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La Jensen Interceptor è un nome che rievoca memorie nel mondo delle auto sportive, ma non tutti conoscono a fondo la sua storia. Presentata per la prima volta 60 anni fa dalla casa britannica Jensen, questa vettura ha segnato un’epoca e ha lasciato un segno indelebile nel settore automobilistico. Nel 2026, è prevista l’uscita di un nuovo modello ispirato a questa storica gran turismo, rendendo opportuno esplorare le sue origini e il suo sviluppo.
Le origini del nome e la sua evoluzione
Il termine Interceptor, che significa “caccia intercettore”, è stato già utilizzato nel 1950 per un modello precedente, oggi noto come Early Interceptor. La nuova versione, lanciata nel 1966, non solo ha rappresentato un importante passo avanti per la Jensen, ma ha anche fornito la base per altri modelli iconici, come la Jensen FF, una delle prime auto con trazione integrale, e la potente Jensen SP.
La nascita di una leggenda
Jensen Motors iniziò la sua avventura come carrozzeria britannica, realizzando lavori su commissione per marchi rinomati. Negli anni ’50, la casa si dedicava principalmente alla produzione di carrozzerie per l’Austin-Healey, mentre nel contempo sviluppava piccole serie di auto sportive a marchio Jensen, utilizzando componenti di serie. La Jensen C-V8, un coupé di lusso con motore Chrysler V8, rappresentava il loro prodotto di punta, ma non riuscì ad avere il successo sperato, in parte a causa di un design ritenuto obsoleto.
Nel 1964, l’azienda iniziò a progettare un nuovo modello che potesse sostituire la C-V8. Dopo un periodo di incertezze e conflitti interni, nacque la Jensen Interceptor. Il fondamentale contributo dell’ingegnere Kevin Beattie, che divenne direttore tecnico, fu cruciale per guidare lo sviluppo della vettura.
Il design e le caratteristiche tecniche
Il progetto della Jensen Interceptor partì dall’idea di creare un’auto che potesse competere con i marchi più prestigiosi del settore, come Aston Martin. Per il design esterno, l’azienda si affidò alla Carrozzeria Touring di Milano, mentre altre importanti carrozzerie come Vignale e Ghia presentarono i loro bozzetti. Nonostante il dissenso dei fondatori, il progetto di Touring fu scelto, portando alla realizzazione del primo prototipo, presentato nel 1966 al Motor Show di Earls Court.
Le varianti e le specifiche tecniche
La produzione della Jensen Interceptor iniziò nel 1966 e si protrasse fino al 1976, con un totale di circa 7.200 esemplari realizzati in tre serie differenti. Ogni serie apportò significative modifiche, come l’introduzione di paraurti più alti e di cerchi in lega. La prima versione non disponeva di servosterzo e presentava un design più semplice, mentre la seconda serie, lanciata nel 1969, aggiornò la calandra e migliorò il comfort generale.
Le motorizzazioni della Interceptor sono sempre state basate su motori V8 Chrysler, partendo da un 6,3 litri con 325 CV fino ad arrivare a un 7,2 litri da 285 CV. La vettura era principalmente dotata di un cambio automatico TorqueFlite a tre velocità, mentre la versione manuale rimaneva piuttosto rara. La cabriolet, lanciata nel 1974, si distinse per il suo tetto idraulico e si rivolse principalmente al mercato statunitense, con una produzione limitata.
Il declino e l’eredità della Jensen Interceptor
Nonostante il suo successo iniziale, la Jensen Interceptor affrontò diverse difficoltà economiche, soprattutto dopo la crisi del settore automobilistico e la cessazione della produzione di Austin-Healey. Nel 1975, l’azienda dichiarò bancarotta e chiuse definitivamente i battenti nel 1976. L’imprenditore Kjell Qvale, che aveva rilevato la società, non riuscì a lanciare un nuovo modello erede, segnando così la fine di un’era per Jensen.
Oggi, la Jensen Interceptor rimane un simbolo di eleganza e potenza, ammirata dai collezionisti e dagli appassionati di auto storiche. Con l’attesa per il nuovo modello prevista nel 2026, l’eredità di questo classico continua a vivere, promettendo di affascinare nuove generazioni di automobilisti.

