Il settore automobilistico è stato l’elemento che ha permesso all’industria italiana di chiudere febbraio con un saldo positivo, seppure contenuto. Secondo i dati Istat, la produzione industriale è aumentata dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,5% su base annua, mentre il bilancio dei primi due mesi dell’anno è risultato in pareggio. È importante ricordare che le prospettive per marzo appaiono più cupe, perché gli effetti della guerra USA-Iran sono attesi influenzare pienamente l’attività produttiva.
La dinamica di febbraio è stata ampiamente influenzata dal settore degli autoveicoli, che ha segnato un vero e proprio rimbalzo rispetto ai minimi dell’anno precedente. Fonti di settore come Il Sole 24 Ore e le analisi sindacali hanno evidenziato come il comparto auto abbia trainato la crescita mensile, mentre altri settori hanno mostrato andamenti misti: alcuni in forte recupero, altri in flessione significativa.
Il ruolo dell’auto nel febbraio 2026
Nel dettaglio, la fabbricazione di mezzi di trasporto è risultata la voce con il maggior incremento tendenziale, pari al +10,0% rispetto allo stesso mese del 2026. Anche la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica ha registrato una crescita apprezzabile (+7,8%), così come la fabbricazione di macchinari e attrezzature (+5,2%). Sul fronte negativo si sono distinti la chimica (-6,8%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%) e le altre industrie manifatturiere insieme all’attività di riparazione e installazione (-5,8%). Questi numeri mostrano come il miglioramento non sia uniforme e come il peso dell’auto sia stato determinante nel bilancio complessivo.
Perché è avvenuto il rimbalzo
Il recupero del comparto auto non è un evento casuale, ma il risultato di un effetto base che segue i cali molto profondi toccati l’anno precedente. Le stime sindacali, in particolare quelle della Fim-Cisl, avevano anticipato un miglioramento nel primo trimestre per il gruppo Stellantis, che rappresenta la quasi totalità della produzione italiana di veicoli. In sostanza, una parte consistente della crescita è imputabile al ritorno a volumi più vicini alla normalità rispetto ai minimi dell’anno passato, più che a un’impennata esogena della domanda.
Stellantis e la distribuzione della produzione negli stabilimenti
Le cifre di Stellantis nel periodo gennaio-marzo 2026 confermano la tendenza: le fabbriche italiane del gruppo hanno prodotto 120.366 unità, pari a un incremento del +9,5% rispetto al primo trimestre 2026, con circa 74.000 autovetture (+22%). Gli stabilimenti che hanno registrato le crescite più consistenti sono stati Melfi (+92,5%), Mirafiori (+42,4%), Pomigliano (+6,7%) e Modena (+583%, partendo da volumi molto bassi). In controtendenza si è trovato lo stabilimento di Cassino, con un calo marcato del -37,4%.
Dettaglio per impianto e impatto sui volumi
Il sito di Sevel Val di Sangro continua a essere il maggior produttore italiano di veicoli commerciali leggeri, con 46.525 unità nel periodo considerato, pari al 39% della produzione nazionale di veicoli, ma ha comunque registrato una flessione del -5,8% rispetto al primo trimestre 2026. La situazione produttiva diversa tra stabilimenti evidenzia come le variazioni non siano omogenee: alcune fabbriche stanno risalendo rapidamente, altre rimangono in difficoltà, con effetti anche sulla gestione del personale.
Previsioni per il 2026 e conseguenze sul lavoro
Le proiezioni sindacali per il 2026 indicano una produzione complessiva in Italia attorno alle 500.000 unità, con le autovetture oltre le 300.000. Si tratta di volumi in crescita rispetto ai 238.000 del 2026, anno segnato come il peggiore dagli anni ’50, ma ancora molto lontani dall’obiettivo di un milione evocato da alcune istanze pubbliche. Il 2026 dovrebbe beneficiare del ciclo produttivo a pieno regime per la Fiat 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della Ds8, con l’ingresso nell’arco dell’anno anche delle nuove Ds7 e della Lancia Gamma.
Occupazione e ammortizzatori sociali
Sul fronte dell’occupazione è atteso un calo significativo dell’uso degli ammortizzatori sociali nella maggior parte degli stabilimenti, con possibili inserimenti di personale in prima battuta a termine e l’obiettivo di trasformazioni in contratti stabili dove possibile. Un’eccezione rimane Cassino, dove la situazione è ancora molto delicata e richiede attenzioni mirate. L’evoluzione dei mercati e lo sviluppo dei modelli programmati saranno fattori decisivi per consolidare questo recupero.
In conclusione, febbraio ha mostrato come la filiera automobilistica possa fungere da ammortizzatore per l’industria nazionale, ma la sostenibilità del recupero dipenderà dall’andamento geopolitico e dalla capacità delle imprese di convertire i picchi produttivi in stabilità occupazionale e commerciale. Per il prossimo mese, la parola d’ordine rimane prudenza: gli effetti della guerra USA-Iran potrebbero rimodellare rapidamente il quadro economico.

