Doppietta Jaguar a Jarama: tensione tra Da Costa ed Evans dopo un finale infuocato

Jaguar festeggia una doppietta a Jarama, ma le scintille tra Antonio Félix Da Costa e Mitch Evans rischiano di oscurare il risultato: analisi della gara e ripercussione sul campionato

Giulia Romano

Ha speso budget pubblicitari che farebbero girare la testa a molti imprenditori, imparando cosa funziona e cosa brucia soldi. Ogni euro mal speso in ads l'ha pagato con notti insonni e riunioni difficili. Ora condivide quello che ha imparato senza i giri di parole del marketing tradizionale. Se una strategia non porta risultati misurabili, non la consiglia.

Condividi

Sabato 21 marzo 2026 l’E‑Prix di Madrid ha consegnato una giornata contraddittoria: sul piano sportivo la squadra Jaguar ha dominato con una doppietta, ma fuori dalla pista il podio è stato attraversato da tensioni evidenti tra i due protagonisti.

La corsa a Jarama è stata segnata da strategie divergenti, scelte di gestione dell’energia e un finale serrato che ha acceso i team radio e scatenato un confronto diretto nel parco chiuso.

Il risultato in pista non cambia: Antonio Félix Da Costa ha preceduto il compagno Mitch Evans per soli 0″386, mentre Pascal Wehrlein ha chiuso al terzo posto con la Porsche. In questo articolo ricostruiamo le fasi chiave della gara, spieghiamo le scelte tattiche — come il Pit Boost e l’Attack Mode — e valutiamo l’impatto del confronto interno sulla classifica piloti.

La resa dei conti tra i compagni di squadra

Negli ultimi giri lo spettacolo in pista si è intrecciato con una disputa aperta tra i due alfieri della scuderia Jaguar. Evans, autore di una rimonta impressionante dalla sedicesima casella, ha espresso via radio parole dure nei confronti di Da Costa, accusandolo di difese ritenute troppo aggressive. Il confronto non si è esaurito alla bandiera a scacchi: nel parco chiuso i toni sono rimasti accesi, costringendo il team principal Ian James a intervenire per ricomporre gli animi.

Il caso sottolinea come, nella gestione delle dinamiche interne, anche i successi possano trasformarsi in fonte di attrito.

Radio, nervi e responsabilità del team

Le comunicazioni via radio hanno amplificato la percezione del conflitto: parole pungenti e accuse reciproche sono emerse nel finale, mettendo in luce la fragilità dei rapporti anche in un team dominante. Il ruolo del management diventa cruciale: oltre a celebrare la vittoria bisognerà stabilire regole di convivenza e priorità in gara.

Da Costa, al suo primo anno con Jaguar, e Evans, pilota esperto e già vincitore in questa stagione, dovranno trovare un equilibrio per non compromettere ulteriori risultati collettivi.

Strategie in pista e la rimonta di Evans

La gara si è decisa anche sulle scelte tattiche. Da Costa, partito dalla terza posizione, è stato tra i primi a effettuare la sosta obbligatoria e ha preso il comando grazie a un undercut ben eseguito; al contrario Evans ha puntato su una tattica di attesa, sfruttando la partenza dalla sedicesima casella per accumulare risorse e rimontare.

Quando i leader hanno attivato l’Attack Mode a sei giri dalla conclusione, la sfida si è trasformata in un testa a testa elettrizzante fra i due compagni.

Pit Boost e gestione dell’energia

Il corretto uso del Pit Boost e il timing dell’Attack Mode sono stati determinanti: Evans ha risparmiato carica e l’ha utilizzata in maniera ottimale nel finale, recuperando posizioni fino ad avvicinarsi pericolosamente a Da Costa.

L’ultimo giro ha visto un sorpasso decisivo del neozelandese alla staccata sul rettifilo, contrastato però da un rapido controsorpasso del portoghese che ha difeso la posizione fino al traguardo.

Classifica di giornata e conseguenze sulla stagione

Di seguito l’ordine d’arrivo principale con i tempi di distacco e la conferma della supremazia Jaguar a Jarama: 1 – Antonio Félix Da Costa (Jaguar) – 23 giri; 2 – Mitch Evans (Jaguar) – 0″386; 3 – Pascal Wehrlein (Porsche) – 0″799; 4 – Dan Ticktum (Cupra Kiro) – 0″985; 5 – Edoardo Mortara (Mahindra) – 1″570; 6 – Sébastien Buemi (Envision) – 1″922; 7 – Jake Dennis (Andretti) – 3″760; 8 – Nico Müller (Porsche) – 3″884; 9 – Pepe Martí (Cupra Kiro) – 4″117; 10 – Joel Eriksson (Envision) – 6″576.

Posizioni dalla 11 alla 20, penalità e record di giornata: 11 – Norman Nato (Nissan) – 7″182; 12 – Lucas di Grassi (Lola Yamaha/Abt) – 10″216; 13 – Maximilian Günther (DS Penske) – 15″686; 14 – Jean‑Eric Vergne (DS Citroën) – 16″345; 15 – Felipe Drugovich (Andretti) – 26″016; 16 – Oliver Rowland (Nissan) – 26″917; 17 – Nick Cassidy (DS Citroën) – 29″372; 18 – Nyck De Vries (Mahindra) – 53″664; 19 – Taylor Barnard (DS Penske) – 55″751; 20 – Zane Maloney (Lola Yamaha/Abt) – 55″889.

Giro più veloce: Nico Müller 1’34″287. Notabile: Rowland ha ricevuto un drive‑through per eccesso di potenza e De Vries è stato penalizzato di cinque secondi per contatto con la Porsche di Wehrlein.

Bilancio e scenari futuri

Il podio di Jarama lascia la classifica piloti ridisegnata: al vertice Pascal Wehrlein con 83 punti, seguito da Edoardo Mortara a 72, Mitch Evans 65 e Antonio Félix Da Costa 64; Nick Cassidy è quinto con 51 punti.

La doppietta Jaguar dimostra la competitività della vettura ma solleva interrogativi sulla gestione interna. Il campionato rimane aperto: la capacità del team di trasformare tensioni in sinergia sarà determinante per le prossime gare e per l’evoluzione della lotta al titolo.