Argomenti trattati
- 1 Marchionne e la trasformazione dell’industria automobilistica
- 2 Chi ha già superato la soglia e chi è vicino
- 3 Stellantis: vicino ma non ancora al traguardo
- 4 I nuovi protagonisti cinesi e il loro impatto
- 5 Strategie e alleanze
- 6 Prospettive per i gruppi occidentali
- 7 La previsione di Marchionne: ancora valida
- 8 Obiettivi e implicazioni competitive
Marchionne e la trasformazione dell’industria automobilistica
Nel 2009 Sergio Marchionne lanciò una previsione netta: dopo la grande crisi finanziaria sarebbero rimasti pochi costruttori davvero globali. Il ragionamento era semplice e stringente: la transizione verso l’elettrico e la ricerca avanzata richiedono investimenti fissi enormi che si ammortizzano solo con volumi molto elevati. Sedici anni dopo, il mercato ha preso una forma nuova: alcuni gruppi si sono rafforzati, altri hanno virato in modi inattesi e nuovi protagonisti cinesi sono entrati nel gioco a tutto campo.
Chi ha già superato la soglia e chi è vicino
Oggi soltanto tre gruppi superano la soglia delle 6 milioni di vetture vendute all’anno: Toyota, il gruppo Volkswagen e Hyundai–Kia. Queste realtà combinano presenza globale, gamma prodotti molto ampia e capacità produttiva tale da diluire i costi delle nuove tecnologie. Alle loro spalle c’è Stellantis, con circa 5,5 milioni di veicoli: abbastanza vicino da non essere ignorato, ma ancora distante da quel livello che consente economie di scala robuste.
Stellantis: vicino ma non ancora al traguardo
Stellantis produce e vende milioni di auto ogni anno, ma il gap con le 6 milioni è ancora misurabile in qualche centinaio di migliaia di unità. Questa distanza non è banale: limita la possibilità di abbassare il costo unitario dei veicoli e rende più difficile sostenere gli investimenti necessari per l’elettrificazione. Senza ricorrere a fusioni o grandi alleanze, la via rimane l’accelerazione delle vendite nei mercati chiave, una sfida non semplice ma nemmeno impossibile.
I nuovi protagonisti cinesi e il loro impatto
Nel riequilibrio del mercato globale emergono due modelli cinesi diversi. BYD, il più grande per volumi tra i produttori cinesi, ha superato i 4,5 milioni di veicoli puntando su una crescita bilanciata tra mercato interno ed export. La strategia è chiara: produrre localmente in mercati come Brasile, Ungheria e Turchia per ridurre costi logistici e dazi e aumentare la competitività locale.
Geely, invece, è il candidato più credibile a scalare rapidamente verso le 6 milioni. Ha segnato crescite a due cifre, con un aumento delle vendite globali vicino al 28% in un singolo anno, superando in dinamica nomi consolidati come Honda, Suzuki e Nissan. Le sue leve sono alleanze strategiche, acquisizioni mirate e partnership industriali che aprono l’accesso a tecnologia, reti distributive e capacità produttiva estera. La partita sul lungo periodo sarà vedere quale modello tradurrà la crescita percentuale in volumi effettivi capaci di accorciare il divario con i grandi gruppi mondiali.
Strategie e alleanze
Per i nuovi attori la presenza internazionale si costruisce con stabilimenti locali, joint venture e acquisizioni: strumenti che permettono di aggirare barriere commerciali, contenere i costi logistici e adattare l’offerta ai gusti locali. Spesso queste mosse portano anche a un accesso più rapido a reti di vendita e servizi post-vendita già collaudati.
Per i gruppi occidentali, invece, la duplicazione degli sforzi in R&S e piattaforme elettriche è diventata insostenibile per chi ha volumi contenuti. Fusioni, joint venture e accordi tecnologici sono quindi percorsi pragmatici per condividere costi, accelerare lo sviluppo e non restare indietro nella transizione.
Prospettive per i gruppi occidentali
Case storiche come GM, Ford, Honda e Nissan hanno basi solide ma rischiano di perdere scala operativa senza accordi strategici. Senza fusioni o partnership rilevanti, pochi di questi gruppi riusciranno a raggiungere le 6 milioni di unità necessarie per ammortizzare gli investimenti in elettrificazione. In questo contesto la capacità di finanziare ricerca e produzione rimane il discrimine per chi vuole restare un player indipendente e innovativo.
La previsione di Marchionne: ancora valida
L’idea chiave di Marchionne — che servono grandi volumi per reggere i costi della modernizzazione del settore — conserva tutta la sua attualità. Il mercato sta riconfigurando i suoi equilibri: una triade dominante, gruppi in rimonta e l’avanzata dei costruttori cinesi. Per i produttori occidentali la scelta strategica è ormai netta: integrare capacità produttive o condividere tecnologie, perché affrontare da soli la rivoluzione elettrica è sempre più difficile.
Obiettivi e implicazioni competitive
I nuovi attori vogliono trasformare la crescita rapida in presenza stabile sul mercato, investendo in produzione locale, reti di vendita e servizi post-vendita. Chi riuscirà a mantenere o aumentare i volumi otterrà un vantaggio chiaro: maggiore capacità di finanziare innovazione e più margine di manovra per restare autonomo. In altri termini, la partita su volumi, alleanze e investimento in tecnologia deciderà chi guiderà l’auto del futuro.





