Un resoconto completo dell'autodromo nazionale Monza: dalle origini, alle tragedie che hanno cambiato il tracciato, fino ai record recenti e alle attività extra sportive
L’Autodromo nazionale Monza si trova all’interno del parco omonimo e resta uno degli impianti più iconici del mondo automobilistico.
Nato per volontà dell’Automobile Club di Milano, il circuito fu completato in tempi rapidi e inaugurato nel 1922: sin dalle prime corse ha incarnato il concetto di velocità pura, guadagnandosi il soprannome di tempio della velocità. La sua storia intreccia innovazioni tecniche, eventi sportivi di rilievo e questioni ambientali legate alla collocazione entro il parco.
Monza è il secondo autodromo permanente più antico dopo Indianapolis e, insieme a Silverstone, è tra i pochi tracciati che ospitano la Formula 1 fin dalla prima stagione del campionato nel 1950.
Storicamente è la casa del Gran Premio d’Italia, che si è disputato qui nella stragrande maggioranza delle edizioni; nella stagione 2026 si è corso il 75º Gran Premio sul circuito brianzolo. Il tracciato ha visto anche eventi come il Gran Premio delle Nazioni per le moto e nel tempo si è adattato a esigenze di sicurezza e spettacolo.
La decisione di costruire l’impianto risale a gennaio 1922: la società SIAS guidata dal senatore Silvio Crespi avviò i lavori e in soli 110 giorni l’autodromo fu pronto.
Il primo giro completo fu percorso da Pietro Bordino e Felice Nazzaro su una Fiat 570 il 28 luglio e l’inaugurazione ufficiale avvenne il 3 settembre 1922. Il progetto originale prevedeva un tracciato lungo e invasivo, ma per tutelare il Parco Reale si optò per un percorso che sfruttasse le vie esistenti, minimizzando gli abbattimenti.
La storia di Monza è segnata da incidenti che hanno imposto cambiamenti profondi al layout: la tragedia del 1928 con la morte di venti spettatori e gli incidenti del 1933 spinsero a ridurre la velocità con varianti e chicane.
Negli anni successivi si alternarono demolizioni, ricostruzioni e riprogettazioni dell’anello di alta velocità, fino al progetto degli anni ’50 che riportò l’impianto alla configurazione di 10 km con una nuova Parabolica e le curve sopraelevate, riflettendo la tensione tra spettacolo e sicurezza.
Dopo la ricostruzione postbellica, Monza ospitò prove di velocità e gare internazionali; nel 1955 il circuito fu nuovamente ripensato, e in quella fase perse la vita Alberto Ascari durante una sessione privata: la curva interessata venne poi dedicata al campione.
Il drammatico incidente del 1961, in cui Wolfgang von Trips e dodici spettatori trovarono la morte, portò a una rimodulazione definitiva del layout: da allora la Formula 1 corre principalmente sulla pista stradale di circa 5.750 metri. Negli anni seguenti ulteriori adeguamenti (1976, 1994, 1995, 2000, 2014) hanno migliorato gli standard di sicurezza e l’efficienza dei box; la lunghezza attuale è di 5.793 metri.
Monza mantiene il primato di pista tra i circuiti di Formula 1 per velocità media.
Il record assoluto è stato stabilito nel 2026 con un giro da 1’18″792 a una media di 264,681 km/h da Max Verstappen su Red Bull nelle qualifiche del Gran Premio d’Italia. Questi numeri ribadiscono come il tracciato, con i suoi lunghi rettilinei, richieda assetti a basso carico aerodinamico e soluzioni specifiche da parte dei fornitori di carburante e lubrificanti.
L’autodromo non è soltanto pista: ospita concerti, manifestazioni, iniziative aziendali e sportive.
Tra gli eventi ricordati ci sono i concerti dei Pink Floyd nel 1989 davanti a sessantamila persone e la partenza della tappa conclusiva del Giro d’Italia il 28 maggio 2017. Dal 2026 è attivo il Monza Circuit Karting, aperto al pubblico, e il circuito accoglie rievocazioni storiche, raduni come The Réunion e gare motociclistiche con adattamenti della pista per la sicurezza dei concorrenti.
Presso Monza opera un centro che sviluppa tecnologie utili anche fuori dal motorsport: qui sono nate soluzioni come il guard rail e il trasponder che ha dato il via a sistemi simili al Telepass.
Il circuito è stato banco di prova per materiali d’asfalto, freni a disco e combustibili alternativi. Allo stesso tempo la collocazione dentro un parco ha creato tensioni con le esigenze ambientali: interventi per ampliare le vie di fuga hanno incontrato limiti imposti dalla sovrintendenza e proteste di associazioni, portando a compromessi e piantumazioni compensative.
Monza rimane un luogo dove storia e innovazione convivono con i vincoli del territorio: la sua identità come tempio della velocità è il risultato di decenni di gare, incidenti, modifiche tecniche e scelte politiche che hanno plasmato un impianto ancora centrale nel calendario mondiale e nel cuore degli appassionati.