La stagione 12 di Formula E ha regalato uno dei finali più avvincenti della storia della serie elettrica. Il doppio round di Londra ha visto Pascal Wehrlein, pilota tedesco della Porsche, laurearsi campione del mondo dopo una battaglia intensa e strategica.
Wehrlein, trentunenne, ha dominato il weekend di gare a Londra, conquistando la pole e la vittoria nella gara del sabato. Nella seconda gara, domenica, ha dovuto affrontare una marcatura serrata da parte di Antonio Felix da Costa della Jaguar, che ha cercato di rallentarlo per massimizzare le speranze di titolo del compagno di box Mitch Evans.
Un titolo ipotecato già sabato
Alla vigilia dell’E-prix di Londra, Jake Dennis della Andretti era in testa alla classifica con 146 punti, due lunghezze di vantaggio su Evans e cinque su Wehrlein. Il pilota della Porsche ha annullato il gap già nelle qualifiche, conquistando la pole e vincendo la gara del sabato con oltre 5 secondi di vantaggio su Dennis. Questo risultato ha ribaltato la classifica, portando Wehrlein in testa con 169 punti, cinque in più di Dennis e ventuno in più di Evans.
Nelle qualifiche del secondo giorno, domenica, Wehrlein ha ottenuto il terzo posto, mentre Evans è arrivato quinto e Dennis sedicesimo. Questo ha ulteriormente ridotto le chance di titolo per i suoi avversari.
La marcatura asfissiante di Da Costa
Nella gara della domenica, la Jaguar ha tentato il tutto per tutto, facendo attivare subito il primo Attack Mode a Da Costa per rallentare Wehrlein. Il portoghese ha reso la vita difficile al tedesco, vanificando quasi del tutto il primo Attack Mode di Wehrlein. La battaglia ha avuto un momento topico al giro 27, quando una manovra azzardata di Da Costa ha permesso a Dennis di passare Wehrlein, che è scivolato in dodicesima posizione.
Al giro 31, un contatto alla curva 16 con la Envision di Joel Eriksson ha fatto perdere ulteriore terreno a Wehrlein, spingendolo definitivamente fuori dalla zona punti. Anche la monoposto di Dennis ha riportato danni che lo hanno estromesso dai giochi per il titolo. Evans, quarto al momento, avrebbe avuto bisogno di una vittoria per conquistare il titolo, ma non è riuscito a colmare il distacco dai primi tre.
Il ‘Bis’ iridato di Wehrlein
Pascal Wehrlein ha tagliato il traguardo dell’ultima gara stagionale fuori dalla zona punti, ma quanto fatto in precedenza gli ha permesso di riprendersi lo scettro della Formula E che già aveva fatto suo nella stagione 10. Il campione tedesco ha chiuso la stagione con tre vittorie e quattro pole position, diventando il secondo pilota a vantare due titoli in questo campionato dopo Jean-Eric Vergne.
“Quest’anno, per la seconda volta, siamo arrivati al gran finale di Londra con la consapevolezza di avere il nostro destino tra le nostre mani”, ha spiegato Wehrlein. “Non eravamo nella miglior posizione possibile, ma sapevamo che, se avessimo fatto bene il nostro lavoro, se avessimo performato meglio degli altri, avremmo potuto farcela.”
Il lavoro del team Porsche
Wehrlein ha illustrato come lui e il team Porsche Formula E siano riusciti a ribaltare la situazione nella capitale britannica: “La differenza l’ha fatta il modo in cui abbiamo approcciato il weekend e l’essere riusciti a ottenere risultati sotto pressione. Nelle sessioni di libere siamo sempre stati nei primi tre, nelle prime qualifiche abbiamo fatto la pole e nelle seconde abbiamo conquistato il terzo posto.”
“Essere competitivi in qualifica costituisce sempre le fondamenta di una buona gara, specialmente su un tracciato come quello di Londra. E anche Nico (Müller) è stato fantastico nel weekend, davvero velocissimo. Direi che il team ha fatto esattamente quello che avrebbe dovuto fare fino al via delle due gare, e questo ci ha permesso di trovarci in una posizione migliore rispetto ai nostri avversari.”
Il contatto alla curva 16
La marcatura di Da Costa ai suoi danni è stata particolarmente stretta, ma Wehrlein è riuscito a difendersi con diligenza: “È chiaro che l’intenzione era quella di tenermi fuori dalla zona punti, il che è pure successo visto che non sono arrivato nella top 10. Sapevo che non avrei dovuto lottare con Antonio per tutta la gara, ma che avrei dovuto invece rimanere in corsa evitando di danneggiare l’ala anteriore, o di andare a muro o cose del genere.”
“Sapevo bene in che posizione era Jake Dennis e sapevo che sarebbe dovuto arrivare qualche posizione davanti a me per sperare nel titolo. La situazione quindi non era difficile in quel momento, ma sapevo bene che sarebbe stato meglio stare davanti ad Antonio piuttosto che dietro, e stavo giusto aspettando il momento buono per superarlo. E così ci ho provato alla curva 16, ma c’è stato un contatto e sfortunatamente anche Joel Eriksson è rimasto coinvolto.”
