Il mercato delle flotte aziendali sta per affrontare una trasformazione che va oltre la sola decarbonizzazione: Bruxelles intende introdurre requisiti che privilegino l’acquisto di vetture made in UE. La proposta più rilevante è contenuta nell’Industrial Accelerator Act, presentato il 4 marzo 2026, che si affianca al Net-Zero Industry Act del 2026 per orientare la domanda verso prodotti e tecnologie europee. Questo cambio di approccio pone la sovranità produttiva al centro delle politiche industriali, con l’obiettivo di sostenere l’occupazione e la capacità d’investimento del continente, riducendo al tempo stesso la dipendenza dalle importazioni a basso costo.
Cosa implica il nuovo vincolo per gli acquisti
La novità pratica per le aziende con parchi auto rilevanti è l’introduzione di quote obbligatorie di acquisto di modelli assemblati nell’Unione Europea e dotati di una componente locale significativa: la proposta fissa, per entrare nei dettagli, che entro sei mesi dall’entrata in vigore della norma i veicoli debbano essere assemblati nell’UE e avere il 70% dei componenti prodotti in Europa, esclusa la batteria. Questo tipo di requisito trasforma l’origine dei veicoli in un criterio essenziale per accedere a incentivi, agevolazioni fiscali e appalti pubblici. Per i gestori significa rivedere il timing degli ordini, valutare il total cost of ownership e selezionare fornitori con impianti in Francia, Germania, Italia, Spagna e paesi dell’Est Europa.
Impatto su noleggio e grandi corporate
Il peso di questa misura ricadrà in particolare sulle società di noleggio a lungo termine e sulle grandi corporate che rinnovano frequentemente il parco. Chi fino ad oggi si rivolgeva a marchi emergenti o a importazioni a basso prezzo dovrà ripensare strategie di acquisto e contratti con i fornitori. Dal punto di vista operativo, i fleet manager dovranno inserire clausole contrattuali di conformità al criterio made in UE, ricalibrare i budjet e negoziare condizioni che mitigano l’effetto sui costi unitari, considerando eventuali incentivi pubblici legati al rispetto dei nuovi standard.
Perché l’Europa spinge sul made in UE
La ragione politica ed economica dietro alla norma è duplice: da una parte si vuole contrastare l’avanzata di produttori extraUE che propongono veicoli elettrici a prezzi molto competitivi; dall’altra si cerca di trattenere investimenti e competenze sul territorio europeo. L’intento è evitare che la svolta elettrica si traduca in una perdita di valore aggiunto per l’industria continentale. L’accoppiata Industrial Accelerator Act e Net-Zero Industry Act mira quindi a creare un perimetro favorevole alla produzione locale, pur lasciando aperta la sfida della competitività dei prezzi: le case europee dovranno innovare per restare attrattive sul mercato delle flotte.
Rischi di tensioni e opportunità per i produttori
La scelta di privilegiare il made in UE può generare tensioni commerciali con partner extraUE e richiederà un’attenta calibrazione delle soglie tecniche e delle regole di reciprocità. Allo stesso tempo, per le PMI e per i fornitori locali si apre una finestra di opportunità: aumenterà la domanda di componentistica con alto contenuto europeo, facilitando l’accesso a finanziamenti e incentivi per la decarbonizzazione dei processi produttivi. Tuttavia, molte imprese dovranno sostenere investimenti per adeguare processi e certificazioni, rischiando di essere escluse da appalti se non raggiungeranno i nuovi standard.
Cosa fare oggi per preparare la flotta
I gestori di flotte hanno bisogno di un piano pragmatico: avviare audit della catena di fornitura, mappare la quota di veicoli già conformi al criterio made in UE, e integrare nei bandi di gara clausole che favoriscano fornitori europei. Dal punto di vista strategico è consigliabile costruire relazioni commerciali stabili con costruttori che investono in impianti europei e includere valutazioni di tco e sostenibilità nelle gare. Va anche considerato il calendario normativo: la proposta IAA è in fase di negoziazione tra Parlamento e Consiglio, e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare entro fine 2026 con un’applicazione graduale nei due anni successivi; avere scenari e opzioni operative è quindi fondamentale per non farsi sorprendere dalle scadenze.

