Il Cupra Raval Madrid E-Prix 2026, sesto appuntamento della dodicesima stagione di Formula E, ha offerto uno spettacolo ricco di tensione e tattica. Il 23 marzo la pista spagnola ha consacrato il ritorno in grande stile del team Jaguar TCS, autore di una prestigiosa doppietta grazie a Antonio Félix Da Costa e a Mitch Evans. La corsa è stata decisa da scelte strategiche, gestioni dell’energia e sorpassi negli ultimi giri che hanno tenuto il pubblico con il fiato sospeso. Sul podio si è inserito il leader della classifica, Pascal Wehrlein, mentre alcuni protagonisti attesi non sono riusciti a brillare come previsto.
Parallelamente alle emozioni in pista, nel paddock è tornato di attualità il tema delle regole sui contatti e i duelli: i piloti hanno indirizzato una lettera alla FIA chiedendo una revisione delle linee guida sui duelli. L’iniziativa, sostenuta in particolare dai veterani, mette al centro la necessità di norme calibrate sulla natura specifica della categoria, soprattutto alla luce dell’impatto della Gen3 sulle strategie di gara e sui frequenti gruppi compatti in pista.
La corsa: come si è costruita la doppietta Jaguar
La vittoria è nata da un equilibrio tra una qualifica solida e scelte tattiche perfettamente azzeccate dal box. Da Costa è partito nelle prime file e ha saputo conservare ritmo e gestione dell’energia, mentre Evans ha scelto una lettura di gara più conservativa nella prima fase per poi sfruttare al massimo il suo Attack Mode nella seconda metà. L’azione della squadra britannica si è rivelata decisiva nei momenti chiave dei pit-stop: i cambi di strategia e la gestione dei boost hanno permesso a entrambi i piloti di risalire la classifica e di affrontare il finale fianco a fianco, con sorpassi netti e una grande coordinazione del muretto.
La rimonta di Mitch Evans
Partito sedicesimo, Mitch Evans ha messo in scena una progressione spettacolare, frutto di un piano gara studiato e del perfetto sfruttamento dell’Attack Mode. Dopo la sosta ha iniziato a risalire approfittando anche di window di consumo altrui meno efficienti, infilando manovre decisive su avversari di alto profilo come Wehrlein e Ticktum negli ultimi giri. La lotta con il compagno di squadra per la vittoria ha mostrato coraggio e lucidità, ma anche il rispetto per il ritmo imposto da Da Costa, che nel finale ha chiuso le porte senza errori.
La prova di Antonio Félix Da Costa
Antonio Félix Da Costa ha confermato di attraversare un periodo di forma eccellente: piazzamento competitivo in qualifica e gestione impeccabile della gara gli hanno consegnato il successo, il secondo consecutivo dopo Jeddah. Il portoghese ha saputo bilanciare aggressività e controllo dell’energia, dimostrando di aver completato l’adattamento al team Jaguar TCS e candidandosi come serio pretendente per la lotta al titolo. La sua esperienza è emersa soprattutto nelle fasi finali, quando la pressione sui doppiaggi e sul consumo poteva facilmente tradursi in errori.
Gli altri protagonisti e gli effetti sulla classifica
Dietro alla coppia Jaguar, Pascal Wehrlein ha portato la Porsche al terzo posto con un sorpasso deciso sull’ultimo rettilineo, consolidando la leadership mondiale e limitando i danni dopo aver sofferto un contatto nelle fasi iniziali. Dan Ticktum ha pagato il rischio di inserirsi all’ultima chicane e ha perso il podio, pur correndo una gara di grande personalità per il team locale. Buone risposte da Edoardo Mortara e da Sébastien Buemi, quest’ultimo penalizzato dalla direzione gara per una difesa giudicata troppo aggressiva che ne ha condizionato il risultato finale.
Delusioni e penalità: quando la strategia pesa
Tra i delusi spiccano Nick Cassidy, partito dalla pole ma tradito da errori di temporizzazione nel pit-stop, e Oliver Rowland, penalizzato con un drive-through per eccesso di potenza e risalito senza però entrare in zona punti. Nyck De Vries ha invece avuto una gara sfortunata dopo un contatto che ha danneggiato l’anteriore della sua vettura, ricevendo anche una penalità di cinque secondi che lo ha relegato nelle retrovie. Questi episodi evidenziano come, in Formula E, la gestione dell’energia e la precisione strategica possano ribaltare i valori in pochi istanti e incidere sulla classifica costruttori.
Il confronto con la FIA e le richieste dei piloti
La lettera inviata alla FIA racchiude la preoccupazione comune: serve un approccio regolamentare che tenga conto della singolarità della categoria elettrica. I piloti, guidati dall’esperienza dei veterani, chiedono regole più coerenti e applicazioni delle direttive più uniformi, per ridurre incertezze e decisioni discordanti in gara. L’appello non mira a una polemica fine a se stessa, ma piuttosto a un confronto costruttivo per adattare le linee guida alle peculiarità della Gen3, delle strategie energetiche e del frequente gioco di gruppo che caratterizza molte tappe del calendario.

