Un indice costruito sui bilanci mette a confronto ricavi e profitti operativi per circa 40 costruttori: Ferrari guida la graduatoria con 223.680 euro per vettura
Ho sviluppato un indicatore che mette a confronto la redditività delle case automobilistiche a livello pratico, guardando non solo alle vendite ma ai risultati che rimangono in bilancio.
L’idea di fondo è semplice: ogni produttore vende auto per generare utili, quindi conviene misurare quanto profitto operativo viene prodotto per ogni vettura consegnata. Questa metrica fornisce una chiave immediata per valutare l’efficienza commerciale e il valore del marchio.
Nell’analisi ho considerato i bilanci di circa 40 aziende tra Europa, America e Asia, concentrandomi su due variabili principali: i ricavi e i profitti operativi. Suddividendo il totale degli utili operativi per il numero di vetture vendute si ottiene un valore per auto che permette confronti diretti tra realtà molto diverse per dimensioni e modello di business.
La base dell’indicatore è composta da due grandezze facilmente reperibili nei bilanci: i ricavi (quanto incassa l’azienda) e i profitti operativi (quanto resta dopo i costi legati alla produzione e alle attività aziendali). Per chiarezza, qui uso margine lordo per indicare i ricavi meno i costi di produzione e margine operativo per il valore che rimane una volta detratte le spese amministrative e commerciali.
È inevitabile che le regole contabili varino tra Paesi e gruppi, ma il principio è comparabile: partendo dai dati pubblicati, ho calcolato il rapporto tra profitti operativi e unità vendute per ottenere il valore in euro per vettura. In questa fase ho privilegiato coerenza metodologica attribuendo come spese operative soprattutto gli oneri amministrativi e commerciali, per mantenere il confronto il più uniforme possibile tra marchi diversi.
Nel 2026 il risultato più sorprendente è stato il primato di Ferrari, con un guadagno di 223.680 euro per ogni auto consegnata e un margine operativo pari al 42,7%. Numeri che raccontano come l’esclusività del marchio, unita a efficaci controlli sui costi, producano profitti unitari molto superiori rispetto ai concorrenti. In termini pratici, il valore per auto di Ferrari è talmente elevato che serve vendere molteplici vetture di altri marchi per ottenere lo stesso beneficio economico.
Subito alle spalle troviamo il gruppo Jaguar‑Land Rover, che ha registrato un utile operativo di 18.657 euro per auto venduta. Per rendere l’idea: servirebbero 12 vetture di JLR per eguagliare il profitto di una sola Ferrari. Tuttavia, se si guarda all’utile netto per vettura, la situazione può cambiare drasticamente: per JLR il valore netto è sceso a soli 97 euro per auto.
Tra le elettriche, Tesla rimane una delle poche società profittevoli in massa: ha totalizzato 9,59 miliardi di euro di profitti operativi, pari a 5.859 euro per veicolo. In termini pratici, occorrono circa 38 auto Tesla per raggiungere lo stesso profitto di una singola Ferrari.
Un altro elemento emerso dall’indice è che Ferrari è stata l’unica casa ad aver migliorato la redditività rispetto all’anno precedente, incrementando il proprio indice del 10%.
Al contrario, la maggior parte dei costruttori ha registrato cali sensibili: tra i peggiori, considerando solo le aziende ancora in utile, figurano Porsche (-93%), Mazda (-93%), Ford (-89%), Mitsubishi Motors (-54%), Subaru (-48%), General Motors (-42%) e Kia (-36%).
Alcune realtà asiatiche hanno mostrato performance positive in controtendenza, come Xpeng, Leapmotor e Geely. Sul versante opposto, il Gruppo Volkswagen ha segnato un calo del 35% mentre Toyota è rimasta relativamente stabile con un -11%.
Un caso particolarmente rilevante è quello di Stellantis, passata da un utile di 1.973 euro per auto nel 2026 a una perdita di 1.991 euro per veicolo nel 2026, a dimostrazione di quanto possano essere volatili i risultati quando cambiano i costi e le dinamiche di mercato.
Misurare i profitti per auto mette in luce come la redditività non sia solo questione di volumi ma anche di posizionamento di mercato e gestione dei costi.
Marchi come Ferrari sfruttano esclusività e margini elevati, mentre altri puntano su scala e volumi a basso margine. Per gli investitori e gli appassionati, questo indice offre una lente immediata per capire chi sta trasformando le vendite in valore reale e chi invece soffre una compressione dei margini.
L’analisi è stata curata da Felipe Munoz, analista dell’industria dell’auto e content creator di Car Industry Analysis, che ha elaborato i dati per Motor1 sulla base dei bilanci pubblici.
Questi numeri non raccontano soltanto performance passate: aiutano a interpretare le strategie future delle case e le possibili direzioni del mercato.