Nick Cassidy arriva a Le Mans con un curricolo che va dal kart in Nuova Zelanda alle vittorie in Super Formula e successi in Formula E; sarà al volante dell'Hypercar Peugeot #93 insieme a Paul di Resta e Stoffel Vandoorne per la sua prima partecipazione alla top class sulla Sarthe.
La carriera di Nick Cassidy è un mosaico di campionati e traguardi che attraversa continenti e categorie: dal kart in Nuova Zelanda ai campionati nazionali, fino a tappe in Europa e Asia che lo hanno formato come pilota completo.
Nato nel 1994, Cassidy ha affrontato la Formula 3 europea e la Eurocup Formula, ha corso nelle 24H Series si è imposto nella Super Formula giapponese vincendo il titolo e ha poi esteso la sua esperienza a serie come il Super GT il DTM e l’IMSA. Negli ultimi anni ha alternato gare endurance e la carriera nella Formula E dove ha debuttato con Envision Racing e successivamente ha corso con la Citroën Racing.
Ora Cassidy affronta una sfida che rappresenta un salto qualitativo nel suo palmarès: la partecipazione alla 24 Ore di Le Mans al volante dell’Hypercar Peugeot #93 in equipaggio con Paul di Resta e Stoffel Vandoorne. Sebbene non sia alla sua prima apparizione alla Sarthe — il suo debutto risale al 2026 con una Ferrari 458 GTE condivisa con Castellacci e Flohr — questa sarà la sua prima esperienza nella classe regina delle Hypercar.
La vettura utilizzata dal trio è la Peugeot 9X8 che ha dimostrato il suo potenziale conquistando la pole position a Spa a maggio. Nonostante questo risultato di spicco, il team principal Emmanuel Esnault ha ammesso che la vettura non è la favorita assoluta per la vittoria a Le Mans. In ogni caso, la squadra francese si presenta alla gara con una motivazione particolare: nel centenario dalla prima partecipazione al circuito della Sarthe, l’obiettivo è sfruttare ogni opportunità e massimizzare il risultato in una corsa che può mutare rapidamente secondo le circostanze.
Dal punto di vista tecnico, Cassidy sottolinea che la chiave per una performance solida a Le Mans è l’affidabilità: una vettura robusta deve restare competitiva per tutte le 24 ore e bisogna evitare qualsiasi danno che comprometta le prestazioni nel corso della notte e delle fasi finali. Accanto all’affidabilità, la strategia di gara e la gestione del traffico giocano un ruolo cruciale: la presenza contemporanea di GT e LMP2 in pista aumenta la complessità dei doppiaggi e richiede attenzione continua da parte dei piloti e del muretto.
Il percorso professionale di Cassidy gli ha fornito un patrimonio di competenze utili per l’endurance: competere in molte categorie diverse gli ha insegnato ad adattarsi a vetture e regolamenti differenti, una dote preziosa quando si lavora su una Hypercar complessa. Cassidy ritiene tuttavia che, in squadre dove la rosa è estesa, non sia necessario che ogni singolo pilota abbia esperienza in tutte le serie: la pluralità di punti di vista serve soprattutto per lo sviluppo della macchina e per identificare le aree di miglioramento delle prestazioni.
La stagione in corso per Cassidy con la #93 è partita con un debutto difficile a Imola, al volante della Peugeot Hypercar, con un piazzamento lontano dalla top 10. Successivamente il team ha raccolto i primi punti stagionali a Spa, chiudendo al settimo posto e mostrando progressi sul passo gara e sull’affidabilità. Questi risultati rappresentano tappe significative nella preparazione alla 24 Ore: ogni ora di pista è utile per conoscere la vettura e migliorare il feeling con set-up e procedure di endurance.
Parallelamente all’impegno endurance, Cassidy continua l’attività in Formula E con la Citroën Racing, dove ha ottenuto una vittoria in Messico e due podi in Brasile e Germania. Questi risultati confermano la sua capacità di competere ai massimi livelli anche nelle monoposto elettriche, dimostrando adattabilità e velocità in contesti molto diversi rispetto all’endurance tradizionale.
In vista della Sarthe, Cassidy ammette che l’intensità della preparazione lascia poco tempo per riflettere emotivamente sulla portata dell’evento: l’approccio resta professionale e focalizzato sul lavoro quotidiano in pista.
Tuttavia, sa che la carica emotiva probabilmente si farà sentire una volta che la corsa prenderà realmente forma, perché la 24 Ore è una prova che mette alla prova resistenza, concentrazione e capacità di adattamento.
L’equipaggio con Paul di Resta e Stoffel Vandoorne proverà a sfruttare ogni elemento tecnico e strategico per ottenere il miglior risultato possibile in una gara dove affidabilità, gestione del traffico e condizioni meteo possono cambiare le carte in tavola in qualsiasi momento.