Dodge Firearrow III: concept V8 Hemi con record su circuito chiuso

Scopri come la Dodge Firearrow III combinò il design di Ghia, la visione di Virgil Exner e un V8 Hemi per conquistare un record

Sofia Rossi

Otto anni in laboratorio tra provette e microscopi in centri di ricerca farmaceutica d'eccellenza. Poi ha capito che la vera sfida era un'altra: far arrivare la scienza a chi ne ha bisogno. Durante la pandemia ha tradotto paper scientifici in articoli che tua nonna poteva capire - senza perdere un grammo di accuratezza. Quando leggi un suo pezzo sulla salute, sai che dietro c'è chi ha davvero indossato il camice.

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La Dodge Firearrow III rappresenta uno dei prototipi più immaginifici del dopoguerra americano, con linee che guardavano tanto all’era aerospaziale quanto alla pratica ingegneristica.

Nata come esercizio di stile per il pubblico e per la stampa, la Firearrow III è figlia della collaborazione tra lo studio stilistico di Virgil Exner e la carrozzeria torinese Ghia, e mantiene tuttora il fascino di un oggetto che era insieme vetrina tecnica e manifesto estetico. In questo primo paragrafo introduttivo ribadiamo che si tratta di un concept presentato in più versioni a partire dal 1953, e che l’esemplare più noto è quello del 1954 per le imprese sportive conseguite.

La storia della Firearrow è fatta di tappe che vanno dalla show car statica alla vettura marciabile: la prima apparizione fu nel 1953, seguita da versioni evolute che misero alla prova il progetto su strada e su pista. Concept car in questo contesto significa sperimentazione visiva e tecnologica, un banco di prova per soluzioni che talvolta anticipano la produzione di serie. Il prototipo fu poi esposto in tournée internazionali e infine venduto all’asta da RM Sotheby’s per 852.500 dollari (circa 700.000 euro), cifra che testimonia oggi il valore storico e collezionistico dell’oggetto.

Design e costruzione

Il linguaggio estetico della Firearrow III è decisamente ispirato all’estetica jet dell’epoca: superfici ampie in lamiera, grandi superfici vetrate e dettagli cromati che sottolineano la direzione di marcia. La carrozzeria realizzata da Ghia presenta un frontale con una griglia rettangolare scandita da elementi verticali e una nicchia centrale che integra quattro fari, mentre le fiancate sono percorse da una nervatura a lama che accentua la sensazione di velocità.

Gli scarichi doppi emergono dai parafanghi posteriori come elementi funzionali e scenografici, evidenziando l’equilibrio tra forma e funzione che caratterizza il progetto.

Materiali e soluzioni tecniche

Sotto l’aspetto costruttivo la Firearrow III sfrutta un telaio derivato dalla Dodge Royal di serie, opportunamente alleggerito e bilanciato per migliorare il comportamento dinamico: si tratta di un esempio di ottimizzazione peso‑prestazioni tipica delle show car che vengono trasformate in esemplari marcianti.

L’ampia superficie vetrata con parabrezza inclinato e lunotto avvolgente contribuisce sia all’estetica sia all’abitabilità, mentre gli interni rifiniti in pelle Opal Blue e bianco offrono dotazioni all’avanguardia per il periodo, come sedili regolabili, radio a pulsanti e impianto di riscaldamento.

Motore e prestazioni

Il cuore meccanico della Firearrow III è un 3.9 V8 “Red Ram” Hemi capace di erogare circa 150 CV, accoppiato al cambio automatico PowerFlite.

Questa combinazione di motore V8 e trasmissione automatica era rappresentativa dell’identità americana dell’epoca: potenza, coppia e una guida relativamente semplice anche ad alte velocità. L’attenzione alla riduzione dei pesi e alla messa a punto del telaio ha permesso a questa concept di prestazioni sorprendenti per un’auto nata anche come esercizio di stile.

Il record su pista

Nel 1954, in occasione dell’inaugurazione del Chelsea Proving Grounds, la pilota Betty Skelton portò la Firearrow III sull’ovale sopraelevato e segnò un primato significativo: un record mondiale femminile su circuito chiuso con la velocità media di 143,44 mph (circa 231 km/h).

È un dato che pone la Firearrow III in una posizione singolare nella storia delle concept car, essendo l’unica a detenere ufficialmente un primato di velocità. Questo episodio evidenzia come l’auto non fosse solo un oggetto di design, ma anche una macchina con potenzialità atletiche reali.

Percorso espositivo, custodia e recupero

Dopo il periodo espositivo la vettura seguì un itinerario tra Stati Uniti ed Europa: per motivi doganali il prototipo fece ritorno in Italia e rimase in Europa per diversi decenni prima di essere riscoperto e riportato negli USA.

L’esemplare oggetto d’asta ha subito un restauro completo a firma di Fran Roxas, che ha riportato la vettura alla configurazione originale valorizzando materiali, cromature e finiture interne. Il restauro ha ridato lustro a una macchina che oggi è apprezzata tanto per la sua storia sportiva quanto per il valore stilistico e collezionistico.

Valore storico e collezionistico

La vendita all’asta per 852.500 dollari conferma quanto il mercato riconosca non solo la bellezza della carrozzeria ma anche l’importanza storica del primato e della provenienza italo‑americana del progetto.

La Dodge Firearrow III resta un esempio emblematico di come il design, l’ingegneria e la promozione tecnologica si intrecciavano negli anni ’50, offrendo ancora oggi spunti per collezionisti, storici e appassionati che guardano al passato per comprendere evoluzioni future.