lamborghini lm 002, l’antenato degli suv ad alte prestazioni

La LM 002 è il ponte tra il mondo delle supersportive e quello dei fuoristrada di lusso: un V12 spinto in un telaio a tubi, storia militare e clienti reali che l'hanno resa iconica.

Roberto Investigator

Tre scandali politici e due frodi finanziarie portate alla luce. Lavora con un metodo quasi scientifico: molteplici fonti, documenti verificati, zero assunzioni. Non pubblica finché non è a prova di proiettile. Un buon giornalismo investigativo richiede pazienza e paranoia in egual misura.

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La Lamborghini LM 002 è un episodio curioso e fuori dagli schemi nella storia dell’auto: nata con un’idea militare, si è trasformata in un fuoristrada di lusso dal carattere quasi contraddittorio.

Dietro alla sua genesi ci sono prove, prototipi e scelte tecniche estreme: un potente V12 preso dalla Countach infilato in una scocca rinforzata per affrontare terreni ardui. I test iniziali evidenziarono problemi strutturali e termici che costrinsero a ritocchi importanti, ma quando la produzione partì nella seconda metà degli anni Ottanta la LM 002 si guadagnò subito lo status di oggetto di culto per collezionisti e appassionati.

Le prove sul campo
I primi collaudi si svolsero su terreni molto diversi: sabbia, sterrato e percorsi rovinosi misero alla prova telaio, motore e sospensioni.

I test rivelarono difficoltà nel raffreddamento e sollecitazioni torsionali sulla scocca; i tecnici intervennero rafforzando il telaio e riprogettando la gestione termica. Anche le sospensioni furono riviste per ottenere maggiore tenuta in off-road senza sacrificare troppo il comportamento su strada: l’obiettivo era trovare un equilibrio tra robustezza e guidabilità.

Dalle origini militari al mercato del lusso
L’idea risale agli anni ’70, quando un committente statunitense chiese un possibile sostituto della Jeep per usi militari.

Nel 1977 nacque il prototipo Cheetah, spinto da un V8 Chrysler: i test nel deserto californiano però ne evidenziarono limiti di affidabilità e dinamica, e il progetto venne accantonato. Con il cambio di proprietà del 1980 l’azienda ripensò il concetto in chiave commerciale, puntando soprattutto al Medio Oriente, allora mercato ricettivo per vetture di alto prestigio.

Evoluzione tecnica: dai prototipi alla serie
Nei primi anni Ottanta emersero nuovi prototipi: l’LM001 con V8 da 5,7 litri di American Motors e il LMA, che introdusse per la prima volta il V12 derivato dalla Countach LP500 S.

La soluzione che rese possibile la versione definitiva fu lo spostamento del V12 in posizione anteriore, ruotato di 180 gradi per permettere l’integrazione della trazione integrale con differenziale centrale e riduttore. Queste scelte tecniche portarono alla produzione di serie, avviata nel 1986, con l’obiettivo di offrire prestazioni elevate anche su terreni impegnativi.

Caratteristiche e comportamento su strada
La LM 002 nasce per coniugare anima sportiva e capacità fuoristrada: telaio robusto, distribuzione dei pesi studiata per la stabilità su fondi misti e sospensioni calibrate per assorbire asperità pur mantenendo controllo direzionale.

Monta il V12 5,2 litri della Countach, con potenze dichiarate che vanno intorno ai 444 CV (con alcune versioni fino a 455 CV). Nonostante una massa di circa 2.700 kg, è capace di oltre 210 km/h — in alcune rilevazioni anche 223 km/h — e scatta da 0 a 100 km/h in circa 8,2 secondi: per lungo tempo è stato il fuoristrada più veloce al mondo.

I suoi pregi includono una risposta motore lineare e un ottimo equilibrio tra comfort e controllo; i difetti sono consumi elevati e un peso che penalizza l’efficienza.

I dati raccolti parlano di valori medi molto alti in uso misto, compatibili con la grossa cilindrata e la massa complessiva.

Telaio, design e interni
Per sostenere il V12 e garantire rigidità, la LM 002 adotta un telaio a tubi: una scelta poco comune nei fuoristrada dell’epoca, ma fondamentale per la dinamica sportiva che si voleva ottenere. Il design esterno è netto e massiccio — quasi minaccioso: l’altezza sfiora 1,85 m e la larghezza supera i 2 m, conferendo grande presenza su strada.

Gli interni puntano al lusso, ma la grande consolle centrale limita lo spazio: dietro i sedili anteriori si trovano solo due posti, più una piccola area di carico invece del bagagliaio tradizionale. Anche queste soluzioni contribuirono ad aumentare peso e consumi.

Versioni, curiosità e impatto culturale
La produzione rimase molto contenuta, attorno alle 300 unità, alcune delle quali personalizzate per impieghi speciali come rally nel deserto. Ci furono varianti estreme: elementi sperimentali includevano un V12 marino da 7,2 litri, attribuito a circa 700 CV, e proposte come un turbodiesel da 3,0 litri (LM 003) che però non andarono in produzione.

Nel 1992 venne presentata una serie speciale per il mercato statunitense, la LM/American, con finiture esclusive e cerchi OZ; non mancarono commissioni uniche, tra cui una versione station wagon allungata a dieci posti realizzata su richiesta del sultano del Brunei.

La LM 002 attirò anche molta attenzione mediatica grazie a proprietari celebri: il soprannome “Rambo-Lambo” fu popularizzato da personaggi come Sylvester Stallone, e il primo esemplare fu persino consegnato al re del Marocco.

A livello commerciale e simbolico, queste scelte contribuirono a costruire l’aura di esclusività intorno al modello.

Consumi e prezzo
I consumi erano parte integrante del carattere della macchina e considerati un fattore marginale dagli acquirenti più facoltosi: valori medi riportati oscillano tra 26 e 42 l/100 km, con un serbatoio da 169 litri. Il prezzo di listino del 1986 si aggirava intorno a 220.000 marchi tedeschi, cifra che all’epoca equivaleva a due berline di lusso e oggi sottolinea quanto il progetto fosse pensato per una nicchia molto ristretta.

Le prove sul campo
I primi collaudi si svolsero su terreni molto diversi: sabbia, sterrato e percorsi rovinosi misero alla prova telaio, motore e sospensioni. I test rivelarono difficoltà nel raffreddamento e sollecitazioni torsionali sulla scocca; i tecnici intervennero rafforzando il telaio e riprogettando la gestione termica. Anche le sospensioni furono riviste per ottenere maggiore tenuta in off-road senza sacrificare troppo il comportamento su strada: l’obiettivo era trovare un equilibrio tra robustezza e guidabilità.0