I piloti che dividono il volante tra Wec e Formula E

Un ritratto dei piloti che alternano il mondiale Endurance e la Formula E, tra Imola, test e scelte di calendario

Sarah Finance

Ha trascorso anni davanti agli schermi con i grafici che si muovevano mentre il resto del mondo dormiva. Conosce l'adrenalina di un'operazione giusta e il freddo di una sbagliata. Oggi analizza i mercati senza i conflitti d'interesse di chi vende prodotti finanziari. Quando parla di investimenti, parla come qualcuno che ha messo in gioco soldi veri, non solo teorie.

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Il primo fine settimana del mondiale Endurance ha confermato quanto il motorsport moderno sia fluido tra campionati: a Imola ha vinto la Toyota numero 8 guidata da Hirakawa, Hartley e Buemi.

Questo risultato mette in luce una dinamica ormai comune: molti piloti si muovono tra il Wec e la Formula E, portando esperienza da una disciplina all’altra e creando incroci tecnici e mediatici interessanti.

Tra gli elementi da osservare c’è anche il calendario: Sébastien Buemi, oltre al successo a Imola, è atteso di nuovo nei primi di maggio a Berlino per il doppio round di Formula E. Tuttavia non è l’unico che alterna i due mondi, e questa rete di partecipazioni solleva domande su compatibilità di impegni, preparazione fisica e strategie dei team.

I piloti in attività su entrambi i fronti

Nella stagione corrente ci sono diversi nomi che figurano sia sulle entry list del Wec sia su quelle della Formula E. Oltre a Buemi, ritroviamo Robin Frijns, pilota Envision ma impegnato anche con la BMW M del Team WRT numero 20 nel mondiale endurance. Nyck De Vries, noto in monoposto elettriche con Mahindra, è tra gli uomini che corrono anche per Toyota Gazoo Racing con la vettura numero 7.

Altri protagonisti e i loro numeri

Non mancano altre sovrapposizioni: Antonio Felix Da Costa è attualmente pilota Jaguar in Formula E e figura nei programmi endurance con l’Alpine numero 35, mentre Norman Nato — associato a Nissan — corre nel Wec per il Cadillac Hertz Team Jota con la numero 12. Un caso interessante è Nick Cassidy, titolare per Citroën in Formula E e al volante della Peugeot numero 93 in endurance: tra i suoi compagni di squadra c’è Stoffel Vandoorne, citato anche come pilota di riserva Jaguar e campione del mondo 2026.

Giovani, test e aperture tra le categorie

Oltre ai nomi consolidati, il passaggio tra serie spesso avviene tramite i rookie test e programmi di sviluppo. Due esempi attuali sono Victor Martins e Theo Pourchaire, rispettivamente impegnati in Wec con l’Alpine numero 36 e la Peugeot numero 94, che in precedenza hanno partecipato ai test per la Formula E con Nissan e Citroën. Queste esperienze agevolano il trasferimento di competenze tecniche tra vetture endotermiche o ibride e monoposto elettriche.

Il ruolo dei test e delle scelte di carriera

I rookie test servono come vetrina: piloti come Antonio Fuoco, Jack Aitken e Sheldon Van der Linde hanno sperimentato monoposto elettriche prima di consolidare il loro percorso nel Wec. Questo passaggio è spesso valutato dai team come elemento chiave per arricchire il bagaglio tecnico del pilota e per offrire flessibilità nelle line-up tra stagioni diverse.

Esperienze passate e doppie carriere

La sovrapposizione tra le due serie non è un fenomeno nuovo: molti piloti attualmente in Formula E hanno al loro attivo partecipazioni in gare di endurance.

Tra questi figurano Mitch Evans, Felipe Drugovich, Jake Dennis e Pascal Wehrlein, che in passato hanno corso a Le Mans o in altri appuntamenti del Wec. Inoltre Nico Müller ha trascorso anni nel mondiale endurance, portando esperienza utile alle sfide tra tracciati permanenti e circuiti cittadini.

Dall’altro lato, non mancano ex piloti di Formula E che oggi sono figure di riferimento nel Wec: pensiamo a René Rast, André Lotterer, Antonio Giovinazzi, Alex Lynn e Kamui Kobayashi.

Questi trasferimenti mostrano come la professionalità richiesta sia trasferibile tra formati di gara molto diversi.

Impatto sui team e conclusioni

La capacità dei team di gestire piloti con impegni incrociati è diventata un elemento strategico: in passato, ad esempio, Buemi fu costretto a rinunciare a due gare di New York nel 2017 per impegni nel mondiale endurance. Quando i calendari lo consentono, le squadre guadagnano in versatilità e marketing; quando si sovrappongono, invece, emergono scelte difficili per piloti e manager.

In definitiva, la relazione tra Wec e Formula E è oggi un terreno di scambio continuo: dalla condivisione di piloti alla circolazione di know‑how tecnico, passando per la formazione tramite rookie test. Questo intreccio arricchisce entrambe le serie e offre al pubblico l’opportunità di seguire carriera eclettiche, dove lo stesso volto può apparire sotto fari diversi ma con la medesima voglia di vittoria.