Antony West racconta la sua esperienza su The Bend, descrive le caratteristiche tecniche del circuito e commenta la decisione di trasferire la MotoGP da Phillip Island a un circuito cittadino
Negli ultimi giorni del dibattito sul futuro dei gran premi in Australia, Antony West ha offerto una lettura chiara e motivata delle ragioni per cui il circuito di The Bend è pienamente adeguato ad ospitare gare di primo piano.
Con una carriera che include vittorie ad Assen e successi nel mondiale Supersport, West ha commentato la possibile scomparsa di Phillip Island dal calendario della MotoGP, suggerendo che fattori locali legati all’ambiente e alla gestione abbiano pesato sulle scelte promozionali.
Le sue dichiarazioni, rese pubbliche il 6 marzo 2026, hanno riacceso la discussione tra tifosi e addetti ai lavori: da una parte la tradizione e l’atmosfera unica di Phillip Island, dall’altra l’attrattiva tecnica e infrastrutturale di The Bend, tracciato moderno con omologazione di Grado A e strutture pensate per eventi internazionali.
In questo articolo analizziamo i punti chiave sollevati da West e le peculiarità dei due impianti, mantenendo i fatti originali e offrendo una sintesi critica.
West descrive The Bend come un circuito vario e ben progettato, capace di alternare curve veloci e tratti lenti che richiedono un mix di precisione e coraggio. Situato a Tailem Bend, a circa 95 chilometri da Adelaide, il complesso dispone di più configurazioni: il layout GT da 7.700 metri e il tracciato internazionale da 4.950 metri, quest’ultimo con un dislivello di 85 metri, elemento che aggiunge ricchezza di set-up e spettacolo in gara.
West paragona il feeling del circuito a quello di Austin, sottolineando come gli spazi e le strutture — incluso un hotel che corre sopra i box — siano elementi che facilitano l’organizzazione di un evento mondiale.
Inaugurato nel settembre 2017, The Bend è stato pensato per essere un impianto moderno: secondo le fonti, ha ottenuto l’omologazione di Grado A dalla Federazione Internazionale Motociclistica (FIM), requisito fondamentale per ospitare gare di alto livello.
West evidenzia come la presenza di ampie vie di fuga e di edifici funzionali renda il circuito adeguato non solo per la SBK (programmata al tracciato per il 2028), ma anche per prototipi di classe iridata, se solo ci fosse volontà politica e commerciale.
Phillip Island è da sempre un punto d’appoggio emozionale per il calendario: vento, vista sull’oceano e curve iconiche hanno creato un rapporto unico con il pubblico.
Tuttavia, la notizia che la MotoGP lascerà l’isola a partire dal 2027 ha suscitato rammarico. West ritiene che si sarebbe potuto fare di più per aggiornare e valorizzare l’impianto, ma che le limitazioni imposte da attivisti per la tutela ambientale e animale abbiano rallentato o impedito gli interventi necessari. Per lui, la scelta di spostare il gran premio in un circuito cittadino è discutibile, soprattutto dal punto di vista tecnico e sportivo.
Il dibattito tra mantenere un luogo storico e cercare nuove soluzioni urbane per attirare pubblico e sponsor è al centro della polemica. West non nega l’importanza di Phillip Island come icona, ma difende l’idea che la MotoGP debba correre su piste che offrano sicurezza, servizi e la possibilità di crescere economicamente. La perdita di Phillip Island dalla top class, secondo West, è quindi anche il sintomo di scelte locali e globali che premiano formule alternative rispetto alla tradizione.
La discussione non è solo sportiva, ma tocca aspetti di promozione territoriale, turismo e sostenibilità degli eventi motori. L’arrivo della SBK a The Bend nel 2028 rappresenta una svolta, ma lascia aperta la questione dei prototipi: riusciranno gli organizzatori a convincere il paddock a trasferirsi su tracciati moderni lontani dal mare? West suggerisce che, oltre alle caratteristiche tecniche, serva una visione condivisa tra autorità locali, promoter e comunità per mantenere l’Australia protagonista nel calendario mondiale.
Per chi segue il mondo delle corse, la vicenda è un invito a riflettere su come si costruisce il futuro del motorsport: tra eredità storiche come Phillip Island e nuovi poli come The Bend, la scelta dipenderà da equilibri tra passione, economia e tutela del territorio. Le parole di Antony West forniscono un punto di vista diretto, basato sull’esperienza in pista e sulla conoscenza del contesto australiano, e resteranno certamente materia di confronto nelle prossime decisioni.