Romain Febvre: dal titolo europeo EMX250 al successo in MXGP, la storia di un pilota che ha segnato il motocross moderno
Nato a Épinal il 31 dicembre 1991, Romain Febvre è uno dei nomi più riconoscibili del panorama del motocross contemporaneo.
La sua carriera è iniziata tra le piste nazionali francesi, dove ha alternato gare di motocross e supermotard, conquistando il titolo di campione francese nella categoria Supermoto 125cc. Questi primi successi hanno tracciato la strada verso le classi continentali e, successivamente, verso il mondiale, dimostrando fin da subito un mix di talento naturale e adattabilità alle diverse discipline.
Il passaggio al palcoscenico internazionale avviene con la partecipazione al campionato EMX250, dove, in sella a una KTM del team Wagner Meca, Febvre si aggiudica il titolo europeo del 2011.
Questo risultato funge da trampolino: nel 2012 entra nella classe MX2 con il team guidato da Bodo Schmidt, chiudendo la stagione al tredicesimo posto, mentre l’anno successivo con Wilvo Nestaan migliora fino al dodicesimo posto. La crescita prosegue nel 2014, quando alla guida di una Husqvarna ottiene il terzo posto finale in MX2, segnando la sua definitiva candidatura per il salto nella classe regina.
Il 2015 rappresenta la svolta: Febvre viene ingaggiato dal Yamaha racing team, diretto dall’ex campione del mondo Michele Rinaldi, e al primo anno nella MXGP conquista il titolo iridato con otto vittorie di Gran Premio. Questo trionfo sorprende molti addetti ai lavori per la rapidità con cui il francese si è adattato alla categoria maggiore, trasformando potenziale in risultati concreti e facendo capire che la sua combinazione di stile aggressivo e continuità poteva reggere la pressione del massimo livello mondiale.
Dopo il titolo, Febvre mantiene un rendimento elevato ma non privo di fluttuazioni: termina la stagione 2016 al sesto posto e quella 2017 al quarto. Nel 2026 avviene un cambio significativo sia di moto che di immagine, con il passaggio alla Kawasaki Monster Energy e la scelta di abbandonare il numero storico 461 per il numero 3. Nonostante qualche momento di calo alla fine degli anni dieci, il pilota ritrova competitività, chiudendo da vice-campione mondiale le stagioni 2026 e 2026, segnali concreti di una rimonta che culminerà qualche anno dopo.
Nel 2026, con il supporto ufficiale di Kawasaki e la collaborazione dell’IceOne Racing Team, team che vede coinvolto anche il celebre ex pilota di Formula 1 Kimi Räikkönen in veste manageriale, Febvre si aggiudica il secondo titolo mondiale in MXGP. La vittoria arriva nell’ultimo round disputato in Australia, condizionata dall’annullamento di gara 2, ma comunque sufficiente a consacrare la sua capacità di restare tra i protagonisti assoluti della disciplina anche dopo anni di carriera intensa.
Oltre agli allori individuali, Febvre ha avuto un ruolo fondamentale nelle affermazioni francesi al Motocross delle Nazioni. È stato componente della squadra vincente del 2015, insieme a Gautier Paulin e Marvin Musquin, contribuendo con prestazioni decisive. Il successo al Nazioni si è ripetuto nel 2016 con Paulin e il giovane Paturel, e ancora nel 2017 con Paulin e il trasferimento dall’enduro di Christophe Charlier.
Ancora una volta protagonista, Febvre ha contribuito anche alla vittoria dell’edizione 2026, consolidando il suo ruolo di punto di riferimento per la nazionale francese.
La carriera di Febvre è sintetizzabile anche nei numeri: è due volte campione del mondo (2015 e 2026), ha disputato 225 Gran Premi, con 26 vittorie di cui 1 in MX2 e 25 in MXGP, e conta 92 podi. Questi dati illustrano una longevità e una costanza di rendimento che lo collocano tra i piloti più influenti della sua generazione, capace tanto di momenti esaltanti quanto di ritrovare forma e competitività dopo periodi complicati.
Il percorso di Romain Febvre dimostra come talento, scelte di squadra e resilienza possano combinarsi per costruire una carriera di successo nel motocross. Dalla vittoria nell’EMX250 del 2011 al titolo MXGP del 2026, passando per le affermazioni al Motocross delle Nazioni, la sua storia rimane un esempio di crescita continua e adattamento tecnico e mentale nella disciplina.