Come l’industrial accelerator act può fallire senza misure concrete

Il made in UE è una leva politica importante, ma l’ACEA avverte che senza investimenti su energia, materie prime e infrastrutture l’Industrial Accelerator Act rischia di restare inefficace

La discussione sull’Industrial Accelerator Act della Commissione europea riporta al centro il tema del Made in UE e ne mette in luce i limiti pratici. Costruttori e associazioni di settore, rappresentati dall’ACEA, avvertono che tutelare l’origine produttiva costituisce solo una parte della sfida.

Secondo gli interlocutori industriali, senza una strategia organica per i costi energetici, la disponibilità di materie prime e lo sviluppo della rete infrastrutturale, la normativa rischia di restare in gran parte simbolica. È quindi necessario distinguere con precisione tra protezione dell’origine e competitività reale, concetti spesso sovrapposti nel dibattito pubblico e con implicazioni diverse per la politica industriale europea.

Che cosa propone l’Industrial Accelerator Act

La proposta punta a incentivare la permanenza delle filiere produttive nell’Unione europea attraverso semplificazioni normative e incentivi mirati. Gigafactory e siti di assemblaggio beneficerebbero di procedure autorizzative più snelle. Sono previsti inoltre sostegni alle tecnologie a emissioni zero e l’introduzione di criteri di sostenibilità negli appalti pubblici.

L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dalle importazioni di componenti critici, con particolare attenzione alle batterie, e favorire la trasformazione dell’Europa in un hub per la mobilità elettrica e digitale. Tuttavia, la formulazione politica non garantisce automaticamente soluzioni operative ai problemi strutturali del settore. Restano aperte questioni su finanziamenti, capacità produttiva reale e condizioni di concorrenza, e si attende la definizione delle norme attuative per valutare l’impatto concreto.

Obiettivi dichiarati e gap reali

Dalla proposta emergono intenti chiari, ma operatori del settore segnalano discrepanze tra le ambizioni e gli strumenti reali. L’Industrial Accelerator Act mira a trattenere le filiere produttive nell’Unione europea, ma i produttori indicano tre criticità fondamentali: il costo dell’energia, la disponibilità di materie prime critiche e la diffusione della rete di ricarica. Senza interventi concreti su questi fronti, gli incentivi burocratici potrebbero risultare insufficienti a invertire tendenze di delocalizzazione già in atto. Le associazioni industriali chiedono inoltre tempi certi per le norme attuative e misure che incidano direttamente sui costi operativi. Il prossimo step resta

Le riserve dell’ACEA e i rischi per i costruttori

La transizione evidenzia per l’ACEA limiti sostanziali: la tutela dell’origine produttiva non può sostituire un piano industriale concreto. Gli operatori segnalano che la complessità delle regole di ammissibilità agli incentivi e la lentezza dei processi amministrativi riducono l’efficacia delle misure previste.

In aggiunta, l’assenza di sussidi diretti comparabili a quelli di altri attori globali potrebbe tradursi in un aumento dei costi unitari. I costruttori avvertono che senza sostegno finanziario e infrastrutturale adeguato la competitività dei prezzi sul mercato internazionale rischia di deteriorarsi. Il prossimo passo resta la definizione dei decreti di attuazione, da cui dipenderà la valutazione dell’impatto economico reale.

Impatto sui prezzi e sulla filiera

A valle della definizione dei decreti di attuazione, i produttori potrebbero affrontare un aumento dei costi di produzione. Tale incremento deriverebbe dall’uso di input energetici più costosi e da una catena di approvvigionamento meno efficiente rispetto a competitor che beneficiano di sussidi o forniture a basso costo.

Se tali oneri non saranno compensati da economie di scala o da misure pubbliche mirate, le aziende europee rischiano di perdere quote di mercato a vantaggio di operatori asiatici o nordamericani. La portata dell’effetto dipenderà dalle scelte regolatorie e dallo sviluppo delle politiche industriali e di sostegno.

Condizioni indispensabili per rendere l’atto efficace

Perché l’Industrial Accelerator Act produca effetti concreti, l’ACEA chiede un pacchetto di misure integrate. La richiesta riguarda in primo luogo la sicurezza degli approvvigionamenti, essenziale per la continuità produttiva delle batterie.

Serve garantire l’accesso a risorse critiche come il litio e il cobalto mediante accordi strategici internazionali. Parallelamente, è necessaria una politica energetica che riduca il costo dell’energia per le industrie ad alta intensità elettrica, al fine di rendere sostenibili le linee di produzione locali.

Queste misure mirano a contenere i rischi di interruzione della filiera e a limitare l’incremento dei costi per i produttori coinvolti nella transizione.

Neutralità tecnologica e infrastrutture

In continuità con le richieste precedenti, l’associazione dei costruttori ribadisce il principio della neutralità tecnologica. Non tutti i percorsi di decarbonizzazione devono puntare esclusivamente sulle batterie, sostiene l’associazione. Il sostegno a una pluralità di soluzioni, compresi l’idrogeno e l’ibrido avanzato dove pertinenti, può favorire l’innovazione e tutelare la scelta dei consumatori.

Parallelamente, l’associazione sollecita un piano coordinato per la diffusione capillare di una rete di ricarica uniforme in tutti gli Stati membri. Una copertura omogenea è necessaria per stimolare la domanda e giustificare gli investimenti industriali. Sul fronte regolatorio, le imprese indicano la necessità di coordinamento normativo e strumenti finanziari mirati; è atteso un confronto tra istituzioni europee e settore industriale per definire misure concrete.

In continuità con il confronto istituzionale annunciato, l’etichetta Made in UE va considerata come uno strumento, non come una soluzione autonoma. Made in UE indica una certificazione di origine della produzione, ma da sola non modifica i costi di filiera né garantisce accesso a materie prime strategiche. Per tradurre l’iniziativa politica in vantaggio competitivo servono investimenti pubblici e privati mirati, accordi internazionali sulle risorse critiche, politiche energetiche stabili e una rete infrastrutturale sincronizzata con la produzione. Solo un pacchetto coordinato di misure potrà permettere all’industria europea di competere effettivamente con Cina e Stati Uniti, evitando che la tutela della produzione resti unicamente simbolica. È previsto nei prossimi mesi un tavolo tecnico tra istituzioni e imprese per dettagliare strumenti finanziari e norme attuative.

Scritto da Max Torriani