Come il criterio Made in Europe può avvicinare i costi delle batterie europee a quelli cinesi

Transport & Environment sostiene che una catena produttiva di batterie più ampia in Europa può abbattere i costi, limitare i rischi di approvvigionamento e giustificare criteri di sovvenzione legati al Made in Europe

Roberto Conti

Venti anni a vendere case che costano quanto un appartamento normale in altre città. Ha visto famiglie fare fortuna e altre perdere tutto nel mattone. Conosce ogni trucco degli annunci immobiliari e ogni clausola nascosta nei contratti. Quando analizza il mercato immobiliare, lo fa da chi ha firmato centinaia di rogiti, non da chi legge i report delle agenzie.

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La produzione di batterie per veicoli elettrici in Europa torna al centro del dibattito pubblico.

Un recente studio di Transport & Environment (T&E) sostiene che rafforzare la filiera europea potrebbe ridurre il gap di costo con la Cina e offrire garanzie strategiche sulle materie prime.

La proposta legislativa nota come Industrial Accelerator Act prevede criteri di produzione locali per l’accesso a sovvenzioni pubbliche. Bruxelles intende favorire prodotti realizzati nel Vecchio Continente, una scelta che genera sia prospettive industriali sia preoccupazioni sulla competitività dei costruttori automobilistici.

Perché puntare sul Made in Europe

La Commissione e le associazioni di settore spingono per privilegiare la produzione interna. L’obiettivo è proteggere la catena del valore industriale dell’Unione da pressioni esterne e da possibili usi politici delle forniture. Secondo Transport & Environment, sviluppare capacità produttive sul territorio europeo costituisce una forma di assicurazione strategica che riduce la vulnerabilità legata a dipendenze estere su componenti critici per le batterie.

Sul piano operativo, i proponenti chiedono regole che assegnino priorità all’industria europea nell’accesso a finanziamenti pubblici. La misura dovrebbe tradursi in criteri espliciti nei bandi, con effetti su catene di approvvigionamento e sugli investimenti industriali. Nel mercato immobiliare la location è tutto, e la stessa logica si applica alla localizzazione degli impianti produttivi.

L’introduzione di preferenze per fornitori europei mira anche a sostenere la creazione di competenze e impianti destinati alla filiera delle batterie.

Gli operatori del settore osservano che la misura potrebbe ridurre rischi geopolitici ma aumentare i costi per alcuni costruttori. La proposta dell’Industrial Accelerator Act è attesa il 4 marzo e definirà i dettagli delle priorità e dei criteri di eleggibilità.

Rischi e benefici per l’industria

La proposta dell’Industrial Accelerator Act continua la discussione su costi e vantaggi per le imprese europee, senza modificare i termini già indicati. Le case automobilistiche avvertono che requisiti stringenti potrebbero aumentare i costi di produzione e ridurre la competitività dei veicoli sul mercato.

I rappresentanti del settore segnalano impatti soprattutto sui fornitori di componenti e sulle piccole e medie imprese della filiera.

D’altra parte, Transport & Environment sostiene che investire nella produzione locale può generare economie di scala e migliorare l’efficienza produttiva, contribuendo a colmare il divario con i produttori asiatici. Julia Poliscanova, Senior Director di T&E, sottolinea che l’accesso sicuro a batterie e materie prime è cruciale per la resilienza economica dell’Europa e che una filiera robusta riduce il rischio di usare le forniture come leva commerciale. Nel mercato immobiliare la location è tutto: trasferito al settore industriale, questo principio evidenzia l’importanza della prossimità produttiva per il controllo dei costi e del ROI immobiliare.

I dati chiave dello studio di Transport & Environment

Lo studio di Transport & Environment indica che una quota significativa del valore della filiera degli EV è già prodotta in Europa. Tra il 45% e il 70% dei componenti chiave viene realizzato nel continente, secondo i dati dell’analisi.

Le batterie restano l’elemento più costoso della catena produttiva: la loro incidenza sui costi complessivi varia tra l’83% e l’86% a seconda del costruttore. Per questo motivo lo spostamento della produzione all’estero determina oltre il 90% dell’aumento dei costi legati alla delocalizzazione, sostiene lo studio.

