ztl roma: il piano per il permesso da 1.000 euro per le auto elettriche mette in discussione le esenzioni

il piano del comune per far pagare le auto elettriche che entrano nella ztl del centro storico ha scatenato reazioni: da adiconsum a esponenti della maggioranza, la proposta potrebbe cambiare prima dell'approvazione definitiva

Alessandro Bianchi

Ha lanciato prodotti tech usati da milioni di persone e altri che hanno fallito miseramente. Questa è la differenza tra lui e chi scrive di tecnologia avendola solo letta: conosce il sapore del successo e quello del pivot delle 3 di notte. Quando recensisce un prodotto o analizza un trend, lo fa da chi ha dovuto prendere decisioni simili. Zero hype, solo sostanza.

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Il Comune di Roma ha messo sul tavolo una proposta che rivede le regole d’accesso alla ZTL del centro storico: anche le auto elettriche di non residenti potrebbero dover pagare un permesso.

L’obiettivo dichiarato è regolare meglio la circolazione e la sosta in una zona spesso sotto pressione, ma la misura ha già acceso un acceso dibattito pubblico e istituzionale, tra dubbi sulla sua efficacia e sollecitazioni a non penalizzare la transizione verso la mobilità elettrica.

Di cosa si tratta, nel concreto
L’atto di indirizzo predisposto dall’assessorato alla Mobilità suggerisce l’introduzione di un permesso annuale da 1.000 euro per le vetture elettriche non residenti che accedono alla ZTL del centro storico.

Serve ora il via libera della giunta e le valutazioni tecniche e legali degli uffici prima che il provvedimento possa trasformarsi in regolamento operativo.

Alcune categorie resterebbero escluse, come già avviene oggi: residenti, persone con disabilità, rappresentanti di commercio e strutture ricettive. Tuttavia la novità amplierebbe la platea di autorizzati rispetto alla disciplina attuale, con possibili effetti sul flusso veicolare e sulla gestione dei permessi.

Le posizioni a confronto
Chi sostiene l’iniziativa la interpreta come uno strumento di regolazione e una fonte di entrate per l’ente: un modo per disincentivare accessi non necessari e per gestire meglio il numero di vetture che circolano nel cuore della città.

I critici, invece, temono un effetto opposto: un canone fisso potrebbe incentivare ulteriori ingressi, favorendo chi può permetterselo, senza incidere davvero su traffico e inquinamento.

Le associazioni dei consumatori non hanno tardato a farsi sentire. Adiconsum ha contestato l’ipotesi del canone, ricordando che le auto elettriche costituiscono ancora una quota limitata del parco circolante cittadino e che una tariffa elevata rischia di rallentare la diffusione delle BEV (battery electric vehicles).

Per questo propone soluzioni alternative e meno impattanti sul mercato nascente delle vetture a zero emissioni.

Proposte alternative
Tra le proposte avanzate da Adiconsum ci sono: un canone più contenuto, tariffe modulabili in base alle dimensioni e alla massa del veicolo, e un meccanismo progressivo che leghi gli aumenti all’effettiva penetrazione delle auto elettriche nel tempo. L’idea è di introdurre rincari graduali fino al 2030 solo se e quando la quota di BEV raggiungerà livelli tali da giustificare una stretta.

In questo modo si cerca un equilibrio tra la necessità di governare l’accesso al centro e quella di non frenare la transizione verso mezzi meno inquinanti.

Aspetti pratici e tempistiche
Se il provvedimento dovesse passare così com’è, i titolari delle autorizzazioni gratuite attuali riceveranno istruzioni ufficiali su come richiedere il nuovo permesso a pagamento. Per le nuove immatricolazioni, il rilascio del permesso oneroso partirà non appena il sistema informatico che gestisce le autorizzazioni verrà aggiornato.

Questo richiederà tempo e modifiche procedurali: c’è il rischio di ritardi e di costi amministrativi sia per l’utenza sia per gli uffici comunali, che dovranno predisporre risorse e canali di assistenza chiari per evitare disservizi.

Il Comune assicura che le osservazioni tecniche raccolte saranno utilizzate per modellare la versione finale del provvedimento, ma mancano ancora dettagli sulle fasi di transizione e sui supporti messi a disposizione dei cittadini.

Ibride, strisce blu e gestione degli spazi
La proposta non riguarda solo le BEV: prevede anche interventi sulle agevolazioni per le auto ibride.

In prospettiva potrebbe essere eliminata l’esenzione per la sosta sulle strisce blu delle mild hybrid, mentre le full hybrid e le plug-in hybrid potrebbero mantenere alcune agevolazioni, in base al contributo effettivo del motore elettrico nell’uso urbano. L’obiettivo dichiarato è favorire la rotazione degli stalli e migliorare la gestione degli spazi pubblici, ma senza una comunicazione chiara gli utenti potrebbero trovare le nuove regole confuse.

Politica e margini di modifica
Al Campidoglio la discussione resta aperta.

Il presidente della commissione Mobilità ha definito la direttiva come una traccia da cui partire, sottolineando che il percorso amministrativo potrà introdurre correzioni. Sono previste audizioni e confronti con categorie produttive, associazioni e cittadini: la versione definitiva della norma potrebbe Nei prossimi passaggi amministrativi saranno decisive le valutazioni tecniche, le osservazioni delle associazioni e le determinazioni politiche. Prima dell’approvazione definitiva sono attesi emendamenti, la calendarizzazione del voto e i dettagli operativi che chiariranno tempistiche, costi e modalità di assistenza per gli utenti.