Manzi in Superbike: come Yamaha accompagna la transizione e il recupero

Stefano Manzi parla della promozione, dei test complicati e della necessità di tempo per esprimere il suo valore

Il percorso di Stefano Manzi è passato attraverso molte tappe: la consacrazione in Supersport con la Yamaha R9 e la promozione nella classe regina delle derivate di serie rappresentano i punti salienti di un’evoluzione professionale iniziata con il trasferimento nel 2026. Al Racing Day 2026 di Yamaha a Gerno il pilota riminese ha sintetizzato il momento, spiegando come il successo nel 2026 sia stato importante ma non trasformativo nella sua filosofia di lavoro.

La transizione verso la Superbike è arrivata dopo una stagione da protagonista: la promozione sul campo con Ten Kate ha aperto la porta alla squadra ufficiale, ma l’avvio del 2026 è stato condizionato da fattori esterni. Tra giornate di test annullate per pioggia, un infortunio durante una prova in Australia e soli venti giri complessivi in quattro giornate utili, il quadro è stato complicato e ha ritardato il normale processo di adattamento alla Yamaha R1, una moto che richiede tempo per essere interpretata al meglio.

Il legame con Yamaha e il piano quinquennale

Manzi ricorda con chiarezza il valore del rapporto con la casa dei tre diapason: il contratto quinquennale con Yamaha rappresenta una strategia a lungo termine e, dopo tre anni, restano due stagioni per consolidare risultati. Per il pilota il passaggio dalla R9 alla Superbike rientra in un percorso di crescita voluto dalla marca, che accompagna i talenti attraverso programmi strutturati: la promozione non è un caso isolato ma l’esito di un lavoro costruito col team Ten Kate e poi con la struttura ufficiale.

Ruolo dei team e gestione multi-campionato

Nel racconto di Manzi emerge il ruolo centrale dei team: Ten Kate lo ha formato, mentre l’impegno con il team ufficiale, identificato come Gytr Grt, porta con sé la complessità di gestire risorse su più fronti. Il concetto di gestione delle priorità è cruciale: quando una casa è impegnata in campionati diversi, la logistica e i tempi dei test possono risultare ristretti e la capacità di recupero del pilota diventa determinante per allineare il programma sportivo alle aspettative tecniche.

Condizione fisica, infortuni e tempi di recupero

Un tema ricorrente nell’intervista è la condizione atletica: l’infortunio arrivato durante un test australiano ha costretto Manzi a correre il primo round non al 100%, influenzando le prestazioni a Phillip Island e poi a Portimão. Il pilota sottolinea come i tempi di recupero non siano immediatamente prevedibili e come qualsiasi politica di rischio vada evitata; l’obiettivo dichiarato è tornare pienamente efficiente fisicamente e trovare più uscite in pista per mettere in pratica gli aggiustamenti alla R1. Questo mix di fattori tecnico-fisici giustifica la cautela nel tracciare obiettivi troppo ambiziosi a inizio anno.

Una tabella di marcia prudente

Realisticamente Manzi si aspetta di esprimere il massimo potenziale non subito ma nel corso della stagione: l’ipotesi è che servirà circa metà stagione per raggiungere l’affiatamento con la moto e la forma ideale. Lavorare con continuità, accumulare chilometri, riparare l’eventuale gap fisico e sfruttare la pausa estiva per ricaricarsi sono elementi che lui considera fondamentali per invertire la curva e mostrare i risultati attesi.

Stile di guida, confronto tra moto e consigli ai giovani

Nelle riflessioni di Manzi emerge anche un confronto tecnico tra mezzi: la R9 che ha vinto il titolo in Supersport presenta un’erogazione con tanto tiro e meno allungo rispetto a una 1.000 cc, richiedendo una gestione attenta dell’uscita di curva. Pur ammettendo differenze di guida rispetto alla R6 e alle moto da 1.000, Manzi non parla di stravolgimenti del proprio stile, piuttosto di un processo di adattamento che passa attraverso esperienza e test mirati.

Esperienze personali e insegnamenti

Infine il pilota condivide consigli ricevuti dall’esperienza: negli anni giovanili ha perso parte della concentrazione e oggi suggerisce ai più giovani di mantenere equilibrio tra professionalità e gusto per il divertimento. Racconta anche di aver condiviso il box in Moto2 con Francesco Bagnaia ai tempi del Sky Vr46 e di come la capacità di rimanere focalizzati e ‘inquadrati’ possa fare la differenza. Sul tema della stazza fisica, Manzi nega che questa sia stata un limite significativo nella sua carriera, preferendo puntare sul lavoro complessivo intorno al pilota come discriminante del successo.

Scritto da Elena Rossi