Alessandro Delbianco ha trasformato una lunga rincorsa in un traguardo concreto: il titolo italiano Superbike 2026 conquistato in sella alla Yamaha R1 del team Dmr. Per il 28enne riminese questa affermazione non è un punto d’arrivo, ma la piattaforma di lancio per una stagione ricca di impegni e ruoli diversi, sempre sotto i colori della casa nipponica. Nel 2026 Delbianco affronterà il mondiale Endurance, vestirà il ruolo di tester per il mondiale Superbike e proverà a difendere la corona tricolore nel Civ, pur con la limitazione di poter correre solo quattro delle sei gare previste.
Un calendario che mischia ambizione e compromessi
La scelta di misurarsi su più fronti porta con sé opportunità e vincoli: l’accordo per il mondiale Endurance con l’Elf Marc Vds Racing Team/Km99 lo immette in un contesto internazionale affiancato da compagni di alto profilo come Florian Marino e Randy de Puniet. Parallelamente, il nuovo incarico come collaudatore del mondiale Superbike lo avvicina ancora di più ai progetti tecnici di Yamaha, con la possibilità di essere usato come primo pilota di riserva per la serie iridata. Sul fronte domestico, però, la sovrapposizione dei calendari incide: la difesa del titolo nel Civ sarà complicata dalla presenza in pista solo a quattro round, costringendo Delbianco e il team a pianificare ogni apparizione con attenzione massima.
La dimensione professionale dietro la vittoria
La conquista del titolo nazionale non è stata soltanto una vittoria in pista, ma anche la conferma di un percorso di maturazione professionale. Delbianco racconta che il successo gli ha fornito chiarezza: ora sa cosa serve per vincere. Per lui il podio è il risultato di una somma di fattori, dalla preparazione fisica quotidiana al rapporto di fiducia con il team, passando per l’organizzazione e il supporto esterno. La definizione stessa di pilota, spiega, non si limita a guidare: è una professione a tutti gli effetti, fatta di routine, sacrifici e relazioni di squadra.
Il rapporto con Yamaha e il team Dmr
Nonostante l’ambizione di correre full time nel mondiale Superbike, la strada con Yamaha è proseguita: Delbianco ha scelto di restare fedele alla casa giapponese, che gli ha offerto un ruolo importante come collaudatore. Questa continuità ha un peso emotivo e pratico: vestire la stessa livrea da diversi anni ha costruito fiducia reciproca e permesso al pilota di esprimersi al meglio. Anche il legame con il team Dmr ha giocato un ruolo decisivo, trasformando la squadra in una seconda famiglia in cui la fiducia e la condivisione di obiettivi sono determinanti nei momenti critici di una stagione.
La R1 e il nuovo regolamento del Civ
Con il regolamento tecnico che avvicina le moto da gara alla versione di serie, la Yamaha R1 si trova nuovamente al centro delle attenzioni. Delbianco confessa un rapporto di vecchia data con la R1: un affetto nato prima ancora della carriera professionistica, nei corsi di guida. La sfida sarà verificare sul campo se la moto, più vicina alla standard production, manterrà le caratteristiche che gli hanno permesso di vincere nel 2026. I test, già programmati, saranno fondamentali per capire se la R1 saprà confermarsi competitiva anche nel nuovo contesto regolamentare.
Preparazione fisica, infortuni e prime gare
L’inverno non è stato neutro per Delbianco: si è sottoposto a un intervento al ginocchio, un evento che ha limitato la preparazione ma non la determinazione. Oggi l’approccio è di intenso lavoro fisico e mentale, con sessioni di allenamento incrementate per recuperare terreno e adattarsi ai molteplici impegni stagionali. L’attesa è rivolta in particolare alla 24 Ore di Le Mans, evento di apertura del campionato Endurance e appuntamento clou (la prova è indicata come in programma il 18-19 aprile), che rappresenta il banco di prova reale per la squadra e per lui in qualità di pilota endurance.
Ambizioni, numeri e scelte simboliche
Dal punto di vista simbolico Delbianco ha scelto di non usare il numero 1 nel Civ, preferendo mantenere il suo storico 52. Quel numero non ha un significato specifico legato a un episodio, ma è diventato emblema delle emozioni e dei risultati accumulati negli anni: un piccolo gesto di identità che lo accompagnerà nelle gare in Italia, mentre in Endurance correrà con il numero del team, il 99. Quanto ai rivali, tra i più attesi cita nomi come Michele Pirro e Rinaldi, oltre a possibili outsider pronti a sorprendere il pubblico.
Guardando indietro, il consiglio che darebbe al giovane Delbianco è semplice: coltivare la passione e aumentare il grado di professionalità. Nonostante qualche rimpianto fosse possibile, il pilota dichiara di non averne e di preferire la strada percorsa. Per il 2026, tra endurance, test e apparizioni selettive nel Civ, l’obiettivo rimane crescere, imparare e ripetere i successi, con la consapevolezza acquisita dopo la stagione trionfale del 2026.

