L'analisi Istat sul parco veicolare 2026 mostra un calo del potenziale inquinante a livello nazionale, ma il Mezzogiorno mantiene livelli elevati di pressione del traffico e vetture più datate
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L’Istat ha pubblicato il rapporto Indicatori del parco veicolare – Anno , che fotografa il rapporto degli italiani con l’automobile e le sue conseguenze ambientali.
Il documento mostra che l’Italia registra il più alto tasso di motorizzazione in Europa, con 701 autovetture ogni 1.000 abitanti rispetto alla media UE di 578. Questo dato spiega in parte la pressione del traffico sulle reti urbane e sulle aree metropolitane.
Il rapporto evidenzia inoltre un cambiamento nella composizione del parco: la diffusione di auto ibride ed elettriche sta crescendo rapidamente, ma la loro quota rimane limitata sul totale nazionale.
La persistenza di un parco veicolare datato e la distribuzione territoriale delle nuove alimentazioni illustrano perché la riduzione dell’impatto ambientale procede a velocità differenziata, con criticità maggiori nelle regioni meridionali.
Le stime Istat confermano che il parco circolante italiano è ampio e caratterizzato da un’elevata età media dei veicoli. Il 24,3% delle auto ha almeno 20 anni, con effetti negativi sulle emissioni.
Tra i comuni capoluogo il 64,3% delle vetture ha almeno otto anni; il ricambio verso modelli meno impattanti procede lentamente. Questa composizione incide sulla salubrità dell’ambiente urbano e complica gli interventi di contrasto all’inquinamento atmosferico, in particolare nelle regioni meridionali.
Veicoli più datati montano filtri e tecnologie antipollution meno efficaci, aumentando la probabilità di emissioni di particolato e ossidi di azoto. Nonostante una recente stabilizzazione del numero di auto a benzina e diesel, questi alimentatori rappresentavano ancora oltre il 90% del parco.
La persistenza di tale mix rallenta il miglioramento degli indicatori di qualità dell’aria e impone interventi mirati su rinnovo del parco e manutenzione.
Alessandro Bianchi, con esperienza in product management nel settore tech, osserva che il problema richiede politiche di incentivo al rinnovamento e strumenti per ridurre il churn rate dei veicoli inefficienti. Il ricambio del parco e l’adozione di mezzi a basse emissioni rimangono determinanti per migliorare gli indicatori ambientali nei contesti urbani.
Il ricambio del parco e l’adozione di auto a basse emissioni continuano a influire sugli indicatori urbani. La quota di ibride ed elettriche mostra incrementi sostenuti, pari a circa il 30,8% rispetto agli anni precedenti. le ibride costituivano il 7% del parco e le elettriche lo 0,7%, dati che segnalano una penetrazione ancora contenuta a livello nazionale. Alcune aree del Nord registrano tassi superiori: Torino, Varese, Como, Milano, Monza e Bologna riportavano tra il 13% e il 15% di veicoli elettrici o ibridi, a indicare una diffusione tecnologica più avanzata in specifici contesti urbani.
La diffusione di BEV (veicoli elettrici a batteria) e ibride è limitata da ostacoli infrastrutturali e socioeconomici. La disponibilità di punti di ricarica e gli incentivi locali restano fattori determinanti. Anche la capacità economica delle famiglie incide sulle decisioni di acquisto. In molte aree del Sud, dove la motorizzazione è elevata, tali vincoli rallentano il rinnovo del parco e la transizione verso veicoli a basse emissioni.
Il divario geografico nell’impatto del traffico resta il dato più rilevante. A livello nazionale si registra un calo del potenziale inquinante, con l’indice che si è portato a 109,9 rispetto a valori superiori in passato. Tuttavia il Mezzogiorno mantiene valori significativamente superiori alla soglia di equilibrio.
Nel dettaglio, il Nordest è sceso per la prima volta sotto quota 100 (97,4), mentre Nordovest e centro si avvicinano alla soglia.
Al Sud molte città capoluogo continuano a mostrare livelli elevati dell’indice, con concentrazioni che segnalano un ritardo nella transizione verso veicoli meno inquinanti.
Le cause principali sono note: elevata motorizzazione privata, minore ricambio del parco auto e vincoli economici che rallentano l’adozione di modelli ibridi ed elettrici. Questi elementi pesano soprattutto nelle aree dove la sostituzione dei veicoli è più lenta e i limiti di accesso urbano impattano meno sul comportamento di acquisto.
Secondo analisti ed esperti di mobilità, per ridurre il divario servono misure mirate: incentivi al rinnovo del parco, investimenti nelle infrastrutture di ricarica e politiche locali di regolazione del traffico. Gli sviluppi normativi e gli stanziamenti pubblici nei prossimi mesi determineranno l’efficacia di tali interventi.
In continuità con gli sviluppi normativi e gli stanziamenti pubblici citati, il quadro delle motorizzazioni mostra forti disparità territoriali. Tra le città con maggiore pressione veicolare primeggia Catania con un tasso di motorizzazione di 824 auto ogni 1.000 abitanti.
Seguono Reggio Calabria (725), Cagliari (709), Messina (698) e Palermo (circa 625). Verso il basso si colloca Venezia con 460 auto per 1.000 abitanti. Il valore più elevato registrato in un capoluogo è Frosinone con 856 vetture per 1.000 abitanti.
Questi scarti geografici impongono risposte di politica pubblica differenziate. Nelle aree a forte motorizzazione servono misure per accelerare il ricambio del parco veicolare, come incentivi mirati e rottamazioni, oltre a investimenti nella mobilità sostenibile.
La sola crescita delle vendite di veicoli a basse emissioni non è sufficiente se non è accompagnata da infrastrutture e incentivi territoriali. Le amministrazioni locali devono integrare interventi regolatori, finanziari e infrastrutturali per ridurre la dipendenza dall’auto privata. Gli sviluppi normativi e la destinazione delle risorse pubbliche nei prossimi mesi determineranno l’efficacia di tali interventi.
Il rapporto Istat evidenzia progressi nella riduzione del potenziale inquinante del parco automobilistico italiano, ma segnala una distribuzione disomogenea dei benefici sul territorio.
Il Mezzogiorno resta l’area più esposta alla pressione ambientale del traffico e richiede interventi mirati per promuovere il rinnovo delle flotte, potenziare la mobilità alternativa e ottenere una riduzione durevole delle emissioni. Gli sviluppi normativi e la destinazione delle risorse pubbliche nei prossimi mesi determineranno l’efficacia di tali misure. Verranno monitorati indicatori chiave come il tasso di rinnovo dei veicoli e la riduzione delle emissioni per valutare l’impatto degli interventi.