FIA, la riforma proposta da Ben Sulayem per cancellare il tetto dei tre mandati

Ben Sulayem ha messo sul tavolo una riforma dello statuto della FIA che elimina il limite di tre mandati alla presidenza, aprendo la strada a rielezioni senza vincoli entro il limite d'età; impatti politici e sportivi sono al centro del dibattito

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.

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Nel mondo che regola le corse automobilistiche è stata avanzata una proposta che rischia di modificare profondamente il sistema di potere: togliere il limite dei mandati per il presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile.

L’ipotesi, resa nota da fonti giornalistiche, mette al centro la figura di Mohammed Ben Sulayem e il possibile rifacimento delle regole che determinano la durata dell’incarico.

Per comprendere la portata della proposta è utile ricordare il ruolo della FIA: essa definisce regolamenti, certifica circuiti, supervisiona la sicurezza e governa campionati internazionali come la Formula 1. Attualmente la presidenza è articolata in mandati quadriennali con un limite massimo di tre mandati, quindi dodici anni complessivi.

La natura della proposta

Secondo le informazioni circolate, l’intenzione è di rimuovere il vincolo dei tre mandati dallo statuto della FIA, sostituendolo con un unico limite basato sull’età massima (70 anni). In pratica, chi fosse eletto potrebbe presentarsi nuovamente senza incontrare il tradizionale tetto dei dodici anni, a patto di non superare il limite anagrafico previsto dallo statuto se la modifica dovesse mantenerlo.

Modalità di approvazione

Una riforma di questo tipo non è immediata: lo statuto viene modificato tramite commissioni interne e richiede un voto in Assemblea Generale, con la necessità di una maggioranza qualificata dei club membri.

Al momento non è disponibile un testo ufficiale pubblico né dettagli precisi sugli articoli che verrebbero cambiati, il che lascia spazio a negoziazioni e emendamenti prima di una votazione finale.

Motivazioni a favore e critiche

I sostenitori sostengono che una presidenza senza limiti di mandati può garantire continuità alle politiche a lungo termine: programmi sulla sicurezza, aggiornamenti tecnici, e iniziative amministrative richiedono spesso orizzonti temporali estesi per essere pienamente efficaci. Una guida stabile consente di portare avanti riforme complesse senza frequenti interruzioni.

I rischi legati alla concentrazione del potere

Dall’altro lato, gli oppositori evidenziano il pericolo di una maggiore concentrazione del potere. Eliminare il tetto dei mandati può favorire l’instaurarsi di reti di consenso difficilmente scalzabili e ridurre il ricambio di idee e leadership. In molti sport e organizzazioni internazionali i limiti dei mandati rappresentano un meccanismo di garanzia per la rotazione e la trasparenza.

Implicazioni pratiche per team, piloti e tifosi

La governance della FIA influisce su molte decisioni operative: dall’uso della Safety Car e i criteri di penalità, fino alla gestione del budget cap e ai rapporti commerciali con i proprietari dei campionati. Un presidente con mandato prolungato potrebbe definire una linea più coerente, ma se la direzione fosse discutibile gli errori avrebbero effetti protratti nel tempo.

Reazioni nel paddock

All’interno del mondo delle corse la proposta ha diviso le opinioni: alcune federazioni più piccole avrebbero mostrato sostegno, mentre figure critiche e candidati sfidanti in passato avevano sollevato dubbi su opacità e difficoltà procedurali legate alle candidature.

Le tensioni emerse negli ultimi anni, come dimissioni di funzionari e controversie su decisioni disciplinari, alimentano il dibattito sulla governance.

Prossimi passi e scenari possibili

Se la proposta dovesse essere formalizzata, seguirà l’iter previsto dallo statuto: analisi e passaggi nelle commissioni, negoziazioni sugli emendamenti e infine la presentazione in Assemblea Generale per il voto. La mancanza di un documento pubblico fa sì che siano previste pressioni politiche, campagne di consenso e probabilmente un confronto serrato durante le riunioni ufficiali.

Per gli osservatori e gli appassionati resta fondamentale monitorare l’evoluzione: la scelta tra una leadership con memoria lunga e una più ricorrente di rinnovamento non è banale e determinerà l’assetto politico dello sport per gli anni a venire. In ultima analisi, il dibattito si riduce a un quesito semplice ma profondo: quale equilibrio tra stabilità e ricambio è più sano per la governance dello sport motoristico?