L'UE sta valutando l'introduzione di dazi sulle ibride plug-in cinesi, con possibili ripercussioni sui prezzi e sulle vendite in Europa. Scopri quali marchi saranno coinvolti e come potrebbe evolversi il mercato.
L’Unione Europea sta valutando l’introduzione di dazi compensativi sulle auto ibride plug-in prodotte in Cina.
Questa misura, destinata a riequilibrare la concorrenza, potrebbe avere un impatto significativo sui prezzi e sulle vendite nel mercato europeo.
La decisione segue un periodo di tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino, con l’UE che cerca di contrastare il deficit commerciale e ridurre la dipendenza da forniture strategiche cinesi. I dazi compensativi vengono applicati a prodotti che hanno beneficiato di sussidi statali nel Paese di origine, con l’obiettivo di riequilibrare il vantaggio competitivo ottenuto.
Tra i costruttori maggiormente coinvolti figurano quelli che negli ultimi mesi hanno investito di più nelle plug-in hybrid da BYD a Chery passando per SAIC (che in Europa commercializza i modelli MG) e Geely.
Proprio BYD ha recentemente introdotto in Italia la Dolphin G DM-i una compatta ibrida plug-in sviluppata con un’attenzione specifica alle esigenze del mercato europeo.
In futuro, la plug-in dovrebbe essere prodotta nel nuovo impianto di Szeged in Ungheria, evitando così gli eventuali dazi.
Negli ultimi mesi, in Europa e in Italia, le ibride plug-in hanno registrato una crescita significativa. A maggio, le immatricolazioni sono salite del 71%, una dinamica sostenuta anche dalle nuove norme sulle auto aziendali.
Resta ora da capire quale sarà l’entità dei dazi che l’Unione Europea applicherà ai modelli prodotti in Cina e quale impatto avranno sui prezzi di listino e, La Commissione Europea ha già predisposto il quadro tecnico necessario per attivare le nuove tariffe, in attesa del via libera degli Stati membri.
La possibile introduzione di dazi sulle ibride plug-in arriva mentre, nei mesi scorsi, Unione Europea e Cina avevano mostrato segnali di apertura sul tema delle auto elettriche a batteria. Le due parti avevano infatti raggiunto un’intesa di massima sugli impegni di prezzo per i veicoli BEV esportati dalla Cina verso il mercato europeo.
L’accordo si inseriva in un percorso negoziale avviato dopo una fase di forte tensione, con l’obiettivo di evitare un’escalation commerciale in un settore diventato centrale per l’industria automobilistica globale.
La svolta precedente era arrivata proprio nel 2026, quando Bruxelles aveva imposto dazi anti-sussidi sulle auto elettriche cinesi al termine di un’indagine che aveva evidenziato un sostegno statale significativo al comparto industriale.