei prossimi confronti regolamentari, con la possibilità di soluzioni ibride, carburanti alternativi e nuove generazioni di vetture come la Gen4 che promettono prestazioni elevate (oltre 600 cavalli) pur cambiando il rapporto tra componente termica ed elettrica.

Il risultato di questi sforzi deciderà se la F1 saprà mantenere la sua identità pur abbracciando la decarbonizzazione.