La cittadina di Cerreto d’Esi si prepara a ospitare una delle manifestazioni più importanti del 2026. Martedì 13 settembre, lavoratori Electrolux provenienti da tutta Italia convergeranno nello stabilimento marchigiano per protestare contro la decisione della multinazionale svedese di chiudere il sito, mettendo a rischio 170 posti di lavoro. La protesta, organizzata dai sindacati, ha attirato l’attenzione di istituzioni locali e nazionali, che si stanno mobilitando per garantire sicurezza e ordine durante l’evento.
La manifestazione rappresenta un momento cruciale non solo per i lavoratori di Cerreto d’Esi, ma per l’intero settore industriale italiano. La chiusura dello stabilimento fa parte di un piano più ampio che prevede 1.450 esuberi a livello nazionale, un colpo durissimo per l’occupazione e la produzione locale. La vertenza ha scatenato reazioni a catena, con sindacati, politici e istituzioni che chiedono un intervento deciso per salvare i posti di lavoro e rilanciare l’industria.
L’organizzazione della manifestazione: sicurezza e viabilità
L’Amministrazione comunale di Cerreto d’Esi ha avviato una macchina organizzativa senza precedenti per garantire che la manifestazione si svolga in modo sicuro e ordinato. Il sindaco, David Grillini, ha sottolineato l’importanza di tutelare sia i manifestanti che i cittadini locali, coordinando le forze dell’ordine, la Protezione civile e i volontari. «Stiamo affrontando questo momento con grande senso di responsabilità», ha dichiarato Grillini, «perché dietro questo sciopero non c’è solo una vertenza aziendale, ma la preoccupazione concreta di 170 lavoratori e di un intero territorio».
La gestione dei flussi di traffico e delle aree interessate dalla manifestazione è stata pianificata nei minimi dettagli, con incontri tra le autorità locali e la Prefettura. Anche i sindaci di Fabriano e Cerreto d’Esi hanno partecipato a un tavolo dedicato alla sicurezza, dimostrando la rilevanza nazionale della protesta. Inoltre, il consiglio regionale previsto per martedì è stato rimandato per permettere ai rappresentanti istituzionali di partecipare all’evento.
La posizione dei sindacati e delle istituzioni
La protesta a Cerreto d’Esi è solo l’inizio di una battaglia più ampia. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno organizzato la mobilitazione nazionale, unendo le forze dei lavoratori degli stabilimenti Electrolux di tutta Italia. «Cerreto non è un caso isolato», ha dichiarato una rappresentante sindacale, «ma un simbolo della lotta per il futuro dell’industria italiana. Non accetteremo licenziamenti e chiusure senza una prospettiva alternativa».
Anche le istituzioni regionali si sono schierate al fianco dei lavoratori. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore al Lavoro, Giovanni Paglia, hanno espresso solidarietà totale alle maestranze in sciopero, chiedendo al Governo un intervento deciso. «Non è accettabile che l’Italia perda la propria industria, una fabbrica alla volta», ha dichiarato de Pascale, sottolineando la necessità di un piano industriale credibile che garantisca investimenti e continuità produttiva.
Il consigliere regionale del Partito Democratico, Daniele Valbonesi, ha bollato il piano di Electrolux come «inaccettabile», sollecitando un impegno chiaro del Governo. «Occorre un’opposizione dura a questo piano», ha affermato, «e aprire un vero confronto per salvare i posti di lavoro e rilanciare l’economia locale».
La voce dei lavoratori: un futuro incerto
Per i lavoratori di Cerreto d’Esi, la manifestazione rappresenta l’ultima speranza di salvare i propri posti di lavoro. «In un mondo normale noi avremmo un futuro», ha dichiarato un rappresentante delle Rsu di Cerreto, La chiusura dello stabilimento non solo metterebbe a rischio 170 posti di lavoro, ma avrebbe un impatto devastante sull’indotto e sull’economia locale.
I sindacati hanno ribadito la necessità di un piano industriale alternativo con investimenti e nuove produzioni che garantiscano la continuità occupazionale. «Non accetteremo compromessi», ha dichiarato una rappresentante sindacale, «e continueremo a lottare fino a quando Electrolux non ritirerà il suo piano di licenziamenti».
La manifestazione di Cerreto d’Esi è solo l’inizio di una battaglia che coinvolge l’intero Paese. L’esito di questa protesta potrebbe segnare il futuro dell’industria italiana e la capacità delle istituzioni di tutelare i lavoratori di fronte alle scelte delle multinazionali.








