Corse solo donne di Uber: la funzione Women Preferences tra sicurezza e accuse di discriminazione

Uber attiva corse per sole donne in più di 40 Paesi: ecco funzione, limiti e reazioni degli autisti

Il mondo del ride‑hailing è tornato al centro del dibattito pubblico con l’introduzione da parte di Uber di una nuova funzione pensata per le utenti di sesso femminile. L’opzione, denominata Women Preferences, è stata resa disponibile a livello internazionale a partire dal 9 marzo 2026 in oltre 40 Paesi e in alcune aree consente sia alle autiste sia alle passeggere di scegliere corse con persone dello stesso sesso.

La novità arriva dopo un percorso iniziato nel 2026 con un progetto pilota in alcune città statunitensi: ora la funzione è attiva in mercati selezionati e in sette Paesi, tra cui gli Stati Uniti, Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Brasile e Arabia Saudita, può essere utilizzata sia dalle guidatrici sia dalle clienti. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è aumentare la sensazione di sicurezza durante il viaggio, ma l’iniziativa ha anche sollevato questioni legali e polemiche tra gli autisti maschi.

Come funziona l’opzione

Dal punto di vista pratico, Women Preferences offre tre possibilità: selezionare al momento della prenotazione la voce autiste donne, programmare in anticipo una corsa con una conducente donna o impostare una preferenza permanente nella propria app. Uber precisa però che la disponibilità della funzione dipende dalla presenza reale di autiste nelle vicinanze: la copertura non è garantita in ogni area e l’azienda mette in guardia gli utenti sul fatto che le guidatrici rappresentano una quota inferiore del totale, per esempio a San Francisco sono circa un quinto del parco autisti.

Copertura e limiti operativi

La limitazione operativa è centrale: ove le autiste siano poche, la funzione può restare disattiva o ritardare l’evasione delle richieste. Questo aspetto tecnico fa emergere la distinzione tra scelta dell’utente e capacità logistica della piattaforma, perché una preferenza espressa non equivale a una garanzia di servizio. Allo stesso tempo, Uber mette in evidenza che non sempre sarà possibile soddisfare la preferenza e invita a considerare alternative quando la copertura locale è insufficiente.

Perché è stata introdotta e quali sono i rischi legali

La motivazione ufficiale è la tutela della sicurezza: negli anni le segnalazioni di molestie, aggressioni e comportamenti inappropriati durante le corse hanno obbligato le piattaforme a ripensare strumenti e policy. Uber è coinvolta in oltre 2.000 cause legali che riguardano episodi denunciati da passeggeri o autisti e, di recente, un tribunale statunitense ha condannato la società a risarcire con 8,5 milioni di dollari una donna che sosteneva di essere stata violentata da un conducente del network; decisione contro cui Uber ha annunciato ricorso. In questo quadro, la funzione può avere anche una valenza difensiva per l’azienda.

Le contestazioni: discriminazione o tutela?

Nonostante le buone intenzioni dichiarate, parte degli autisti maschi in California ha reagito con durezza, sostenendo che la novità costituisca una forma di discriminazione. Il riferimento normativo invocato è l’Unruh Act del 1959, che vieta alle attività commerciali di discriminare in base al sesso, tra gli altri criteri. I contrari temono che l’opzione favorisca economicamente le colleghi donne, concedendo loro un accesso privilegiato a una fascia più ampia di clientela e alterando la concorrenza tra driver.

Dibattito pubblico e prospettive

Il confronto resta aperto: da un lato c’è la necessità di rispondere a numerose denunce e di aumentare la protezione percepita dalle donne che usano il servizio; dall’altro ci sono i limiti normativi e le ragioni degli autisti che temono effetti discriminatori. Esperienze simili in passato, come una funzione analoga lanciata da Lyft nel 2026, hanno già mostrato come queste iniziative possano generare sia apprezzamento sia contenziosi. In Italia la funzione non è attiva, mentre l’app propone altre misure di sicurezza come la condivisione del tragitto e notifiche in caso di deviazioni.

In prospettiva, il risultato dipenderà dall’evoluzione delle normative locali e dalle decisioni giudiziarie: se i tribunali confermeranno la necessità di tutela differenziata per motivi di sicurezza, le piattaforme potrebbero consolidare strumenti simili; se invece prevalessero le contestazioni sulla base di leggi anti‑discriminazione, le aziende dovranno ripensare il design delle opzioni per trovare un equilibrio tra sicurezza e pari trattamento.

Scritto da Chiara Ferrari