Nessun chiarimento con Da Costa
Nel dopo gara, Wehrlein era apparso piuttosto irritato nei confronti di Da Costa, ma il poco tempo trascorso dal loro duello gli ha permesso di raffreddare i suoi bollenti spiriti: “No, non ho parlato con Antonio dopo la gara, ma va bene così: ero troppo impegnato a festeggiare. Sì, ci sarebbe stato sicuramente molto di cui parlare, riguardo a quella gara e all’intero weekend, ma credo che l’aver vinto il titolo sia già qualcosa che parla da sé.”
“Alla fine abbiamo avuto la meglio, con tanta felicità e soddisfazione da parte nostra. È stato un anno intenso per il team non solo per la battaglia in campionato, ma anche perché, parallelamente, è stato portato avanti lo sviluppo della nuova macchina Gen4. Per questo molti membri del team hanno avuto un carico di lavoro doppio rispetto al solito. E per questo, forse, è stata anche la stagione più dura di sempre per la squadra. A loro va il mio «grazie» più grande.”
Strategia concordata con il team
Wehrlein ha sottolineato l’importanza cruciale del muretto Porsche nel modellare la sua strategia nella seconda gara londinese: “Durante la corsa sono sempre stato informato sulla posizione in pista dei miei rivali per il titolo. Ovviamente ho anche visto Evans con i miei occhi quando mi ha superato, ma sapevo che avrebbe dovuto vincere la gara per puntare al titolo, caso in cui io avrei dovuto finire non oltre l’ottavo posto.”
“E con Dennis partito 16°, sapevo che gli sarebbe servito molto tempo per raggiungermi. Abbiamo sempre fatto i nostri calcoli e solo in un momento le cose si sono fatte un po’ preoccupanti, ovvero quando sono uscito dalla zona punti ed Evans era ottavo. A quel punto sapevo di dover rientrare in zona punti e finalmente sono riuscito a superare Antonio, prima dell’incidente alla curva 16.”
Un titolo gratificante
In merito alle diverse sensazioni legate alla conquista del primo e del secondo titolo, Wehrlein ha osservato: “Il primo titolo è sempre speciale, perché c’è un qualcosa di particolare quando si passa da zero titoli mondiali a uno. La sensazione non è la stessa quando si passa da uno a due titoli, perché non è più un qualcosa di nuovo.”
“Tuttavia, visto il modo in cui si è sviluppata questa stagione, direi che questo mio secondo titolo è più gratificante del primo. E ci sono dei motivi ben precisi per questo. È stata un’annata di alti e bassi, a cui siamo arrivati dopo una stagione in cui abbiamo avuto grossi problemi di degrado degli pneumatici. Quest’anno siamo migliorati molto sotto questo aspetto, specialmente in qualifica, e questo ci ha permesso di tornare a lottare per il titolo.”
“L’anno scorso Oliver (Rowland) ci ha staccato tutti in classifica, era molto più avanti di tutti noi, ed essere tornati così forti quest’anno è per noi motivo di grande soddisfazione. Sono molto orgoglioso del team.”
La crescita di Pascal Wehrlein
Proseguendo nella comparazione tra le sue due stagioni vincenti in Formula E, Wehrlein ha ribadito di sentirsi più competitivo oggi rispetto ad allora: “Penso sia giusto dire che sono più forte adesso rispetto a due anni fa. Ho maggior esperienza con la macchina e con il team, ma ho anche continuato a lavorare su me stesso per migliorare sempre di più.”
“Credo di essere migliorato in qualifica, nello sfruttamento delle gomme e anche nell’interazione con il team, per ottenere il massimo dalla vettura. Quindi direi che il nostro pacchetto complessivo di quest’anno è stato superiore a quello di due anni fa, ma la stessa cosa si può dire di alcuni dei nostri rivali.”
L’asso tedesco ha poi posto un accento sulle sue quattro pole stagionali, decisive nel permettergli di centrare l’ultimo titolo con le vetture Gen3 Evo: “Mi hanno fruttato 12 punti alla fine decisivi per il campionato, per questo sono dell’opinione che occorre guardare alla prestazione generale nei weekend piuttosto che alla sola gara.”
Una proposta per il futuro
Ritornando sull’epilogo della stagione appena conclusa e sulle polemiche a proposito dei giochi di squadra che l’hanno caratterizzata, Wehrlein ha risposto con un’interessante considerazione: “Secondo me l’ultimo round dell’anno, o l’ultimo weekend, si dovrebbe correre su un circuito tradizionale o comunque più grande di quello di Londra, in modo da neutralizzare questo tipo di giochi di squadra.”
“Ma il tracciato di Londra, per sua natura, si presta molto a questo tipo di manovre. E lo abbiamo visto in entrambe le gare. Non è la prima volta che questo genere di cose accadono in Formula E, ci sono piste come Monte Carlo dove è più difficile superare e dove, “
“Lo abbiamo fatto anche noi a Londra, dove siamo stati bravi a metterci in quelle condizioni già dalle qualifiche e dove, in fin dei conti, abbiamo fatto meglio degli altri.”