Nel mercato immobiliare la location è tutto, e la stessa logica di prossimità produttiva si applica alla manifattura degli EV. La vicinanza degli impianti facilita il controllo dei costi, riduce i tempi logistici e migliora il ritorno sugli investimenti, incluso il ROI immobiliare citato nel paragrafo precedente.

Quanto è grande il divario di costo

A seguito del controllo dei costi che riduce i tempi logistici e migliora il ritorno sugli investimenti, il rapporto registra differenze significative nei prezzi delle celle.

Attualmente le celle europee risultano in media circa il 17% più costose rispetto a quelle prodotte negli Stati Uniti e il 90% più costose rispetto a quelle cinesi.

T&E precisa che gran parte della differenza deriva da economie di scala limitate e non da una inferiore capacità tecnologica strutturale. Con l’aumento della produzione e il miglioramento dell’efficienza, il report ipotizza una riduzione del divario di costo per kWh.

Il documento stima che il costo aggiuntivo attuale, pari a circa 41 dollari per kWh, potrebbe scendere fino a circa 14 dollari per kWh entro il 2030 per le chimiche NMC e LFP.

Tale proiezione si basa su scenari di scala produttiva e ottimizzazione delle catene di approvvigionamento.

Impatto sui prezzi dei veicoli e ruolo degli incentivi

La traslazione dei costi di produzione sulle auto elettriche indica un aumento medio per vettura stimato in circa 500 euro nel 2030. Le stime presentano un intervallo compreso tra 300 e i 750 euro a seconda del costruttore e delle economie di scala.

I dati di compravendita mostrano che questo impatto potrebbe essere attenuato da misure pubbliche.

L’erogazione di incentivi pubblici mirati favorirebbe l’industrializzazione locale e ridurrebbe il differenziale di prezzo tra batterie prodotte in Europa e quelle importate.

La valutazione si basa su scenari di scala produttiva e ottimizzazione delle catene di approvvigionamento. Un aumento della capacità produttiva europea e incentivi mirati rappresentano lo sviluppo atteso più rilevante per contenere il rincaro nei prossimi anni.

Cosa cambia per i consumatori e per le politiche

Nel mercato immobiliare la location è tutto: applicato alla filiera industriale, l’espansione della capacità produttiva europea mira a ridurre la dipendenza estera. I dati di compravendita mostrano analogie nel valore strategico della produzione locale; per i consumatori l’aumento dei costi potrebbe restare contenuto rispetto ai benefici di lungo periodo. Una filiera europea più ampia offrirebbe maggiore sicurezza nell’approvvigionamento e possibilità di occupazione qualificata.

I decisori pubblici devono bilanciare due obiettivi contrastanti.

Da un lato vi è la pressione per contenere i prezzi al consumo. Dall’altro sussiste la necessità di costruire capacità industriale autonoma e resiliente rispetto a shock geopolitici e pratiche commerciali aggressive osservate in altri settori. Le politiche pubbliche orientate a incentivi mirati e investimenti infrastrutturali possono mitigare il rincaro senza compromettere la creazione di valore aggiunto.

I dati disponibili indicano che politiche coordinate a livello europeo faciliteranno la transizione.

Il mattone resta sempre un indicatore di stabilità: analogamente, la localizzazione della produzione rappresenta un fattore chiave per la tenuta del mercato automobilistico. Lo sviluppo atteso più rilevante è l’integrazione di catene del valore regionali, con effetti misurabili su posti di lavoro ad alto valore e sulla resilienza dell’offerta.

Nel mercato immobiliare la location è tutto; applicato alla filiera industriale, la localizzazione produttiva europea diventa leva strategica. Il rapporto di Transport & Environment propone che il criterio Made in Europe non sia mera protezione, ma un investimento industriale mirato. L’aumento della produzione locale e l’efficienza operativa ridurrebbero i costi, proteggerebbero le forniture e rafforzerebbero la sovranità strategica europea sulle batterie per veicoli elettrici.

Di rilievo è l’integrazione di catene del valore regionali, con effetti misurabili su posti di lavoro ad alto valore e sulla resilienza dell’offerta. Il rapporto sollecita investimenti pubblici e privati per sostenere la transizione produttiva.