Il Gp Thailandia apre la stagione MotoGP con il Chang Circuit che sollecita fortemente i freni; dettagli tecnici e protagonisti in primo piano
La stagione motogp si apre ancora una volta con il Gp Thailandia, che funge da banco di prova per team e piloti.
Dopo anni in cui la Ducati ha dominato il campionato, conquistando gli ultimi quattro titoli con tre piloti differenti, l’attenzione si sposta sullo sforzo tecnico che le gare richiedono, in particolare all’impianto frenante.
Il calendario mantiene le 22 tappe già viste in precedenza, con la novità dell’ingresso del Gran Premio del Brasile al posto dell’Argentina. Tra i protagonisti emergenti spiccano due esordienti provenienti da campionati diversi: Toprak Razgatlioglu (WorldSBK) e Diogo Moreira (Moto2), entrambi freschi di titoli mondiali nelle rispettive categorie.
Il Chang International Circuit, lungo 4,554 km, è stato valutato dai tecnici Brembo come uno dei tracciati maggiormente impegnativi per gli impianti frenanti. Su una scala da 1 a 6 ha ricevuto un indice di difficoltà pari a 6, motivato dalla presenza di quattro frenate classificate come High, ciascuna con spazi di arresto superiori a 195 metri.
In media, durante ogni giro i freni restano attivi per quasi 28,5 secondi, corrispondenti al 32% della durata della gara. Questo significa che l’affidabilità e la gestione termica dell’impianto frenante sono elementi decisivi per ottenere prestazioni costanti e sicurezza sul tracciato.
La curva che mette maggiormente alla prova i freni è la prima: la velocità si riduce da 277 km/h fino a 112 km/h.
Per compiere questa manovra i piloti imprimono circa 5,2 kg di carico sulla leva, subendo una decelerazione di 1,4 g. Il tratto di frenata misura 197 metri e la pressione nell’impianto raggiunge 11,1 bar, valori che richiedono componenti robusti e una precisa modulazione da parte del pilota.
La relazione tra gare di alto livello e Brembo ha radici storiche: i freni della casa italiana fecero il loro esordio nel Campionato del mondo della classe regina cinque decenni fa.
All’epoca la top class era la 500 e uno dei primi team privati ad adottare soluzioni avanzate fu il Team Gallina.
Nella metà degli anni ’70 il Team Gallina acquistò una Suzuki RG 500, una moto potente ma con margini di miglioramento in frenata. Roberto Gallina si rivolse ad Alberto Bombassei di Brembo portando la moto per trovare soluzioni pratiche. Brembo, che nel 1972 aveva già sviluppato una pinza a due pistoni da 38 mm per la Moto Guzzi Sport 750, adattò la tecnologia: la pinza impiegata dal team fu alleggerita rimuovendo materiale e fissata con due viti in titanio, ottenendo un risparmio di peso di circa 100 grammi.
Il Gp Thailandia del passato recente ha visto performance di rilievo: nella gara menzionata, Marc marquez dominò conquistando la pole, la Sprint e la gara domenicale, segnando anche i due giri veloci e precedendo il fratello Alex Marquez in entrambe le occasioni. Un elemento tecnico curioso riguarda il comando del freno posteriore: i fratelli Marquez sono gli unici piloti del gruppo a non utilizzare la pompa pollice Brembo, un dispositivo che consente di azionare il freno posteriore con la mano sinistra oltre al pedale tradizionale.
La pompa pollice è apprezzata perché offre un controllo aggiuntivo del freno posteriore in diverse fasi, dalla frenata alle transizioni in piega e in accelerazione. Questo tipo di comando può contribuire a migliorare la stabilità e la gestione della moto, ma alcuni piloti preferiscono soluzioni tradizionali in base al proprio stile di guida.
La combinazione di un calendario che rimane competitivo, l’arrivo di giovani campioni e circuiti esigenti come quello thailandese suggerisce che fattori tecnici come l’efficacia dei freni e l’ottimizzazione delle componenti saranno ancora una volta elementi chiave.
Team e fornitori devono bilanciare leggerezza, dissipazione del calore e feeling con il pilota per affrontare gare che richiedono un uso intensivo dell’impianto frenante.