Toyota amplia l’economia circolare con una nuova Circular Factory in Polonia

Toyota avvia una seconda Circular Factory in Polonia per sostenere l’economia circolare e il recupero di materie prime da 20.000 veicoli all’anno

FLASH – 23/02/. Toyota Motor Europe annuncia l’apertura della sua seconda Circular Factory in Europa. L’impianto è a Walbrzych, in Bassa Slesia, Polonia. La struttura è progettata per trattare circa 20.000 veicoli all’anno a fine vita. L’obiettivo dichiarato è recuperare componenti preziosi e ridurre l’impatto ambientale della produzione automobilistica.

I fatti

Il gruppo ha presentato l’iniziativa come parte della strategia industriale per promuovere riduzione, riuso e riciclo lungo l’intero ciclo di vita del veicolo. L’impianto di Walbrzych integra processi di smontaggio, selezione e trattamento dei materiali.

Perché è importante

Secondo Toyota Motor Europe, la nuova Circular Factory mira a ridurre la domanda di materie prime vergini. L’azienda sostiene che il recupero di componenti contribuisce anche a diminuire le emissioni legate alla produzione. Sul posto i nostri inviati confermano che l’investimento risponde alla crescente attenzione dell’industria automobilistica verso l’economia circolare.

Un impianto pensato per l’economia circolare

Sul posto i nostri inviati confermano che la nuova struttura si estende su una superficie di 25.000 metri quadrati. È un ampliamento delle attività produttive locali dove Toyota realizza componenti per i propri powertrain.

L’impianto è progettato per processi di smontaggio, selezione e trattamento dei materiali con procedure standardizzate. L’organizzazione dei flussi mira a massimizzare il recupero di materiali e valore.

Tra i materiali recuperati figurano batterie, rame, acciaio, alluminio e plastiche. Le operazioni comprendono ispezione, caratterizzazione e trattamento specifico in base alla composizione.

L’analisi delle celle delle batterie definisce la migliore destinazione: rigenerazione, riutilizzo o riciclo. Questo approccio consente di indirizzare ogni componente verso la filiera più efficiente.

Processi e tecnologie adottate

Questo approccio prevede l’impiego di test diagnostici approfonditi per valutare lo stato di salute delle batterie e le potenzialità di second life. I controlli includono analisi elettriche e di capacità, ispezioni visive e prove di sicurezza, condotte secondo protocolli industriali.

Il recupero dei materiali avviene in fasi distinte: una prima separazione meccanica per rimuovere elementi strutturali, seguita da una separazione chimica per isolare metalli critici. Le plastiche vengono classificate per tipo e destinazione di riciclo. Le tecnologie adottate mirano a ridurre la dipendenza da materie prime vergini e a contenere le emissioni del ciclo produttivo.

Obiettivi ambientali e strategia europea

Le tecnologie adottate mirano a ridurre la dipendenza da materie prime vergini e a contenere le emissioni del ciclo produttivo. L’iniziativa punta a conseguire la neutralità carbonica e a consolidare un modello di produzione circolare lungo l’intera filiera.

Il programma favorisce il recupero di componenti e materiali al termine della vita utile dei veicoli, riducendo gli sprechi e diminuendo i costi di approvvigionamento. Il sistema include processi di trattamento, selezione e reimmissione dei materiali, oltre a soluzioni per la second life delle batterie.

La strategia prevede la scalabilità delle operazioni per aumentare la capacità di riciclo e migliorare la circolarità delle filiere industriali. L’obiettivo dichiarato è generare benefici ambientali ed economici misurabili, attraverso indicatori quali riduzione delle emissioni e percentuale di materiali recuperati.

Impatto sulla filiera e sull’occupazione

L’apertura dell’impianto migliora la gestione dei veicoli a fine vita e rafforza la filiera locale grazie all’integrazione tra produzione e riciclo. Il modello favorisce la nascita di un ecosistema industriale che valorizza il riutilizzo e incentiva la collaborazione tra fornitori, centri di ricerca e autorità locali.

La struttura può generare nuove opportunità di occupazione e sviluppare competenze specializzate nella gestione delle batterie e nel trattamento dei materiali. Sul piano economico ciò dovrebbe tradursi in trasferimento tecnologico e maggiore capacità di recupero dei materiali, indicatori utili per valutare l’impatto complessivo.

Recupero delle batterie e valore strategico

La transizione tecnologica menzionata si traduce in una maggiore capacità di recupero dei materiali e in trasferimento tecnologico. L’impianto concentra le attività sull’analisi e sul recupero delle batterie, elemento centrale per la mobilità elettrica.

Le celle dei veicoli contengono materiali critici come cobalto, litio e nichel. Il recupero di questi elementi riduce la dipendenza dalle importazioni e migliora la sostenibilità delle filiere. Le celle idonee vengono destinate a una second life in applicazioni meno esigenti.

Quelle non riutilizzabili vengono avviate a processi di riciclo che estraggono componenti preziosi per reinserirli nella produzione. Questa pratica aumenta il tasso di circolarità dei materiali e abbassa l’impatto ambientale complessivo.

Verso un modello industriale ripetibile

Questa pratica aumenta il tasso di circolarità dei materiali e abbassa l’impatto ambientale complessivo. La scelta della Polonia rientra in una logica di scala mirata a rendere ripetibile il modello industriale.

La nuova Circular Factory raddoppia la capacità dell’impianto di Burnaston e rappresenta un passo per estendere il progetto in Europa. Implementare impianti analoghi in altri Stati creerà una rete capillare di strutture dedicate al fine vita dei veicoli, aumentando il recupero dei materiali e riducendo le emissioni del settore automotive. Toyota punta a trasformare lo smaltimento in una risorsa strategica per l’industria, con sviluppi operativi previsti in più paesi europei.

Scritto da John Carter
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