Correttivo sul fringe benefit: come cambiano tasse, optional e riassegnazioni delle auto aziendali

Il decreto Omnibus introduce correzioni alla tassazione delle auto aziendali: salva le vetture ordinate nel 2026, definisce la valutazione degli optional e aumenta l'Irpef per i mezzi con più di cinque anni per favorire il rinnovo dei parchi auto

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.

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Il governo ha approvato uno schema correttivo che modifica l’imposizione fiscale sulle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, introducendo chiarimenti applicativi e una penalizzazione mirata per i veicoli più datati.

Le novità, contenute nello schema di decreto Omnibus esaminato preliminarmente dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026 e aggiornato l’11 giugno 2026, intervengono su punti critici emersi dopo la riforma del 2026 e sulle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Disposizioni che sanano le assegnazioni e gli ordini del 2026

Una delle principali correzioni riguarda la disciplina applicabile alle vetture ordinate nel 2026 e consegnate entro dicembre 2026: il decreto stabilisce che tali auto mantengono il regime fiscale precedente, evitando la discontinuità che si era creata in relazione alle assegnazioni effettuate prima o dopo il 30 giugno 2026.

Questa scelta elimina la differenziazione che aveva generato incertezza per imprese e lavoratori, garantendo continuità per i contratti di acquisto e i contratti di noleggio a lungo termine finalizzati all’uso promiscuo.

Valutazione degli optional e riassegnazioni

Il provvedimento introduce inoltre un criterio pratico per la tassazione degli optionalviene previsto un incremento forfettario dell’5% del valore di riferimento per includere nell’imponibile accessori non presenti nelle tabelle ACI o non acquistati direttamente dal dipendente.

In aggiunta, il decreto chiarisce la disciplina delle riassegnazioni tra dipendenti, precisando che il trasferimento dell’auto non comporta automaticamente una nuova modalità di calcolo più penalizzante, purché restino invariate le condizioni di utilizzo e il veicolo sia già tassato secondo le regole vigenti.

Maggiorazione fiscale per il rinnovo dei parchi auto: +50% dopo cinque anni

Accanto ai chiarimenti sui casi di transizione, il decreto contiene una misura di forte impatto: l’Irpef applicata ai fringe benefit derivanti dall’uso promiscuo di un’auto aziendale aumenta del 50% trascorsi cinque anni dalla prima immatricolazione del veicolo.

Questa maggiorazione si applica indipendentemente dalla tecnologia di alimentazione — elettrica, plug-in, benzina o diesel — e ha lo scopo esplicito di incentivare il rinnovo delle flotte aziendali, non attraverso incentivi diretti ma mediante una penalizzazione fiscale per i mezzi più vecchi.

Effetti economici per imprese e lavoratori

La combinazione tra il sistema di aliquote introdotto dalla riforma del 2026 — che prevede una tassazione al 10% del costo chilometrico ACI per le elettricheal 20% per le plug-in e al 50% per le altre alimentazioni — e la maggiorazione dopo il quinto anno può tradursi in un aumento significativo del peso fiscale sull’auto concessa al dipendente.

In concreto, per alcuni mezzi la spesa fiscale complessiva può arrivare a più del doppio rispetto a prima della correzione, impattando sia la convenienza per le aziende sia il beneficio percepito in busta paga dai lavoratori.

Contesto normativo e interventi collegati nello schema Omnibus

Lo schema di decreto Omnibus non si limita alle auto aziendali: tra le altre disposizioni sono previste misure per evitare penalizzazioni Irap agli enti del Terzo settore, chiarimenti sull’utilizzo delle perdite fiscali definitive di società comunitarie e modifiche alle regole su successioni, trust e detrazione Iva.

Questi interventi mirano a ridurre incertezze interpretative e a rendere il quadro fiscale più coerente con la prassi nazionale e comunitaria.

Il viceministro dell’Economia ha sottolineato che l’obiettivo del correttivo è di «porre definitivamente fine alle incertezze interpretative», garantendo applicabilità uniforme delle norme sia per le imprese sia per i lavoratori. Lo schema dovrà ora passare alle commissioni parlamentari per i pareri prima di tornare al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva, fase in cui potranno emergere ulteriori precisazioni o modifiche tecniche.

Nel frattempo, le imprese che gestiscono flotte e i consulenti del lavoro dovranno rivedere le politiche di assegnazione e la pianificazione del rinnovo dei veicoli, valutando l’impatto finanziario della maggiorazione sui mezzi oltre cinque anni e sfruttando la chiarezza offerta sulle regole transitorie per gli ordini del 2026.